Riuscirà la vecchia guardia del Pd, a rendere un inferno le primarie di Matteo Renzi? Di sicuro, viste le ultime novità sulle regole che verranno imposte, ci sono proprio tutti gli ingredienti per rendere la vita un inferno agli elettori del centrosinistra, più che ai candidati.

Renzi, comunque, si sente il vento in poppa (“Vinceremo perché siamo i migliori”). E probabilmente lo ha, almeno a prestar fede agli ultimi (segretissimi) sondaggi interni al Pd in vista delle primarie. Non a caso, la partita sulle nuove regole, quelle che dovrebbero permettere allo stesso sindaco di Firenze di concorrere, si avvia a conclusione. Ieri gli sherpa di Pd, Sel e Psi (Migliavacca, Ferrara e Di Lello), che stanno lavorando all’organizzazione delle primarie, hanno stabilito che se nessun candidato raggiungerà al primo turno il 50% più uno dei voti, il candidato del centrosinistra per Palazzo Chigi sarà deciso con un ballottaggio tra i primi due più votati. Il primo turno si svolgerà domenica 25 novembre, il secondo domenica 2 dicembre. E chi parteciperà alle primarie, dovrà iscriversi in un apposito elenco. Restano aperti ancora alcuni punti: Tabacci ha chiesto che possano votare solo gli elettori iscritti nelle liste per le politiche, escludendo stranieri e sedicenni, mentre sulla quota per poter votare alle primarie, un accordo potrebbe trovarsi su una cifra tra i 2 e i 4 euro. Sono dunque state accolte in toto le richieste della segreteria dem che sollecitava l’iscrizione a un albo di elettori di centrosinistra per evitare “l’effetto Batman”, come lo ha ribattezzato lo stesso segretario riferendosi all’ipotesi che si recassero a votare alle primarie anche militanti del centrodestra, per influenzare le urne.

Ma questo distacco ci sarà davvero? Nel Pd comincia a salire la tensione anche a livello parlamentare. Anche il segretario Pier Luigi Bersani è sicuro di vincere. E se Renzi in mattinata, enumerando i punti del suo programma affini in modo preoccupante a un già sentito meno “tasse per tutti”, auspicava che le regole non fossero modificate, Bersani liquidava la questione con un’alzata di spalle: “Io sto incontrando le forze sociali. Mi occupo dei problemi dell’Italia come gli esodati. Uso più tempo per queste situazioni che per le primarie. Poi le nostre primarie ce le vediamo da noi”.

Intorno a lui, però, il nervosismo aumenta, come dimostrano le invettive di Alessandra Moretti, l’ex signorina di destra, ormai soprannominata Melandri2, portavoce del comitato elettorale del segretario, contro Matteo Renzi. O le parole, durissime, di Massimo D’Alema. Insomma, nei gruppi dirigenti del Partito democratico serpeggia una certa inquietudine. Sarà colpa di un sondaggio riservato secondo cui il sindaco di Firenze piace al 70 per cento degli elettori del centrosinistra? Secondo un’altra rilevazione altrettanto riservata, da quando ha avviato la sua campagna elettorale per le primarie, il primo cittadino di Firenze è salito nei consensi di 29 punti in percentuale. Sono cifre alte e la “marcia su Roma” di Renzi è appena cominciata.

Ma la vera novità si registra, come si diceva, nei gruppi parlamentari. Tra un incontro riservato e l’altro, si sta formando un’area di parlamentari che ha deciso di rendere esplicito il sostegno a Renzi. Questi debutteranno prima dell’assemblea nazionale del 6 ottobre con un documento in cui chiederanno che nelle regole delle primarie non vi siano limitazioni o trabocchetti per impedire al primo cittadino del capoluogo toscano di raccogliere tutti i suoi voti potenziali. E ieri, in prima battuta, sono usciti allo scoperto i senatori ecodem Roberto Della Seta e Francesco Ferrante: “Scegliamo Renzi da ecologisti perché, nelle condizioni date, impersona molto meglio la possibilità di avvicinare il centrosinistra all’immagine di un’idea progressista contemporanea, efficace, convincente. La proposta di Matteo Renzi è la più adatta a indicare e costruire una via nuova: che resti bene ancorata al valore dell’equità sociale, ma non insegua nostalgie stataliste e si fondi sulla convinzione che ridurre il debito pubblico, dare più libertà alle energie sociali e molto più spazio ai meriti individuali, passare dal welfare delle pari prestazioni per tutti a quello delle pari opportunità, sono obiettivi squisitamente di sinistra”. Poi ci sono i parlamentari vicini al capogruppo di Montecitorio Dario Franceschini, preoccupati che, tra un volar di stracci e un logoramento da primarie, si arrivi da perdenti all’appuntamento delle politiche.

A dire l’ultima parola, nel partito, comunque, dovrà essere la Commissione di garanzia. Che avrebbe dovuto riunirsi questa settimana, ma ha rinviato l’appuntamento. Meglio far lavorare gli sherpa. Soprattutto perché il ruolo del leader di Sel, Nichi Vendola, è ancora tutto da verificare: il governatore pugliese, in questo quadro, rischia di arrivare terzo e, dunque, sta pensando concretamente di non partecipare alle primarie. Anche perché tra le sue file c’è già chi, pur non auspicando la vittoria di Renzi, immagina un piano B: se vince Renzi, è il ragionamento, il Pd si spacca e noi possiamo finalmente fondare una grande alleanza a sinistra. Con quelli che, come il leader di Rifondazione Paolo Ferrero, “tra Bersani e Grillo, sul piano politico” non hanno dubbi: “Meglio Grillo”.

La matassa, comunque, dovrà essere districata a breve, visto che l’assemblea nazionale del Pd chiamata a ratificare queste decisioni, è convocata per il 6 ottobre. E, in qualche modo, si sovrappone a un’altra partita, già aperta: quella che intreccia il rinnovo del Campidoglio alle urne anticipate del Lazio. E, in questo caso, le primarie sembrano essere già state escluse. Anche se, pure in questo caso, i candidati sono più di uno. C’è l’area moderata che preme per un accordo con l’Udc che porti sulla poltrona di primo cittadino della Capitale il presidente della Provincia Nicola Zingaretti, in ticket con l’attuale ministro Andrea Riccardi, destinato alla Pisana. A bordo campo, però, nella panchina democrat si sta già scaldando David Sassoli. E’ lui che una parte del partito, sfidando coraggiosamente l’esito dell’altro volto televisivo che ha occupato quel posto, vorrebbe al vertice della Regione.