Con un annuncio che ha colto molti di sorpresa, la Bce ha fatto sapere che Mario Draghi non parteciperà nel fine settimana al simposio annuale organizzato dalla Banca Centrale americana, la Federal Reserve, a Jackson Hole. Un portavoce dell’Eurotower ha spiegato che Draghi ha dovuto rinunciare al viaggio per i troppi impegni che lo attendono in Europa nei prossimi giorni.

Una giustificazione che non ha convinto nessuno. L’appuntamento di Jackson Hole è di quelli imperdibili per i principali banchieri del mondo e, quest’anno, l’attesa per il discorso del numero uno della Bce era forse addirittura superiore a quella per quanto dirà il padrone di casa, Ben Bernanke. Da ben 35 anni, alla fine di agosto, i più importanti banchieri si ritirano fra le Montagne Rocciose – per l’esattezza nello stato del Wyoming al confine con l’Idaho – per scambiarsi idee e considerazioni sullo stato di salute del sistema finanziario mondiale e, non di rado, proprio durante il simposio vengono fatti annunci di grande importanza.

Due anni fa, per esempio, il presidente della Fed alzò il velo sul secondo programma di acquisto di titoli di Stato americani, un’iniezione da 600 miliardi di dollari meglio nota fra gli operatori come QE2 (Quantitative Easing 2). Nonostante i mercati si attendano a breve da parte di Bernanke l’annucio del QE3, tutti gli occhi erano puntati proprio su Draghi che da quando, circa un mese fa, ha detto che la Bce avrebbe fatto tutto l’impossibile per difendere l’euro, non ha più fatto un passo in avanti.

Anzi, ne ha fatto qualcuno indietro per fronteggiare il fuoco di fila arrivato nelle settimane scorse dalla Bundesbank. “Non credo che si possa interpretare l’assenza di Draghi come un segnale rivolto a qualcuno – spiega Ulrich Wortberg, analista di Helaba – Semplicemente ha capito che non poteva annunciare qualcosa di nuovo e di concreto perché i tempi non sono ancora maturi”.

E allora ha preferito rinunciare, stimando correttamente che una sua assenza avrebbe fatto meno danni di un discorso pieno di buoni propositi, ma privo di misure concrete. Il piano anti-spread è ancora in alto mare e nel quartier generale della Bce si sta facendo sempre più strada la convinzione che a passare alla stampa tedesca (Der Spiegel e Die Welt) i dettagli del piano sia stata proprio la Bundesbank nel tentativo di affossarlo, obiettivo peraltro centrato: se mai infatti il progetto dovesse vedere la luce, gli speculatori sapranno che l’azione della Bce sarà ostacolata internamente dalla Banca centrale tedesca che ne fiaccherà l’efficacia.

E se Draghi diserterà l’incontro di Jackson Hole, non altrettanto farà il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, che dopo il fuoco di fila della scorsa settimana, due giorni fa è sceso in campo in prima persona (con un’intervista a Der Spiegel) per criticare l’ipotesi di acquisto di obbligazioni pubbliche da parte della Bce: il finanziamento del debito pubblico da parte della Bce potrebbe indurre alcuni Paesi “all’assuefazione come se fosse una droga”, ha detto Weidmann. Saltato l’appuntamento di Jackson Hole, per Draghi le prossime date cruciali saranno quelle del 6 settembre, giorno in cui si riunirà il board della Bce per la decisione sui tassi, e il 12 settembre, quando l’Alta Corte tedesca si pronuncerà sulla costituzionalità del fondo europeo Efsf-Esm.

E mentre i banchieri saranno riuniti nelle Montagne Rocciose, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, si recherà in Cina dove, oltre a curare gli interessi dei “suoi” colossi industriali, cercherà di convincere il governo di Pechino a comprare bond italiani e spagnoli. Almeno questa è l’ultima rivelazione di Der Spiegel. 

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