Si infittisce il mistero sul vertice tra la Fiat e i ministri Passera e Fornero. Ad aggiungere un nuovo tassello al caso è stato stamattina Sergio Marchionne, che a chi gli domandava se l’incontro è già avvenuto ha risposto “no” e a chi insisteva “ci sarà?”, ha detto “eventualmente sì”. Il numero uno del Lingotto, che nei giorni scorsi ha varato due nuove settimane di cassa integrazione al “virtuoso” stabilimento di Pomigliano dopo che, a luglio, aveva iniziato a ventilare la chiusura di un altro impianto italiano mentre la vertenza Termini Imerese è ben lontana dall’essere risolta, non sembra quindi prendere molto sul serio il governo.

Eppure il ministro del Welfare Elsa Fornero, dal palco del meeting di Rimini, aveva garantito che un summit con l’amministratore delegato della casa automobilistica che vale un paio di punti di Pil nazionale era in programma, benché lei stessa non fosse in grado di indicare una data per l’incontro. Prima di lei, sul tema era intervenuto il titolare del dicastero dello Sviluppo Economico. Dalla Fiat “ci aspettiamo maggiore chiarezza sul futuro del gruppo”,  aveva detto chiaro e tondo Passera all’inizio di agosto aggiungendo che  “il collegamento con Sergio Marchionne è continuo e l’attenzione è forte. Dobbiamo e possiamo pretendere chiarezza. C’era un progetto, ‘Fabbrica Italia’, molto impegnativo, che poi è stato modificato. Ora ci aspettiamo maggiore chiarezza e ci aspettiamo che sia fatta in tempi brevi”.

Parole forti, ma evidentemente non prese troppo sul serio. Forse perché per Marchionne fa sempre fede la posizione del presidente del consiglio, Mario Monti, che in marzo era intervenuto sul tema sottolineando che un’azienda privata “ha il diritto oltre che il dovere di scegliere, per i suoi investimenti, le localizzazioni che ritiene più convenienti“.

Scelte che potrebbero essere presto accelerate. Non solo perché per ottobre il cda di Fiat attende da Marchionne un nuovo piano per l’Italia, ma anche perché l’andamento delle vendite della casa torinese non lascia margini ad ambiguità. Il dato italiano di agosto sarà pubblicato questa sera, ma intanto il manager ci fornisce un assaggio. ”E’ un mese non bello in Italia. Si prevede un -20% rispetto al 2011mai visto numero così basso in vita mia”, ha detto questa mattina aggiungendo – mentre Federconsumatori gli ricordava a distanza che mantenere un’auto costa mediamente 7.073 euro l’anno – che le vendite sono “totalmente in linea con le previsioni” e che l’andamento  è “esattamente la direzione opposta rispetto al Brasile e al Nord America che ovviamente sono andati alla grande”.

Non la pensa così il Wall Street Journal, che non più tardi di tre giorni fa ha scritto che la partenza lenta delle vendite della novità più importante di Chrysler per il 2012, la Dodge Dart, “causa un problema al piano di rilancio del ceo Sergio Marchionne, costruito su forti vendite e guadagni di quote di mercato”. Secondo il quotidiano economico, infatti, la prima compatta lanciata da Chrysler in sette anni, è “un primo importante test della visione di Marchionne di integrare le due società in un singolo produttore globale” che “usa la tecnologia Fiat per aiutare Chrysler a diventare un player nel mercato delle auto di piccola e media cilindrata”, ma “a giugno e luglio, i suoi due primi mesi sul mercato, Chrysler ha venduto 974 Dart. La Honda solitamente vende più Civic negli Stati Uniti in un solo weekend’’.