E’ un colosso mondiale: fatturato da 900 milioni di euro, settemila dipendenti, una storia centenaria e un portafoglio lavori da oltre 3 miliardi di euro. Eppure Cmc non ha mai avuto tanti nemici. Una miriade di associazioni, gruppi politici e sigle si sono dati appuntamento a Ravenna per protestare contro la Cooperativa Muratori & Cementisti, che in città ha la sua sede storica. Una manifestazione nazionale che ha visto come protagonisti i No Tav della Val di Susa, che con Cmc hanno a che fare ogni giorno, visto che l’azienda ha vinto l’appalto per lo scavo del tunnel geognostico della Torino-Lione.

Ma assieme a loro in piazza sono scesi a centinaia, dai 5 Stelle del Piemonte e dell’Emilia Romagna ai centri sociali, passando per gli anarchici e i No People Mover di Bologna. Non basta: ad arrivare a Ravenna anche gli attivisti che da tempo si oppongono all’Expo milanese, i No Dal Molin di Vicenza, i Cobas e i siciliani che lottano contro la base militare americana di Niscemi. E poi le adesioni di chi non è venuto ma appoggio la manifestazione, da Don Gallo da Ivan Cicconi, che tanto ha scritto contro il sistema spesso malato delle grandi opere e degli appalti in project financing. Non potendo essere presente Cicconi ha mandato un messaggio personale ai manifestanti.

Ad accogliere il corteo una città blindata e spaventata. Tombini sigillati, centinaia di agenti in assetto anti sommossa, un elicottero a sorvegliare la manifestazione dall’alto, la questura che consiglia la chiusura dei negozi, l’allarme per possibili infiltrazioni di violenti. “E invece è stato un successo – spiega Samantha Comizzoli di Ravenna Punto a Capo – abbiamo organizzato questa manifestazione dal basso e le persone sono arrivate da tutto il paese, Sicilia e Sardegna incluse. E abbiamo dimostrato con il nostro corteo pacifico che quell’allarmismo era davvero senza senzo, e anche poco responsabile”.

“Ma noi non siamo solo contro la Cmc. Siamo contro un modello economico che divora il territorio e riempie tutto di cemento e grandi opere”. “Perché questa manifestazione? Perché non ci si può più riparare dietro la scusa del lavoro – spiega il torinese Massimo Bonato – Qualsiasi flusso di denaro, anche il più sporco, genera lavoro. Poi però bisogna vederne gli effetti. Cmc è entrata in appalti dannosi per l’ambiente e le persone. In Val di Susa c’è un’intera comunità che non li vuole”. “Hanno tradito i valori della cooperazione – ha rincarato la dose Comizzoli – Da anni ci battiamo contro l’Alta Velocità. E’ ora di chiamare in causa chi materialmente fa gli scavi e cementifica le valli”.

Parole durissime, ma dopo tutto il volantino distribuito ai manifestanti è ancora più chiaro: “Contro i devastatori della terra. Dalla Valle di Susa, passando per il Mugello, arrivando fino in Sicilia i grandi affaristi violentano la terra cementificando, perforando, scavando e inquinando. Calpestano la possibilità di una vita libera, felice e condivisa, sacrificandola alle logiche di poteri forti che muovono fili invisibili per asservirci ai loro scopi: i loro profitti, quelli che non bastano mai. Fra i responsabili spiccano Impregilo, Eni, Todini e non ultima la Cmc di Ravenna”.

Questi i manifestanti. Dall’altra parte della barricata i partiti, a cominciare dal Pd locale, che nei suoi comunicati parla di “protesta ingiusta e errata”, e esprime solidarietà ai “lavoratori e i dirigenti della cooperativa che, in un periodo di crisi grave e profonda come questo, garantisce lavoro e occupazione”. Posizione ribadita anche dal sindaco di Ravenna. “E’ un’assurdità manifestare contro un’impresa come Cmc, grande cooperativa del territorio che crea lavoro e ricchezza diffusa per la nostra comunità. Chiedo ai ravennati di non partecipare”. Anche Rifondazione, che pure continua a dichiarasi contraria all’alta velocità, non condivide la scelta anti Cmc. E così pure l’Anpi, che giudica la manifestazione di oggi “sbagliata, fuori luogo e offensiva”. Insomma tra i manifestanti e il centrosinistra una distanza abissale. 

Arrivati di fronte alla sede della Cmc i manifestanti hanno sistemato delle piantine e dei fiori, poi hanno lanciato semi. “È questo quello che vogliamo, non cemento e distruzione”. Nessuna tensione con gli agenti schierati in forze a difesa della cooperativa finché un piccolo gruppo di manifestanti ha lanciato un fumogeno in direzione di alcuni carabinieri, poi ancora un paio di grossi petardi. In un attimo gli agenti hanno messo mano a scudi e manganelli. L’intervento di alcuni no tav valsusini ha riportato la tranquillità. Il corteo è ripartito a ritmo di musica e cantando Bella ciao.