”Spero che Monti stia in carica per sempre”. L’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, si dichiara un grande estimatore dell’attuale premier: “E’ stato ingaggiato per risolvere questo pasticcio e non sarà facile né breve. Il debito pubblico – ha spiegato il numero uno della Fiat intervenendo all’annuale conferenza della Camera di Commercio italiana a Londra – non è stato accumulato tra 2011 e 2012, ma da decenni di mala gestione della cosa pubblica“. 

Intanto, secondo l’agenzia Bloomberg, Fiat ha raggiunto l’accordo per costruire uno stabilimento nei pressi di San Pietroburgo e rafforzarsi in un mercato, quello russo, che registra tassi di crescita a due cifre. Il gruppo guidato da Marchionne, sotto pressione in patria a causa dei rischi di disimpegno dal nostro Paese, finalizzerà l’intesa per il nuovo sito produttivo entro la fine dell’anno. “E’ un progetto cui tengo molto – ha detto l’ad da Londra in merito all’indiscrezione – Siamo ancora in trattativa”. E in Italia?  ”Sono italiano. Amo l’Italia, ma non voglio tornare alla Fiat del 2004 – ha spiegato il manager italo-canadese – Stavamo per fallire, ricordiamoci del General motor ci ha pagato 2 miliardi per non comprarci”. Inoltre, ”alla Fiat stimiamo che il nostro brand in Europa perderà 700 milioni quest’anno”.

Marchionne è infine tornato sulla polemica che due giorni fa lo ha visto protagonista di un diverbio con il sindaco di Firenze Matteo Renzi definito “la brutta copia di Obama”. Quelle su Firenze (chiamata “piccola, povera città”) sono frasi prese “fuori contesto”, ha precisato il manager citando il pensiero del matematico e filosofo inglese Alfred Whitehead. “Per rendere giustizia all’importanza e alla grandezza di Firenze mi ci vorrebbe tutta la giornata e non i 15 minuti che oggi ho a disposizione”.

”La Fiat ha annunciato che non farà investimenti in Italia per due anni, e noi corriamo il rischio di dover raccogliere le nostre macerie”, ha commentato Maurizio Landini, segretario generale di Fiom, all’assemblea nazionale di Modena. “Se la Fiat è quello che è, e lo è da 110 anni, è anche grazie al contributo dei lavoratori, dello Stato, di tutti i cittadini. Non si può pensare – ha proseguito Landini – che adesso arriva un fenomeno a spiegarci che non si possono più fare auto qui. Si facevano prima di Marchionne e si possono continuare a fare dopo. Non è accettabile che non si facciano più mettendo a repentaglio competenze e conoscenze. Le forze politiche dicano a Marchionne di smetterla di non investire e di non rispettare le leggi del nostro Paese”.