Dopo esser stata vittima della speculazione finanziaria, la Grecia potrebbe provare a ripagare gli investitori con la stessa moneta. Atene starebbe infatti studiando la possibilità di riacquistare il suo debito sul mercato, dove viene scambiato a prezzi molto bassi. L’idea è stata prospettata da Joerg Asmussen, il membro esecutivo tedesco della Bce, in una intervista alla Sueddeutsche Zeitung. Atene, per esempio, potrebbe riacquistare a un prezzo di 30 i suoi titoli decennali, che ha emesso a un prezzo nominale di 100 e che dovrebbe rimborsare fra dieci anni a 100. L’operazione comporterebbe una riduzione del debito nell’ordine del 70% ma senza nessuna ristrutturazione o default parziale. Il riacquisto del debito (o delle azioni) è un’operazione molto comune.

A Piazza Affari, per esempio, molte società sono state quotate a prezzi esorbitanti, per poi essere delistate pochi anni dopo dalle stesse persone che le avevano portate in Borsa. A sostenere Atene in questa operazione sarebbe il fondo Esm che le presterebbe i soldi necessari. “Al momento è prevedibile che l’indebitamento greco resterà ben superiore al 120% del Pil, che era il target originario, anche nel 2020 – ha dichiarato Asmussen a margine dei lavori dell’Fmi a Tokyo – Quindi occorre considerare elementi che rendano possibile raggiungere questo obiettivo, e riacquistare il debito sarebbe una possibilità”. Asmussen non ha però voluto rivelare i dettagli del piano, che era già stato ipotizzato all’inizio di quest’anno ma a cui era stata poi preferita la ristrutturazione del debito.

Il buy back deve però fare i conti con il buon momento dei governativi greci, il cui valore è raddoppiato negli ultimi tre mesi (stiamo sempre parlando del decennale). Ieri il rendimento del titolo che scadrà nel 2022 (17,4%) è sceso ai minimi dall’agosto 2011. Maggiore sarà il recupero nei prossimi mesi dei governativi greci, minore sarà il beneficio di un buy back per Atene. Per l’Italia, per esempio, un buy back è di scarso interesse sia perché il valore dei Btp in qualche modo tiene, sia perché dovrebbe prima far richiesta di aiuto a Bruxelles per ottenere il sostegno dell’Esm. Le obbligazioni greche sono finite già da alcuni mesi nel mirino degli hedge fund. Fra questi, il fondo americano Third Point è già riuscito a portare a casa grosse plusvalenze. Il nuovo balletto di dichiarazioni arrivato anche ieri da Berlino e Bruxelles non è riuscito a raffreddare gli investitori. La Germania ha escluso la possibilità di un’ulteriore ristrutturazione del debito, ha invitato Atene a rispettare i tempi previsti dai piani di risanamento ed ha confermato la sua convinzione che la Grecia debba rimanere nella zona euro.

Da Bruxelles è invece trapelato che nelle conclusioni del vertice Ue di giovedì e venerdì prossimi ci sarà una indicazione politica sugli sforzi compiuti per il consolidamento di bilancio e le riforme economiche, ma i risultati dell’analisi della Troika saranno discussi dai ministri finanziari dell’eurozona, ovvero dall’Eurogruppo. Questo significa che questo fine settimana non saranno prese decisioni né sulla tranche del prestito (31,5 miliardi) né sulla concessione di maggiore tempo ad Atene per raggiungere gli obiettivi di bilancio (fino al 2016). L’Eurogruppo aveva dato tempo ad Atene fino al 18 ottobre per mettere in atto le misure per fronteggiare i ritardi rispetto alla tabella di marcia.