Dopo il doping. Il destino del marciatore reo confesso Alex Schwazer, come lui stesso ha ipotizzato, potrebbe essere quello di commesso nella catena di supermercati che è ancora il suo sponsor. Ma cosa ne è stato di alcuni degli atleti che negli anni hanno deluso e scandalizzato per aver vinto con l’aiuto di sostanze probite? Benjamin Sinclair Johnson, il ragazzo giamaicano trapiantato a Toronto, ha compiuto 50 anni e fa il nonno. Viene ancora ricordato da tutti, ma come simbolo dell’atleta che imbrogliò il mondo. I suoi successi sono stati tutti avvelenati dal doping, quello stanozolol che lo aveva gonfiato a dismisura ma che l’altleta disse che gli era stato sciolto in un bicchiere ”per via di un complotto degli americani”. Era il 1988 ed erano le Olimpiadi di Seul. Johnson ci ricadde nel 1993. Dop aver fatto il “personal coach” di Diego Maradona, anche lui pizzicato a campionati di calcio Usa ’94, prima e di Saadi Al-Gheddafi poi, e ad un certo punto ha creduto di poter diventare preparatore atletico della squadra di calcio libica. Ha vissuto a Pozzuoli e poi tornato a Toronto, per stare con la figlia Makela ed una nipotina, Jeneil cui racconta le favole. ”Con il fatto che battevo sempre Carl Lewis – disse all’epoca il canadese – erano diventati paranoici nei miei confronti, e avrebbero potuto uccidermi”.

Il ‘figlio del vento’ Carl Lewis, pluricampione olimpico e mondiale di atletica leggera soltando sfiorato dall’ombra del doping a distanza di anni dalla sua leggendaria carriera, lo scorso febbraio sfilava al Carnevale di Rio ed è stato candidato al Senato Usa. Florence Griffith Joyner, ovver “Flo Jo”, che nelle Olimpiadi di Seul ’88 vinse tre ori nei 100, 200 e 4X100 donne, ottenendo tempi strabilianti, è morta a 38 anni nel 1998. Per molti, uccisa da sostanze avariate che si iniettava. Un’altra atleta a stelle e strisce, Marion Jones, è stata privata per doping dei suoi titoli olimpici: ben cinque medaglie conquistate alle Olimpiadi di Sydney nel 2000. E’ diventata una scrittrice. Qualche mese fa ha presentato a Belgrado il suo libro: “All’inizio della mia carriera ho fatto una cattiva scelta, pagando per questo un prezzo molto elevato, ora però mi sento bene, viaggio in giro per il mondo trasmettendo il messaggio che la vita vale più che lo sport”. C’è chi invece come Justin Gatlin, campione olimpico di Atene 2004 nei 100, dopo quattro anni di squalifica è tornato e ha vinto la medaglia di bronzo nella gara vinta da Usain Bolt la scorsa settimana. Ma c’è anche chi come la jamaicana Marlene Ottey, vincitrice nella sua carriera di 14 medaglie ai campionati del mondo sfiorata dal doping nel settembre del 1999, continua a quasi 50 anni a correre. Clamorosa, invece, la vicenda degli ex velocisti greci Kostas Kenteris e Katerina Thanou, che alle Olimpiadi di Atene 2004 mentirono sull’incidente di moto alla vigilia del Giochi per evitare un controllo antidoping. Da poco per loro è arrivato il risvolto penale: per aver saltato quei test i due furono squalificati per due anni dalla Iaaf e sono stati processati proprio nei mesi scorsi.

Dall’atletica al ciclismo. Il primo non può essere che quello di Lance Armstrong, imperatore per sette volte del Tour de France, da alcuni mesi costretto a difendersi dai suoi ex compagni di squadra. Il campione è stato messo sotto inchiesta dalla Usada, agenzia americana antidoping. Il ciclista tedesco Jan Ullrich è stato squalificato per due anni dal Tas, il tribunale per l’arbitrato dello sport di Losanna. Si è ritirato dall’attività agonistica nel 2007, ma tutti i risultati ottenuti dall’atleta a partire dal 1 maggio 2005 sono da considerarsi annullati. Di lui non si sa più nulla. Uno dei casi più eclatanti del ciclismo italiano riguarda comunque Riccardo Riccò, considerato l’erede di Marco Pantani, arrestato per avere assunto il Cera (Continous erythropietin receptor activator), il cosiddetto doping di terza generazione. Squalificato per 12 anni ha presentato un ricorso al Tribunale arbitrale dello sport (Tas) in cui chiede l’annullamento della decisione e, di conseguenza, del lungo stop che in pratica ha posto fine alla sua carriera. Mentre Schwazer parlava, su Twitter ha scritto: “Tutti gli sport dove c’è giro di quattrini è uguale……”. Quattro anni fa il ciclone travolse Davide Rebellin, negando al ciclismo azzurro una medaglia d’argento olimpica a Pechino 2008. Che gli fu tolta perché trovato positivo al Cera. Venne squalificato. E’ tornato a correre da poco in una formazione italo-croata, la Meridiana-Kamen, vincendo il Giro della Slovacchia a 41 anni.