Preferenze o collegi uninominali? E’ l’ultimo dilemma rimasto sul tavolo della trattativa tra Pd e Pdl sulla legge elettorale e verrà sciolto domani, con un voto della commissione Affari Costituzionali del Senato. Non è un dilemma di poco conto. Della questione delle preferenze una parte del Pdl (gli ex An, per intendersi) hanno fatto una bandiera. E sulle preferenze si batte anche l’Udc, deciso a riportare “la scelta dei rappresentanti in mano agli elettori”. Ma ieri sera, durante le ultime battute di una discussione di fuoco in commissione Affari Costituzionali del Senato, una parte del Pdl si è sganciata cominciando una raccolta di firme (non ancora conclusa) per chiedere al segretario Alfano e allo stesso Berlusconi di gettare alle ortiche le preferenze “che sono alla base del malcostume politico a cui stiamo assistendo”. Non a caso, commentava ieri un senatore pidiellino di stretta osservanza, “Franco Fiorito era anche conosciuto come mister preferenze… vogliamo continuare così?”.

La fronda nel Pdl, le resistenze nel Pd a raggiungere una mediazione ma, soprattutto, l’intransigenza dei colonnelli del Pdl che vogliono avvicinare l’Udc hanno quindi reso impossibile un accordo su un testo unico. E stanno rendendo particolarmente complicata l’intera partita. Comunque, sono stati depositati due testi – relatori Lucio Malan (Pdl) ed Enzo Bianco (Pd) – identici in tutto (proporzionale con premio alla coalizione del 12,5% nazionale sia alla Camera che al Senato, sbarramento al 5%) tranne che nella modalità con cui restituire la scelta dei parlamentari agli elettori. La proposta del partito di Silvio Berlusconi opta per 2/3 dei seggi assegnati con le preferenze e 1/3 con le liste bloccate, quella dei democratici prevede i collegi uninominali e un terzo con il listino. Entrambe verranno messe ai voti e quella che otterrà la maggioranza dei presenti sarà adottata come testo base per la discussione. Servirà il numero legale, ha chiarito il presidente, Carlo Vizzini; in commissione ci sono 26 senatori, quindi – se tutti sono presenti – la maggioranza necessaria sarà di 14 voti. In caso di pareggio, il testo non passerà perché al Senato equivale a una bocciatura. Voterà anche il presidente della commissione.

La concitazione della giornata ha fatto registrare una salace battuta di Roberto Calderoli, padre prima del Porcellum, poi del Porcellinum, che ha trovato il modo di ribattezzare anche la nuova creatura che uscirà domani dal surreale voto della commissione: “C’e’ il vermicellum“, una legge elettorale che “striscia sotto terra e di cui tutti parlano ma nessuno ha visto niente”. E “quando spunterà la testa alla Camera – ha sostenuto il senatore leghista – temo che ci sarà gia’ il pesce a mangiarsela”.

Intanto, prosegue il nuovo psicodramma tutto interno al Pdl; la fronda, composta tra gli atri da Enrico La Loggia, Peppino Calderisi, Giuliano Cazzola, Antonio Martino e Stefania Prestigiacomo, è stata al centro di un vertice a palazzo Grazioli tra Berlusconi, La Russa, Gasparri e Verdini. “La prima Repubblica, scrivono i senatori – è morta di preferenze e queste solo in apparenza restituiscono all’elettore il diritto di decidere, presentando in realtà gravi e molteplici controindicazioni: il costo elevatissimo delle campagne elettorali individuali, inevitabile anticamera della corruzione (i tentativi di imporre limiti alle spese sono del tutto irrealistici e produrranno solo ulteriore malcostume), e l’influenza delle lobby e degli interessi particolari, più o meno leciti, che determina la scelta degli eletti (diffuso voto di scambio e concreto rischio di infiltrazioni della mafia e delle altre forme di criminalità organizzata)”.

A questo punto, però, sarà il voto della commissione, più che la moral suasion del Cavaliere, ad esprimere il verdetto sul testo che uscirà dal Senato. E, comunque, almeno a parere del presidente del Senato, non ci sono ancora i margini per andare in aula: “Dobbiamo aspettare un altro po”, ha detto ieri facendo trapelare un certo pessimismo sui tempi di chiusura di una delle partite politiche più importanti dei prossimi mesi.