Tutto secondo programma: Gu Kailai, la moglie dell’ex leader del Partito comunista cinese (PCC) di Chongqing Bo Xilai, è stata condannata a morte, con sospensione della pena (se non ci saranno problemi la pena diventerà ergastolo dopo due anni di detenzione), per l’omicidio dell’uomo d’affari britannico Neil Heywood. Al suo complice condanna di nove anni. I funzionari che avrebbero provato a coprire il delitto sono stati condannati rispettivamente a cinque, sette e nove anni.

Si chiude così, apparentemente, uno degli spezzoni dello scandalo più clamoroso che ha investito il Partito Comunista cinese negli ultimi vent’anni. Dall’omicidio di Heywood una carambola di eventi ha portato all’accusa nei confronti di Gu Kailai e alla destituzione di Bo Xilai, potente segretario del Partito a Chongqing, considerato uno degli astri nascenti della politica locale e candidato ad un posto tra i nove del Comitato permanente (i cui nomi verranno decisi nel prossimo congresso ad ottobre). La condanna a Gu Kailai era prevista e prevedibile: la donna avrebbe infatti confessato durante le sette ore di procedimento – svoltosi la settimana scorsa – presso la corte di Hefei, adducendo come movente per l’assassinio di Heywood, ‘questioni famigliari’. L’inglese avrebbe minacciato il figlio, creando un’apprensione fatale nella madre. In realtà tutta la vicenda ha ancora molti lati oscuri, a cominciare dai rumors che si sono sviluppati online e che sono stati ripresi anche da media internazionali come il Financial Times. Secondo alcuni esperti, infatti, la donna che si sarebbe presentata a processo, stando alle foto fornite dai media locali, non sarebbe Gu Kailai, bensì una sua sosia. Si tratta della pratica della “sostituzione criminale”, un sospetto complottistico dapprima annunciato sul web e che via via ha preso corpo. Al di là di questo aspetto, tuttavia, tutto lo scandalo politico è ancora lontano da una verità consolidata.

Le ultime indiscrezioni, la confessione della donna e la velocità con cui si è proceduti alla condanna, fanno pensare ad una trama studiata e scritta a tavolino dal Partito Comunista cinese: indicando tra le motivazioni del delitto questioni legati ad affetti famigliari, la Cina ha finito per svuotare tutto lo scandalo dei suoi contenuti più rischiosi, ovvero quelli politici. La coppia Gu Kailai – Bo Xilai infatti, avrebbe accumulato negli anni ingenti ricchezze, che avrebbe provato a trasferire all’estero, utilizzando personaggi del calibro di Neil Heywood. Il Partito Comunista ha deciso di oscurare questi fatti, per non incentivare una critica feroce da parte dell’opinione pubblica nei confronti della facilità con cui i funzionari cinesi si arricchiscono, spesso illegalmente. Inoltre il Pcc ha completamente annullato tutta la valenza politica dello scandalo, iniziato con la fuga di Wang Lijun, braccio destro di Bo Xilai al consolato degli Usa a Chengdu, le cui motivazioni ancora oggi sono sconosciute. Il super poliziotto pare sia sotto processo segreto a Chengdu, accusato di “tradimento”, ma nulla trapela dai mezzi di comunicazione ufficiali del governo cinese. Sulla sentenza si sono espressi con soddisfazione, invece, i rappresentanti britannici. Stando a quanto riportato dalle agenzie internazionali, l’ambasciata inglese a Pechino avrebbe accolto favore la solerzia delle autorità inglesi, che “hanno indagato per l’omicidio di Heywood e processato coloro che sono stati identificati come responsabili”. Dopo Gu Kailai, dovrebbe essere il turno del marito, Bo Xilai, sotto indagine del Partito per gravi violazioni disciplinari: tutto quanto a ridosso del Congresso che sancirà il passaggio di leadership del Celeste Impero.