Quella frase detta tre giorni fa (“Senza Casini prendiamo più voti”) ha avuto a stretto giro la sua risposta. L’Udc attende la prima seduta dopo la pausa estiva del Consiglio Regionale pugliese per chiarire al presidente della Regione Nichi Vendola come la pensa in merito alle sue dichiarazioni. L’ occasione è arrivata presto: al vaglio dell’aula la nuova riforma regionale sull’uso dell’energia e delle fonti rinnovabili. Non è il tema in sé che crea attriti, visto che la legge era stata concepita con il contributo di tutti i partiti – e in sostanza si fonda su tre cardini: no al nucleare, no al rigassificatore e no alle trivelle – quanto le scintille che da settimane scatenano le frasi al vetriolo che i due leader si scambiano a distanza.

Il partito di Casini, dunque, tende lo sgambetto al governatore, affondando la lama proprio nel tallone d’achille della sua maggioranza: la fuga repentina dall’aula dei consiglieri per nulla intenzionati a restare dietro al proprio banco per tutta la giornata. Tempo di rendersi conto che ne mancavano più di dieci, e il capogruppo dello scudo crociato regionale, Salvatore Negro, chiede il numero legale. Che non c’è. A nulla è valsa l’attesa di due ore – una in più rispetto a quello che prevede il regolamento in questo casi – visto che al ritorno in Aula la situazione resta invariata: la maggioranza non c’è. I lavori si sospendono e la legge tango agognata dal governatore si arena.

Ma è a quel punto che volano gli stracci tra Vendola e l’Udc. Il governatore prende la parola e accusa i consiglieri di Casini di aver assunto un comportamento “ritorsivo, infantile e isterico, oltreché estremistico da moderatismo che non condurrà da nessuna parte politicamente. L’elettorato – ha concluso il presidente – lo punirà”. Parole che hanno come conseguenza l’abbandono dell’aula da parte degli eletti dell’Udc. Si consuma così, platealmente e sotto gli occhi di tutti, una battaglia che avrà risvolti sempre più aspri a livello nazionale. Il leader dello scudo crociato, Pierferdinando Casini, infatti, ha dato il suo benestare alla linea intrapresa dai consiglieri pugliesi, facendo ben intendere che con Vendola la strada è ormai chiusa.

Nella bagarre non passa inosservato l’imbarazzo del Partito Democratico. Dal un lato c’è la necessità di proseguire l’azione di governo attorno al presidente scelto, dall’altro si guarda al futuro e al matrimonio che anche in Puglia i democratici e l’Udc tentando di stipulare con incontri e colloqui a tutti i livelli. Nell’intervento del capogruppo regionale Decaro si intravede l’ impossibilità di pendere ufficialmente da un lato. “Da ora in avanti – ha detto – serve più responsabilità da parte della opposizione e più costanza da parte della maggioranza”. Ma non sono solo questi i grattacapi per il presidente Vendola.

I soliti ben informati parlano di un documento che un gruppo di aderenti al suo partito, Sel, ha fatto recapitare al leader pugliese. Nel testo parrebbe esserci la richiesta formale di non stringere alleanze né con il Pd né con l’Udc: questo perché i militanti di Sinistra Ecologia e Libertà non vedrebbero di buon occhio la linea che inevitabilmente sarebbe dettata dai democratici, ovvero quella filo montiana, prima e dopo le elezioni del 2013. Critiche, tra l’altro, arrivano anche dai Socialisti, fino allo scorso anno parte di Sel. Negli interventi in Aula non hanno lesinato commenti piuttosto duri sull’atteggiamento del governatore poco attento, a loro dire, di rinvigorire il rapporto con la sua stessa maggioranza che da tempo reclama più attenzione per la Puglia e meno per le questioni nazionali. Parole che hanno ottenuto come risposta l’ammissione da parte di Vendola, di un “difetto di comunicazione” con i suoi. Un corto circuito che potrebbe causargli non pochi problemi soprattutto con le leggi che si intendono approvare a breve, come quella sulla riduzione del numero dei consiglieri regionali – il Governo Monti ne ha imposti 50 rispetto agli attuali 70 – sull’introduzione della doppia preferenza. Provvedimenti sui quali Vendola ha intenzione di imprimere l’accelerata, e sui quali l’Udc tiene gli occhi ben aperti per “evitare che diventino spillette da appuntarsi in petto in vista della campagna elettorale”.