Non trovo corretto l’utilizzo che viene fatto dell’immagine della “persona comune”, il “cittadino a cinque stelle”, il cameriere/magazziniere/l’impiegato all’interno dell’editoriale dell’attuale numero di La Settimana di Beppe Grillo.

Infatti, se da un lato durante le comunicazioni verso l’ESTERNO del movimento esso -il cittadino comune- viene sbandierato come prova del fatto che vi è la volontà di rompere con un sistema partitico attraverso la messa in politica di cittadini comuni (a garanzia di purezza di gestione), dall’altro lato, nelle comunicazioni verso l’INTERNO del movimento, queste ”brave persone” vengono pubblicamente preavvisate (nel caso degli aspiranti candidati) o ammonite (nel caso dei portavoce eletti) sul fatto che resteranno comunque sempre e solo dei camerieri/magazzinieri/fiorai a cui è stata concessa una possibilità di divenire portavoce del MOVIMENTO. 

L’editoriale non si limita a questo, ma forza il messaggio quando dice “spesso con un piccolo accenno a Schopenhauer e Lev Trotsky, ai filososofi greci”, come se un cameriere o un magazziniere non potessero avere una cultura. Il termine cultura (sempre perché le parole sono importanti) deriva dal latino “colere” che significa coltivare e quindi è plausibile che sia un’attività accessibile anche al cameriere, nel momento in cui egli desideri accrescere il proprio bagaglio intellettuale “attraverso l’acquisizione critica di cognizioni ricavate dallo STUDIO e dall’ESPERIENZA” (da definizione di Cultura del Dizionario Hoepli). A maggior ragione, quando queste informazioni ricercate sono riconosciute come patrimonio sociale e quindi contribuiscono a caratterizzare una civiltà (si vedano i contributi di Schopenhauer, Teotsky, della filosofia greca da cui il concetto di democrazia deriva e quindi sarebbe auspicabile che il cittadino a 5 stelle vi si interessi), non si capisce perché debbano rimanere fuori dal profilo di un portavoce a 5 stelle.

Pertanto, una tale argomentazione rischia di risultare classista, nonché apparire come l’ avvertimento di tenere bassa la testa, arrivato non dal basso ma partito da un editoriale di chi possiede legalmente il logo del movimento a cui il candidato/portavoce è “affiliato”. Mi auguro ovviamente che sia stata solo una leggerezza nell’uso delle parole. 

Un altro elemento che mi ha lasciato perplessa, è legato al fatto che non venga riconosciuto al mandato da portavoce al servizio della cittadinanza una funzione di crescita e sviluppo personale. Un tale compito di messa al servizio della comunità, unico nel suo genere all’interno della politica italiana e con aspetti di vicinanza all’esperienza di volontariato, eleverà di certo le persone che lo porteranno avanti, con l’assunzione di grandi responsabilità, grandi sforzi e ricompense soprattutto intrinseche, quindi non legate ai riconoscimenti materiali. 

Infine, la parola POLITICO non capisco perché debba essere annoverata tra le parole tabù. Essa descrive, infatti, chi riveste il ruolo di amministrare la cosa pubblica. Non è sinonimo di “membro di un partito” pertanto, per essere corretti e non confondere i riferimenti alle persone, sarebbe utile far seguire la parola in questione da (es.) “legato alle logiche di partito”. Almeno io la penso così. 
Aurora Ricci. 
PS. Le parole sono importanti, specie nel movimento 5 stelle che vorrebbe fare la differenza.