Vittorio Sgarbi? No, grazie. A Verona, un artista emergente ha deciso che non sottoporrà l’opera da lui scolpita – protagonista della mostra che verrà inaugurata il 22 settembre – al giudizio del controverso critico d’arte. Nello stesso spazio in cui verrà esposta la scultura di Gufò (questo il nome dell’artista), si terranno anche “dibattiti e incontri con giornalisti, scrittori e sociologi”, si legge nel comunicato di presentazione. Ma “per una forma di estrema pudicizia nei confronti di una certa risonante critica, per la prima volta nella storia dell’arte – viene sottolineato – non sarà gradita la visita professionale del famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi. Al quale sarà dedicata una lettera di spiegazioni”. 

Il tema affrontato sarà l’amore “nella società attuale, dove tutto si sgretola in funzione del consumo sfrenato e condizionato dal mercato economico”, prosegue la nota. Partendo dall’amore nutrito dal giovane rampollo dei Montecchi per Giulietta e rappresentato provocatoriamente dall’opera di Gufò, titolata “il balcone di Romeo”: una classica struttura ferrea valorizzata da sedici elementi lignei, simboleggianti dei falli umani. Motivo ricorrente nell’arte di Gufò.

Insomma dopo il caffè bollente lanciatogli nei giorni scorsi da un individuo, adesso Sgarbi viene pure snobbato dal suo ambiente di formazione e provenienza  con tanto di motivazione: “E’ necessario liberarsi da un discorso critico che ha fatto del servilismo e della pedanteria uno sbarramento”, si legge nella lettera aperta a Sgarbi e al sistema della critica. Per l’ex sindaco di Salemi dunque la mostra dell’artista Gufò sarà off limits.

E lui è rammaricato? Tutt’altro. “Non ci sarei andato, neanche se mi avessero invitato – fa sapere con orgoglio Vittorio Sgarbi, raggiunto telefonicamente da ilfattoquotidiano.it – Anzi li ringrazio per questa prescrizione, perché mi tolgono dall’imbarazzo di dover dire di no. Non li conosco, non so chi siano. Gli artisti contemporanei me li vado a cercare io, di certo non vado ad una mostra o comunque non ho bisogno che qualcuno mi dica dove posso trovarli. La loro non è un’operazione culturale – attacca il critico d’arte – ma soltanto un’operazione pubblicitaria di basso capitalismo con la quale cercano di utilizzare il mio nome, dicendo che non mi vogliono”.

Ed ecco stroncati i curatori della mostra – e ideatori dello “spot”, avente come protagonista involontario il fondatore del Movimento della Rivoluzione. I quali però, contattati da ilfattoquotidiano.it, cercano di aggiustare il tiro, lasciando intendere che la loro è una repulsione nei confronti dell’intero mondo della critica. “Vogliamo sollevare un dibattito – dicono – Vanno rivisti alcuni meccanismi troppo schematici di analisi dell’opera. Bisogna riformulare il concetto di arte: da valutare non per i flussi alle mostre o per i cataloghi, ma per quello che veramente è. Possibilmente al di fuori di un linguaggio specialistico”.

Ma forse attaccare Sgarbi non sembra essere stata la scelta più azzeccata. Anzi, Gufò e il curatore della mostra forse hanno proprio sbagliato il bersaglio. Quei concetti infatti sono gli stessi che il critico d’arte ferrarese esprime – con parole diverse – nel suo ultimo libro, L’arte è contemporanea: “L’opera d’arte è, e basta. Così come la bellezza è. L’arte non ha bisogno di specialisti per essere capita”.