“La patrimoniale non appartiene al mio vocabolario. Il governo, con l’Imu e i bolli sulle rendite finanziarie ha già fatto passi importanti per riequilibrare il prelievo”. Il ministro dell’Economia Vittorio Grilli disegna così – in una intervista a Repubblica – i prossimi passi dell’esecutivo guidato da Mario Monti: no alla patrimoniale, no ad aiuti della Bce e “tasse che caleranno presto”. Per il ministro, molto di ciò che accadrà nei prossimi messi passa dalle decisioni dell’Europa, in un “Occidente che non più permettersi il lusso di imporre con i suoi modi e i suoi tempi lo sviluppo del pianeta”. Per questo, dice, il cambiamento delle isituzioni della moneta unica “deve avvenire in fretta, e i tempi li dettano i mercati, che non vanno demonizzati”. Perché, dice, “una economia moderna non può farne a meno”. Grilli giudica “positive” le risposte date fino ad ora dal Consiglio d’Europa e dalla Bce, anche se “la metabolizzazione delle scelte fatte richiede tempo”. 

Quanto allo spread, dice il numero uno di Via XX Settembre, quello italiano riflette “una doppia componente: una esterna (la sfiducia sull’euro, in questo momento preponderante) e una interna”. “Io non credo – dice il ministro – che esista una ‘caso Italia’. E se esiste, negli ultimi mesi si è sicuramente ridimensionato grazie all’azione di questo governo”. Insomma, Grilli difende l’operato di Monti, anche alla luce delle polemiche sulle affermazione che vorrebbero il differenziale a 1200 se a guidare il Paese fosse ancora Berlusconi. 

Nel futuro dell’Italia, in ogni caso non ci sono gli aiuti della Banca centrale: “L’Italia oggi è tra i paesi più virtuosi del mondo e sicuramente d’Europa. Dunque non ci serve alcun aiuto per ripianare il deficit. L’unica cosa che ci serve è un po’ di tranquillità da parte dei mercati”. Nonostante i dati sul Pil, Grilli rimane convinto che in autunno non ci sarà alcuna nuova manovra: “Sarebbe un errore: se varassimo una manovra per ridurre il deficit nominale non faremmo altro che deprimere ulteriormente un’economia già in recessione”. Meglio, invece, un “percorso di rientro dell’1% del Pil all’anno” che ruota “intorno a un programma pluriennale di dismissioni pubbliche, soprattutto sul fronte immobiliare”, da sommare all’opera di risparmio derivata dal pareggio di bilancio. In tutto, dice il ministro, anche in caso di ipotesi “molto prudenti” sulla crescita del Paese, in cinque anni si potrebbe ridurre il debito pubblico del 20% circa. 

E la crescita? Intanto il governo si pone l’obiettivo di “eliminare l’aumento dell’Iva in modo permanente” per poi “ridurre il carico fiscale“, considerato una priorità. Il lavoro sul “Pil potenziale”, non va invece “confuso” con la congiuntura negativa. Insomma, dice Grilli, l’esecutivo è “intervenuto eccome” sullo sviluppo, ma quelli che regolano la crescita “sono processi lenti che producono risultati nel medio periodo”.