Sarà l’edizione più bella. E non solo perché viene dopo il terremoto, ispirata idealmente alla rinascita di Ferrara. Ma perché la sesta edizione del Festival di Internazionale porterà nel capoluogo estense dal 5 al 7 ottobre una serie ancora più ricca di appuntamenti rispetto agli anni precedenti. Cala il numero degli ospiti, quasi un occhio di riguardo al portafogli, ma crescono gli appuntamenti per il pubblico di appassionati di giornalismo: 170 penne da tutto il mondo, 115 incontri, 38 paesi di provenienza divisi per quattro continenti.

“Sarà l’edizione più bella – ribadisce Chiara Nielsen, vicedirettore della rivista e curatrice del festival, oggi a Ferrara per la presentazione della tre giorni – perché anche per noi questo 2012 è un anno particolare. Vogliamo sicuramente esprimere tutta la vicinanza possibile alla città che ci accoglie da sei anni e che ha fatto nascere questa manifestazione, e partecipare con questa iniziativa alla ricostruzione post terremoto”.

L’edizione più bella allora partirà in pompa magna già domani mattina. Alle 10.30 verrà consegnato il Premio giornalistico Anna Politkovskaja a Carlos Dada, direttore di El Faro, El Salvador, minacciato per le sue inchieste su una trattativa segreta tra stato e criminalità organizzata nel paese.

Il festival prosegue con appuntamenti che si intrecciano e, purtroppo, spesso si accavallano fino a domenica. Seguendo quattro filoni principali. A cominciare dalla crisi come opportunità per un nuovo sviluppo. Il tema diventa anche il titolo dell’incontro tra le intellettuali ed economiste Jahati Ghosh e Mariana Mazzucato, previsto per venerdì alle 17 nel cortile del castello estense. Farà eco al dibattito l’antileader di Occupy Wall Street David Graeber, che sabato alle 20 in piazza Municipale risponderà alle domande del pubblico se denaro, anarchia, disuguaglianza e partecipazione. Il secondo filone contempla il mondo delle donne. Le loro idee e le loro rivoluzioni silenziose. A partire da quella di Gameela Ismail (giornalista egiziana), Manal Al Sharif (attivista saudita), Azadeh Moaveni (giornalista di origine iraniana) e Ghada Ghazal (ricercatrice e attivista siriana) che venerdì alle 16.30 racconteranno le loro esperienze all’interno del Cinema Apollo. Il rovesciamento degli stereotipi maschili sarà al centro invece del dibattito di domenica, ore 11, dal titolo “Nella gabbia dei maschi”, con Laurie Penny (giornalista di New Statesman), Gabriela Wiener (Marie Claire Spagna) e JoAnn Wypijewski (The Nation). Fuori dalla ‘gabbia’ ci sarà Gad Lerner, a introdurre e moderare.

Il terzo motivo conduttore della rassegna è il Medio Oriente, con uno sguardo particolare alla Siria. Di “Cosa succede a Damasco” si discuterà venerdì alle 14.30 al Cinema Apollo con Salam Kawakibi (Arab Reform Initiative), Jon Lee Anderson (The New Yorker) e Marc Saghie (Courrier International). In serata, alle 21, il caso Siria sarà al centro del dibattito tra Donatella La Ratta, esperta di media arabi, e Orwa Al Mokdad, scrittore siriano. Da una rivoluzione esplosa a una negata, quella del Bahrain, che verrà sviscerata alle 11 di sabato a Palazzo Tassoni. “Quando il silenzio uccide” è il titolo dell’incontro tra Maryam Al Khawaja (Bahrain center for human rights), Christopher Stokes (Msf Belgio), Kostas Moschochoritis (Msf Italia), che presentano le crisi umanitarie dimenticate dai media. Interviene anche Giulio Terzi, ministro degli Esteri.

L’ultimo filone riguarda il futuro dell’informazione e l’ondata dei social media che ha cambiato il mopdo di fare giornalismo. Di twitter et similia si discuterà venerdì alle 14.30 nel corso dell’appuntamento “Me l’ha detto l’uccellino”, con Sultan Al Qassemi (giornalista degli Emirati Arabi Uniti), Lee Marshall (giornalista britannico), Marina Petrillo (Radio Popolare), David Randall (Independent on Sunday), Luca Sofri (Il Post). Il problema connesso alla diffusione dei social e alle mani in cui finiscono invece sarà al centro della discussione “Giù le mani dalla rete” prevista sempre di venerdì, ore 18.30,  tra Mitchell Baker, presidente di Mozilla Foundation, e Geert Lovink, Università di Amsterdam. Sabato sera, invece, alle 21, nel teatro Comunale,  David Carr del New York Times e Alan Rusbridger del Guardian discutono di crisi della stampa e futuro dei giornali nel corso dell’appuntamento “Fermate le rotative!”.

Sempre sabato, spazio al divertimento con il dj set di Vinicio Capossela. Il cantautore di Camera a Sud si presenterà in piazza Municipale per dedicare alò pubblico ferrarese “Consolati dalle consolle”.

Tra le novità di quest’anno è anche il folto numero di collaborazioni locali che fanno cornice al palinsesto principale. Se a Ferrara molti appuntamenti vedranno come cornice il Museo archeologico nazionale di Spina e altre location rinascimentali, da Bologna arriva la proposta di CineAgenzia, che dopo il festival estense partirà per un tour attraverso l’Italia. Mondovisioni, rassegna di documentari proposta da Internazionale a Ferrara, propone otto nuovi lungometraggi in gran parte in anteprima per l’Italia, che affronteranno come d’abitudine per Internazionale e il festival temi legati all’attualità e alla politica, ai diritti umani e alla libertà di informazione, toccando in questa edizione paesi come Messico, Cina, Repubblica Centrafricana, Russia e Israele, e questioni scottanti come le scelte economiche e finanziarie della Comunità Europea, l’attivismo antagonista sul web, l’immigrazione e il diritto di asilo.

Info su: http://www.internazionale.it/festival/programma/ 

La foto è di Filippo Massellari