Bambini orfani o con gravi problemi economici o psichici.  Queste le vittime di una banda di romeni sgominata dai carabinieri della Compagnia di Ravenna, coordinata dalla Dda di Bologna e in collaborazione con la polizia romena. I bambini, secondo le indagini, passavano le loro giornate nelle strade a chiedere soldi o a fare i mimi davanti ai supermercati, talvolta anche costretti a indossare costumi di animali di peluche in piena estate. I guadagni giornalieri dai dieci agli ottanta euro erano consegnati interamente ai capi dell’organizzazione criminale che ai bambini lasciavano pochi spiccioli per il cibo.

28 le persone reclutate dalla banda, tutte tra i 20 e i 25 anni e di nazionalità rumena, che decidevano di accettare tali condizioni nella speranza di trovare riscatto o migliori condizioni di vita in Italia. L’inchiesta era cominciata nel 2011, quando in seguito alla segnalazione di una lite domestica, i carabinieri avevano trovato diversi giovani romeni malnutriti, obbligati a dormire su materassi per terra e in precarie condizioni di igiene.

Le indagini dei carabinieri hanno permesso l’arresto dei vertici dell’organizzazione: una donna di 32 anni, incensurata e ufficialmente badante e un uomo 31enne disoccupato, entrambi romeni. Otto le denunce invece che hanno colpito gli altri membri del gruppo. Le accuse: associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù e alla tratta di essere umani. La base operativa dell’organizzazione a Russi, in provincia di Ravenna.

Secondo la ricostruzione del Nucleo Operativo, quattro le fasi del giro organizzativo: in primo luogo si svolgeva il reclutamento con promesse di un lavoro e di un futuro roseo in Italia; poi si organizzava il trasporto attraverso il confine di Trieste; in seguito si cercava di mantenere la sudditanza, togliendo documenti e cellulari; infine lo sfruttamento. I bambini erano impiegati soprattutto nel ravennate, ma anche Ferrara e Rovigo.