Le geografia post-crisi dell’evasione potenziale? Se in Italia è l’Emilia-Romagna a classificarsi come la regione più virtuosa, Rimini, suo malgrado, continua a vestire una maglia sempre più nera. Nella classifica nazionale del rischio-evasione, infatti, la capitale della riviera si piazza appena 59esima, ben distante fra l’altro dalla media emiliano-romagnola. Ma soprattutto, Rimini riesce a perdere ben otto posizioni rispetto alle più recenti rilevazioni disponibili, datate 2006.

Si tratta del quadro dipinto dal Sole 24 Ore, che oggi pubblica la mappa del sommerso potenziale in Italia (dati del centro studi Sintesi) dimostrando come la crisi economica stia non da oggi amplificando la forbice tra “buoni” e “cattivi”. L’indagine considera sette indicatori di benessere, dalle auto di lusso alle case di pregio, condensati in un rapporto tra ricavi e spese: fatta 100 è la media nazionale, a livello locale se il punteggio è più alto significa che i consumi sono “giustificati” dai redditi, se il punteggio è più basso significa che, mediamente, si spende più di quanto si dichiara al fisco. Ebbene, l’Emilia-Romagna arriva prima in Italia con 147 punti pur perdendone tre rispetto al 2006: questa volta si piazzano secondo il Friuli Venezia Giulia e terzo il Piemonte, sei anni fa accanto all’Emilia-Romagna c’erano la Lombardia (che oggigiorno al Nord è la regione che peggiora di più) e il Trentino Alto Adige.

In Emilia-Romagna, il minor rischio di “nero” potenziale si riscontra a Bologna che ottiene 149 punti (meno uno rispetto a sei anni fa). Seguono i territori di Forlì-Cesena (131 punti, più 11), Parma (126, meno quattro), Modena (122, meno cinque), Ravenna (119, più otto), Reggio Emilia (116, più 15), Piacenza (115, meno 12), Ferrara (103, addirittura meno 42). In fondo alla graduatoria ecco Rimini, con solo 95 punti, meno otto rispetto a sei anni fa.

L’analisi arriva in un momento in cui in riviera continua a risuonare l’eco dei blitz fiscali di Ferragosto per mano della Guardia di finanza (su 274 esercenti ben 161 violazioni). Gli ultimi numeri (anno 2010, lo scontrino in spiaggia è stato reintrodotto nel 2011) forniti dalle fiamme gialle, una decina di giorni fa, hanno parlato chiaro: tra i 500 stabilimenti balneari diffusi tra Bellaria e Cattolica, 309 hanno dichiarato reddito pari a zero, un centinaio meno di 22mila euro all’anno, con un reddito medio annuale di 5.700 euro circa (gli incassi medi si aggirano sui 65mila euro all’anno). Per non dire degli hotel: sempre nel 2010, i titolari di 837 strutture (in provincia si contano 2.000 partite Iva) hanno dichiarato zero euro, altri 300 meno di 22mila euro annui. Al di là degli onesti che dichiarano tutto, il colonnello Mario Venceslai, numero uno dei finanzieri riminesi, ha parlato di “patologia dell’evasione”. Mentre il presidente della Provincia Stefano Vitali diceva che chi evade le tasse non merita il rinnovo della concessione balneare dal 2016 (quando scatterà la Bolkestein anche sugli arenili), le associazioni di categoria (Confartigianato è la più rappresentativa) giuravano di essere a favore della legalità e lanciavano il solito appello: non ci criminalizzate.

Sta di fatto che lo studio del “Sole” restituisce ora una realtà che, senza giri di parole, non sorprende più nessuno. L’ente guidato da Vitali prova, per l’ennesima volta, a richiamare tutti all’ordine: “Se pare quasi banale richiamare uno scatto d’orgoglio che convinca il sistema nella sua interezza a riconoscersi in un maggiore rispetto dell’etica come principio fondante la coesione sociale, va altresì rimarcata la componente economica di tale sottrazione di risorse, che rende più difficili gli investimenti necessari a stare sul mercato. Gli strumenti per intervenire- insiste la Provincia riminese in una nota- non stanno sulla luna, qualcuno lo indica lo stesso ‘Sole 24 Ore’, molti stanno in capo all’esecutivo centrale, qualcuno di meno agli enti locali. Ma è la convinzione della priorità della ‘guerra’, come l’ha definita lo stesso Presidente Monti, l’elemento centrale di ogni strategia di contrasto”.

Rimanendo in Romagna, il sindaco di Cesena, Paolo Lucchi, è convinto di aver dato un buon contributo alla propria provincia che ha guadagnato 11 punti. Dopo il poco invidiabile exploit della scorsa settimana, quando Forlì-Cesena si è classificata al primo posto per l’aumento dei reati denunciati, “questa volta- sostiene Lucchi- la posizione alta è un segnale positivo, se è vero che l’evasione fiscale ha effetti devastanti per l’economica del nostro Paese, tanto da indurre il primo ministro Mario Monti, in genere sempre molto misurato, a parlare di un vero e proprio ‘stato di guerra’. Da quando è stato siglato il patto anti-evasione fra la direzione regionale dell’agenzia delle Entrate, l’Anci e 275 Comuni emiliano-romagnoli, Cesena si è dimostrata una delle città più attive, ponendosi al quarto posto per numero di segnalazioni inviate e al secondo per maggiore imposta accertata”.