Niente campagna elettorale in seno al Pdl per Giulio Tremonti, che si affaccia alle politiche 2013 con la sua lista ‘Avanti insieme’ e ‘3L’. Sono questi i simboli che ha scelto per lanciare il suo ‘Manifesto’, con l’obiettivo di “essere in Parlamento con moltissimi giovani”, sapendo che “chi ha incarichi politici non deve guadagnare più di un precario” e poi, passata la “quarantena, dovrebbero esserci gli standard europei”. La corsa partirà sabato e domenica prossimi da Riccione, prima tappa di un percorso che si snoderà regione per regione, “in luoghi non convenzionali e non nazionali, come Milano e Roma“.

‘Avanti insieme’, accompagnato da una grande freccia che ricorda la copertina del suo libro ‘Uscita di sicurezza’, per richiamare, rispettivamente, il mondo socialista e quello cattolico, ovvero le “tradizioni politiche che hanno governato questo Paese per decenni”; mentre ‘3L’ sta per lista, lavoro, libertà: “Come dice la Scrittura, lavoro che dà il pane con il sudore sulle fronte e non con le speculazioni sui futures”. L’intenzione, spiega l’ex ministro dell’Economia, è quella di “portarli avanti tutti e due”, magari “arriverà qualcuno che ce ne dà un terzo migliore”. Ma a Tremonti sta a cuore naturalmente richiamare l’attenzione soprattutto sui contenuti del manifesto, “concreto quanto serve al Paese”, che inizierà ad essere discusso a Riccione: “Quattro pagine di sintesi, molto sul 2013, e un numero più ampio di pagine di riflessione ideologica e politica su quello che è successo e può succedere”.

Una presenza che va ad inserirsi in un contesto che vede “tre blocchi politici”: l’astensione, “un’area molto vasta”, che di solito diminuisce quando ci si avvicina alle elezioni, mentre “man mano che si va verso la Regione Lazio l’astensione sale”. Poi “i partiti vecchi e non i vecchi partiti”, quindi i “partiti nuovi”, fra i quali va annoverato il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che “non considero fuori dalla democrazia”, perché “è votato dagli italiani”. Una situazione che potrebbe portare alla Grande coalizione? “Non c’è nei numeri”, risponde Tremonti, ricordando che le percentuali che potrebbero ottenere i partiti che attualmente sostengono il governo rapportati ai votanti, possono portare una maggioranza in Parlamento che non corrisponde alla maggioranza nel Paese. E “grandi problemi non si governano con piccoli numeri. Nel 2006 fui mandato a chiedere a Prodi la grande coalizione, c’erano i numeri non c’era la volontà politica, adesso c’è una grande coalizione in vitro, molto artificiale, in futuro non ci sono i numeri. Non è che se sei minoranza nel Paese diventando maggioranza in Parlamento ti rafforzi con la legge elettorale, perché la legge elettorale è una fiction. La domanda di governo è alta non credo che la risposta di governo sia corrispondente”.

“Ci sono 40 proposte molto specifiche, prodotto di una lettura dei programmi stranieri, di riflessione su quello che succede in Italia. Ho letto il programma del ‘Piraten partei’, i programmi delle presidenziali francesi, materiali di preparazione dei congressi dei grandi partiti europei”. Anche se l’intenzione è quella di dibattere di “idee che si differenziano da altre idee”, perché “non è più tempo di divisioni anagrafiche” e “non si può discutere dei mobili mentre crolla la casa”. L’ex ministro non si dilunga di più sui contenuti del documento, rinviando al fine settimana di Riccione. Ma non si sottrae quando si tratta di intervenire sugli scenari politici futuri, che lo vedranno candidato, al contrario di Luca Cordero di Montezemolo, la cui storia “mi ricorda quella di Menenio Agrippa”. Nessuna “logica di rivincita” con Silvio Berlusconi, anche se, tiene a ribadire, “il Pdl si è allontanato da me”.