Continuano ad addensarsi nuvole scure sulla strada verso la Casa Bianca per il candidato repubblicano. Lascia il co-presidente della sua campagna elettorale e pare che le finanze siano meno floride di quello che si pensava e diceva. Il primo brutto colpo per Mitt Romney, a sei settimane dalle elezioni arriva con le “dimissioni” di Tim Pawlenty che ha annunciato di aver lasciato l’incarico per guidare un gruppo bipartisan che fa lobbying per il settore bancario.

Pawlenty era candidato alle primarie repubblicane, ma si era ritirato a fine 2011. Il 51enne ex governatore del Minnesota, le cui umili origini erano viste come un utile contrappeso all’immagine di paperone di Romney, era considerato il favorito per entrare nel ticket come vicepresidente, ma all’ultimo gli è stato preferito Paul Ryan. Romney ha ringraziato l’ex rivale per “l’energia, l’intelligenza e l’infaticabile dedizione” con cui ha seguito la sua campagna e Pawlenty lo ha definito “un uomo davvero bravo e un grande leader”, garantedogli “il pieno appoggio e rinnovata fiducia nella sua visione politica“. Resta il fatto che questo divorzio sul filo di lana della campagna elettorale appare come un nuovo intoppo nella corsa dell’ex governatore del Massachusetts. Piombato giù nei sondaggi dopo una lunga sfilza di gaffe in diversi momenti della campagna elettorale.

L’altro grattacapo per lo sfidante di Barack Obama riguarda un argomento a lui ben noto: i soldi. Ora si scopre che le finanze del candidato repubblicano – da mesi descritte come il suo vero punto di forza rispetto all’attuale inquilino della Casa Bianca – sono meno floride del previsto. E la prova sarebbe, sottolinea oggi il New York Times, il fatto che negli stati chiave non si è ancora scatenata l’attesa pioggia di spot elettorali di Romney, ed anzi in alcuni stati la campagna di Obama, sulla carta più povera, ha lanciato un’offensiva molto più massiccia. Il fatto è che le cifre da capogiro annunciate nei mesi estivi per la raccolta dei fondi del Gop (Grand Old Party, il soprannome del partito Repubblicano negli Stati Uniti, ndr), in tutto 300 milioni di dollari, non sono andate tutte alla campagna di Romney, ma a quella del partito. Lasciando così lo staff del candidato repubblicano a poter contare con meno fondi del previsto per le campagne di spot negli stati dove si decideranno le sorti elettorali, proprio in un momento in cui i sondaggi indicano come il presidente stia consolidando un crescente vantaggio negli stati chiave.