Il Parlamento di Ankara riunito a porte chiuse ha approvato la mozione presentata dal premier Recep Tayyip Erdogan ed ha autorizzato per un anno possibili operazioni militari turche in Siria. La Grande Assemblea ha dato luce verde a operazioni militari oltre il confine nazionale se il governo lo riterrà necessario all’indomani dell’esplosione di un proiettile di mortaio siriano nella cittadina di frontiera turca di Akcakale, che ha fatto cinque morti e nove feriti. Ankara ha risposto bombardando postazioni siriane. Nella mozione al parlamento Erdogan ha indicato che la crisi siriana “mette in pericolo la stabilità e la sicurezza nella regione” e mette a rischio la sicurezza nazionale della Turchia.  

“Sul piano della sicurezza il Consiglio di sicurezza dell’Onu è paralizzato e di conseguenza la comunità internazionale è impotente per quanto riguarda anche la possibilità di dispiegare una missione in Siria che noi italiani da tempo auspichiamo poter essere veramente incisiva e determinante per la cessazione delle violenza. Ma tutto questo non è possibile se il Consiglio di sicurezza Onu non funziona – sottolinea il ministro degli Esteri Giulio Terzisull’escalation della crisi tra Siria e Turchia. Capiamo il problema forte di sicurezza che avverte la Turchia in questa crisi”. Terzi ribadisce “la profonda preoccupazione” per quanto accadutoe “la solidarietà, molto stretta e sentita” dell’Italia “al governo e al popolo turco”, confermata anche dal rappresentante italiano alla Nato al consiglio d’urgenza dell’Alleanza Atlantica tenutosi ieri sera a Bruxelles in seguito all’aggravarsi della crisi tra Siria e Turchia. 

IL FATTO –  Un corpo di mortaio era stato sparato dalle truppe siriane al confine nella mattinata di ieri, facendo cinque vittime (tutte donne) e 13 feriti. Il colpo aveva colpito la cittadina frontaliera di Akcakale, nei pressi del valico di Tall Abyad, di recente conquistato dai ribelli siriani e ancora teatro di combattimenti tra questi e i governativi. Ankara aveva subito informato il segretario generale dell’OnuBan Ki-moon e la Nato, di cui la Turchia è membro. Il premier islamico nazionalista Erdogan aveva valutato per tutta la giornata la risposta da dare all’incidente, il più grave fra i due paesi da quando a fine giugno un caccia turco è stato abbattuto al largo delle coste siriane, portando i due Paesi molto vicini a uno scontro armato. 

LA REAZIONE TURCA – L’ufficio del premier turco Erdogan aveva fatto sapere che “la Turchia ha subito risposto all’attacco siriano con le sue forze armate nella zona di confine e l’artiglieria turca ha colpito obiettivi siriani individuati dai radar”.  Il bilancio dei bombardamenti che l’aviazione turca ha poi compiuto in piena notte nella regione Rasm al Ghazal, vicino alla città di Tal Abiad, al confine tra la Siria e la Turchia non non è stato reso noto dal governo di Bashar al-Assad. Secondo l’osservatorio siriano dei diritti dell’uomo però sono numerosi i soldati siriani uccisi. La Turchia aveva anche chiesto e ottenuto la convocazione di una riunione urgente della Nato. Il consiglio atlantico si è riunito ieri a Bruxelles per discutere della questione in base all’articolo 4 del Trattato dell’Alleanza che prevede l’obbligo di consultazioni tra alleati su richiesta di uno Stato membro che si senta minacciato da un’intervento esterno. Non si tratta quindi dell’articolo 5 che considera un attacco ad uno degli alleati come un attacco a tutta l’Alleanza, con conseguente risposta comune. 

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE – Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato il governo siriano a “rispettare pienamente l’integrità territoriale dei Paesi vicini”, e a “porre fine alla violenza contro la popolazione” e ribadisce come la militarizzazione del conflitto in Siria stia portando a “risultati tragici” per i civili nel Paese, ma anche producendo pericoli crescenti per i Paesi confinanti. E dalla Nato, per bocca del segretario generale Anders Fogh Rasmussen, è arrivata la “ferma condanna” dell’accaduto. L’Unione europea, per bocca del ‘ministro degli Esteri’ Catherine Ashton, ha espresso oggi la sua “forte condanna” nei confronti della Siria per la morte dei cinque civili turchi ma ha anche “invitato alla moderazione tutte le parti” coinvolte. La Ashton ha inoltre sollecitato “ancora una volta le autorità siriane a mettere fine immediatamente alla violenza e rispettare pienamente l’integrita’ territoriale e la sovranità di tutti i Paesi confinanti”. 

I membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu discuteranno oggi, giovedì, con l’ambasciatore turco alle Nazioni Unite sugli incidenti avvenuti al confine tra Siria e Turchia e sulle tensioni che ne stanno seguendo. Lo ha comunicato il presidente di turno dei Quindici. A difendere Damasco ci ha pensato uno dei pochi partner ancora rimasti, la Russia, che attraverso il suo ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha affermato che “il colpo di moratorio sparato in territorio turco è stato un ‘tragico incidente'”.