Con il cardinale Carlo Maria Martini se ne va “un maestro dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo nella nostra epoca. Un Padre della Chiesa dei nostri tempi”. Padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, commenta così la morte del sacerdote che è stato arcivescovo di Milano fino al 2002 prima di ritirarsi per studiare la Bibbia a Gerusalemme. “Ricordo i due pilastri della sua spiritualità: la parola di Dio e gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola – prosegue padre Lombardi- erano la sua radice come gesuita. Nella scuola della ricerca di Dio in tutte le cose. La sua lezione è anche essere stato una persona capace di avvicinarsi a tutti, aperto al dialogo senza riserve. Grande capacità di trovare punti d’incontro con gli altri”. Martini, conclude, “si era preparato nella fede a questo incontro con Dio. Il Papa è informato, ha seguito con le sue preghiere l’agonia del cardinale”.

“La scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini è una dolorosa, grave perdita non solo per la Chiesa e per il mondo cattolico ma per l’Italia, il paese di cui era figlio e cui ha dedicato tanta parte del suo impegno e del suo insegnamento – afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio – Nella metropoli lombarda ha lasciato l‘impronta profonda della sua attività pastorale così ispirata e socialmente sensibile. La sua sapienza e la sua visione universale si sono proiettate nell’area più vasta della cristianità e lungo i percorsi innovativi del dialogo interreligioso. Anche negli ultimi anni di personale sofferenza ha saputo dialogare con gli italiani da grande maestro di vita intellettuale e morale. Personalmente conservo incancellabile il ricordo dei numerosi incontri e colloqui che ebbi con lui, nella sede della Diocesi milanese, da presidente della Camera e ancor più, da ministro dell’Interno, soprattutto sui temi dell’immigrazione. Ne trassi ogni volta illuminate e concrete suggestioni”.

“Il cardinale Carlo Maria Martini nella sua profonda coerenza ha rifiutato le terapie di nutrizione e idratazione artificiali ormai inutili per il recupero e il mantenimento della salute” dice Mina Welby, co-presidente Associazione Luca Coscioni, che aggiunge: “In questo modo ha accettato la conclusione naturale della sua vita. La sua morte fa parte della sua testimonianza di vita vicina e uguale al Cristo e a quella di tutti gli uomini che considerava suoi fratelli”. 

”E’ il diritto di ognuno a lasciarsi morire, di poter dire: ‘non mi impedite di morire” dice Beppino Englaro, il padre di Eluana (la giovane donna rimasta in stato vegetativo per 17 anni prima che la famiglia ottenesse l’autorizzazione ha interrompere l’alimentazione forzata), commentando la decisione del cardinale di non subire accanimento terapeutico. “Non so se Martini avesse lasciato qualche disposizione o ha avuto modo di esprimere la sua volontà negli ultimi giorni. Qui l’eutanasia non c’entra, entra solo in gioco l’autoderminazione di ciascuno di essere lasciato morire tranquillamente e di rifiutare le cure se le ritiene una inutile prolungamento della sua sofferenza”. “I medici potevano tenere in vita il cardinale per forza hanno prevalso una giusta consapevolezza e il rispetto per la dignità del malato. Eluana- ricorda Englaro – non era una malata terminale, ma una persona per la quale era stato interrotto il percorso verso la morte. Credo che quello che è successo in seguito alla mia battaglia e alla morte di mia figlia e anche il caso Welby, pur trattandosi di vicende completamente diverse, abbiano contribuito a cambiare il clima culturale verso questi temi. Grazie ad Eluana si è puntata l’attenzione sulla discriminazione di cui potrebbe restare vittima chi non è più in grado di esprimere la propria autodeterminazione”.

Anche la politica è in tutto. Esprimono il loro cordoglio il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia (che proclamato il lutto cittadino per lunedì giorno dei funerali), la presidente della regione Lazio, Renata Polverini. E poi il sindaco di Firenze, Matteo Firenze, il leader di Sel e presidente della regione Puglia Nichi Vendola. Dolore e cordoglio anche del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e quello di Torino Piero Fassino. Parla di “vuoto incolmabile” il presidente del Senato Renato Schifani e ricorda “la generosa disponibilità umana” il presidente della Camera Gianfranco Fini. “Ci lascia un grande uomo. Carlo Maria Martini è stato una figura ricca e complessa, che ha parlato al cuore del mondo e non solo alla comunità dei cristiani. Aveva progettato la sua vita come gesuita, teologo e studioso della Bibbia, la vita lo ha portato a essere anche vescovo e pastore. Ma soprattutto, Martini– dice il segretario del Pd Pierluigi Bersani – non ha mai rinunciato a parlare a tutti gli uomini e a cercare insieme a tutti gli uomini la verità. La sua fede profonda e radicata  non lo ha mai fatto sentire in “cattedra” rispetto alle persone in ricerca e ai non credenti, con cui riusciva sempre a instaurare un dialogo sincero. Oggi è un giorno triste, ma ci sentiamo anche riconoscenti per quanto ha rappresentato per molti di noi”.  

“La scomparsa del cardinale Martiniè una grave perdita per credenti e non credenti. Ha rappresentato per il nostro Paese un alto punto di riferimento morale. Il suo insegnamento ha sempre indicato il bene comune e il valore del dialogo e della convivenza come elemento di crescita e di reciproco arricchimento” dichiara il responsabile Welfare del Pd Giuseppe Fioroni. “La vita di Martini è stata un dono di Dio all’umanità smarrita del nostro tempo. Di lui una cosa mi ha sempre commosso: non ha mai usato la fede come un coltello per dividere l’umanità, che è la tentazione dei credenti di questa stagione” commenta l’ex ministro e parlamentare del Pdl, Gianfranco Rotondi. “La Chiesa cattolica e la Diocesi ambrosiana piangono la morte del cardinal Martini. Il suo ricordo e la sua opera supereranno il tempo” scrive Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, su Twitter. Immediata è stata infatti la reazione del web, soprattutto sul social network . Sono decine al minuto i tweet che si susseguono, molti improntati al rispetto per la sua fine anche se non mancano “microriflessioni” sulla scelta dell’arcivescovo emerito di Milano di evitare forme di accanimento terapeutico; colpisce però, in controtendenza con l’abituale tendenza alla dissacrazione dei social media il notevole rispetto per la morte del cardinale. “Morto il cardinal #Martini. Senza quella spettacolarizzazione del dolore vista in occasione di altre dipartite eccellenti nella Chiesa”, recita Adil. “Grande rispetto per il Cardinal Martini che ha rifiutato ogni accanimento terapeutico. E il pensiero va a Eluana Englaro“, sottoliea Enrico Repetti, uno tra le centinaia di tweet sullo stesso tenore, tra cui “L’addio del card. Martini ci lascia un’eredità importante: quella di poter scegliere liberamente il rifiuto dell’accanimento terapeutico”, a firma nickfran. Anche se la massima parte dei tweet sottolinea la scelta finale del cardinale, non mancano numerosi commenti al suo ruolo di “vescovo del dialogo“. 

“Da laico voglio manifestare pubblicamente il più profondo rispetto per la dignità e la fede della persona, che ha mostrato anche nell’ultima fase della sua vita. La sua scomparsa è un lutto per tutti, credenti e non credenti” afferma Silvio Viale – presidente di Radicali italiani – Mi auguro che la sua scomparsa non lasci un vuoto nella Chiesa Cattolica, ma che sul suo solco sia possibile proseguire verso una maggiore tolleranza e un maggior rispetto in una società laica”.

“E’ stata una delle persone, tra quanti ho avuto la fortuna di incontrare, che più mi ha colpito per la profondità del suo sguardo, per la sua ispirazione e umanità. Un colloquio con lui era una esperienza di conoscenza e di intensità morale e civile di tale intensità da essere un privilegio assoluto. Il Cardinale Martini era un uomo di profonda ispirazione religiosa, di infinita cultura e, forse proprio per questo, un uomo attento al dialogo e curioso del nuovo – ricorda Valter Veltroni (Pd)  – Nei suoi libri il Cardinale Martini ha riletto l’Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll o si è occupato dei mutamenti sociali e culturali prodotti dalla televisione con la stessa profondità con cui si occupava della Bibbia e dell’amata Gerusalemme. E’ stato un uomo importante per la Chiesa, per l’Italia e per la cultura di tutto il mondo. Un uomo aperto e moderno, intenso e proiettato alla cura di chi è più debole e di chi soffre”. “Il cardinale Carlo Maria Martini ha esercitato sulla cattedra di Sant’Ambrogio un magistero di altissima caratura spirituale e intellettuale – scrive in una nota il ministro della Salute, Renato Balduzzi – Gesuita e biblista, ha saputo parlare al mondo intero, rifiutando ogni contrapposizione preconcetta. Lascia un segno profondo e la memoria di una vita tutta spesa nel dialogo dentro e fuori la Chiesa cattolica”. 

‘Il cardinale Martini è stato una guida spirituale per la Cisl ed un punto di riferimento importante per tutto il mondo del lavoro” dice il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Siamo molto addolorati per la scomparsa del cardinale Martini. E’ stato il Pastore del dialogo e della comprensione, capace di unire cattolici e laici, anche sulle questioni più spinose e controverse, sempre accanto ai più deboli e ai piu bisognosi della società. La sua scomparsa è una grande perdita non solo per la comunità cristiana di Milano, ma per il mondo intero”. Il Cardinale Martini, dice Bonanni, “era un uomo di profonda cultura che ha usato la fede come elemento di coesione, di discussione proficua e di confronto. Ci mancherà questa grande figura carismatica, aperta al rinnovamento ed alla condivisione, testimone di pace e di giustizia sociale a cui va il nostro grazie per le grandi ed importanti opere di cui è stato artefice. Ha segnato una epoca, per la sua straordinaria capacità di anticipare le conseguenze dei fenomeni sociali e politici, in anni difficili della storia del nostro paese. E’ un giorno di lutto per la Cisl, per il sindacato e per tutti i lavoratori italiani”. 

E’ il Piergiorgio Welby della Chiesa. Ha compiuto un percorso simile a Papa Wojtyla riaffermando il diritto all’autodeterminazione sui trattamenti sanitari e sul fine vita, coerentemente con quanto affermato in vita”. E’ la riflessione di Mario Riccio, medico anestesista e rianimatore all’Ospedale di Cremona, che nel dicembre 2006 ha interrotto il trattamento che teneva in vita Welby. “Le parole del cardinal Martini, in un articolo sul Sole 24 ore a fine gennaio del 2007 – ricorda Riccio – sono state determinanti nel fare chiarezza sulla vicenda, ponendo un discrimine in maniera netta: non era eutanasia. Si vide il caso Welby sotto un’altra luce, e le sue parole sono state importantissime anche per me come medico. Ho sempre sperato e tentato di incontrarlo, mi dispiace oggi non esserci riuscito”. L’auspicio di Riccio è ora che la decisione del cardinale di rifiutare trattamenti medici che considerava accanimento terapeutico, “favorisca una riflessione nel mondo cattolico su questi temi”.

A testimonianza dell’universalità della figura di Martini arriva anche il cordoglio di Gay center: “Ci uniamo al cordoglio per la scomparsa del cardinal Martini di cui ricordiamo la sua posizione di apertura nei confronti delle coppie gay. Con Martini – dice il portavoce Fabrizio Marrazzo – la cultura aperta al confronto sui diritti tra laici e cattolici perde un protagonista importante. Ci auguriamo che altri vogliano prenderne il testimone”.