La vicenda Ilva si ripercuote anche sulla politica generando onde anomale. Per cui il Pdl (con Oslaldo Napoli)e il Pd (Stefano Fassina) si trovano sulla stessa lunghezza d’onda: contro la decisione del gip. E poi l’Idv che va all’attacco dei Democratici. I primi a commentare il nuovo provvedimento del gip Taranto impugnato poco dopo dall’azienda sono i Verdi, per applaudire la decisione del giudice e criticare l’impugnazioe:  “La scelta di Ilva di impugnare la decisione del Gip è gravissima e dimostra che l’azienda è alla ricerca di una scorciatoia per evitare le prescrizioni della Procura e confermate dal Tribunale del riesame – dice il presidente dei Verdi Angelo Bonelli – La più volte manifestata volontà dell’Ilva di collaborare con le istituzioni (a cui noi non abbiamo mai creduto) si è già esaurita? Su questo aspetto il governo dovrebbe riflettere attentamente visto che al colma 8 dell’articolo 1 del decreto su Taranto ha addirittura deciso di mettere a disposizione dei fondi per gli investimenti dell’azienda. Quella di Taranto è un emergenza gravissima: probabilmente il più grave disastro ambientale e sanitario della storia della nostra Repubblica – conclude Bonelli -. Per difendere le ragioni dei cittadini di Taranto che da decenni sopportano nella loro vita il peso di in inquinamento che Provoca ‘malattia e mortè siamo pronti a scendere in piazza”.

La polemica però è stata innescata dal responsabile Economia e Lavoro del Pd, Stefano Fassina: “E’ irrituale e molto preoccupante il provvedimento del Gip di Taranto dopo la decisione del Tribunale del Riesame, dopo gli impegni assunti dall’azienda per la realizzazione degli interventi necessari alla salvaguardia della salute e dopo il Decreto del Governo sull’avvio delle bonifiche. E’ necessario fare chiarezza al più presto. Sono in gioco le prospettive di un’azienda strategica e il futuro di decine di migliaia di lavoratori”. Anche il Pdl la pensa così: “La decisione del Gip di Taranto è grave, illogica e contraddittoria. Si comprende la necessità di tutelare un bene come l’ambiente, interesse generale e di tutti. Si comprende meno invece l’insistenza sul blocco produttivo dell’Ilva che lesiona un interesse non meno generale, visto che riguarda il lavoro di migliaia di operai oltre che gli interessi dell’Italia nel settore dell’acciaio – argomenta Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl -. L’idea di mettere l’ambiente contro il lavoro risente di una visione ideologica. La decisione del Gip è anche un giudizio negativo sul decreto con cui il governo ha stanziato somme rilevanti per la bonifica dell’area. Ora la prospettiva è il blocco della produzione e, paradossalmente, di un ritardo nell’attuazione delle misure di risanamento poiché il presidente Bruno Ferrante non è più considerato tale se non in relazione all’azione di risanamento ma non più nel ruolo di custode e amministratore delle aree, con il che lasciando a un futuro indefinito la ripresa della produzione. La decisione del gip è la paralisi di ogni attivià produttiva e la sua impugnazione da parte dell’Ilva è un atto dovuto”. 

E così che l’Idv è partito all’attacco: “E’ incomprensibile la posizione del Pd che attacca il gip di Taranto, forse Fassina ha preso un colpo di sole in quanto parla, inoltre, di un piano aziendale che a nessuno è dato conoscere – afferma il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi – La magistratura di Taranto, in tutte le sue istanze sta tentando di applicare la legge italiana anche dentro l’Ilva, permettendo all’azienda di ristrutturarsi, mettendo in sicurezza gli impianti con la cessazione dell’inquinamento dell’aria, della terra e del mare. Sin dall’inizio la magistratura ha sopperito alla totale assenza delle istituzioni sul dramma che oggi stanno vivendo i lavoratori dell’Ilva e le loro famiglie. Non dovrebbe mai capitare di porre un lavoratore nella condizione di scegliere fra il lavoro e la propria vita. Se si è arrivati a questo punto è perche chi doveva agire non lo ha fatto, a partire dal governo italiano. E’ necessario che l’enormità degli utili realizzati fino ad ora dai Riva siamo impiegati per bonificare l’ambiente. Ad oggi abbiamo visto utilizzare solo soldi pubblici, impegnati dal Governo e dalla Regione. Non è pubblico il piano di ristrutturazione dell’azienda – conclude Zipponi – e i tempi di intervento, così come non è chiara la quantità di denaro che il gruppo Riva impegnerà ma, soprattutto, non esistono le garanzie e le penalità necessarie in questi casi, qualora l’azienda non ottemperasse agli impegni presi”.

Stefano Saglia, Capogruppo Pdl in Commissione attività produttive alla Camera dei Deputati va anche oltre la polemica ponendo una questione giuridica: “La decisione del Gip di Taranto, Patrizia Todisco, con la quale si dispone nuovamente il fermo impianti, nonostante il provvedimento del Tribunale del riesame, pone seri interrogativi sull’idoneità della sede per lo svolgimento del processo. La mossa del Gip sembra dettata da fumo ideologico preoccupante. Gli organi competenti facciano chiarezza. Il polo siderurgico di Taranto può marciare in piena sicurezza e migliorare le performances già nell’attuale assetto come previsto dall’autorizzazione integrata ambientale”. 

Nel mezzo c’è la riflessione del ministro dell’Ambiente: “La decisione di interrompere le attività di produzione dovrebbe essere guidata dalla tipologia degli interventi da realizzare che in alcuni casi richiedono la fermata di parti degli impianti e in altri casi suggeriscono invece il contrario” fa sapere Corrado Clini con nota in cui si auspica il proseguimento del “percorso di risanamento degli impianti. Mi auguro che il percorso avviato prosegua tenendo conto che il risanamento degli impianti coinvolti ha bisogno della partecipazione attiva dell’impresa, ovvero sia della competenza e dell’esperienza di chi conosce il ciclo di produzione, sia delle risorse finanziarie di Ilva”. E di conseguenza, come dimostra l’esperienza consolidata in questi casi, sottolinea il ministro, “la decisione di interrompere le attività di produzione dovrebbe essere guidata dalla tipologia degli interventi da realizzare, che in alcuni casi richiedono la fermata di parti degli impianti e in altri casi suggeriscono invece il contrario”. Senza dimenticare, conclude Clini, “che i conteziosi in sede giudiziaria e i conflitti sociali che si stanno aprendo di fronte alla prospettiva di chiusura degli impianti potrebbero avere l’effetto di interrompere o ritardare fortemente il programma di risanamento degli impianti”.