La decima azzurra è arrivata all’ora di pranzo con un argento nel canottaggio: il doppio formato da Romano Battisti e Alessio Sartori. Una gara che i due atleti delle Fiamme Gialle hanno condotto per oltre 500 metri finché la Nuova Zelanda non ha portato a termine il sorpasso negli ultimi 300 metri, finendo per tagliare il traguardo con un vantaggio di mezza barca-luce. Un risultato che addolcisce, per il momento, il bottino della flotta azzurra del canottaggio che – come il nuoto – da consueto serbatoio di podi e medaglie per i colori azzurri in questa rassegna olimpica ha rischiato di rimanere a secco e alle prese con strascichi di polemiche. 

L’argento del doppio azzurro. Sul bacino di Eton invece tutte le nubi nere sono spazzate via dal tandem azzurro che parte bene, rimanendo nelle prime posizioni e quasi “studiando” la situazione fino ai 750 metri. Nel frattempo è sembrato scappare l’equipaggio sloveno di Spik e Cop (campioni olimpici a Sydney e argento ad Atene) che ai mille metri è passato con quasi una barca-luce di vantaggio sull’Argentina. Ma è proprio qui che inizia la rimonta azzurra, ma non è estemporanea: sia gli sloveni (uno quarantenne, l’altro 33enne) sia gli argentini frenano quasi a secco e l’Italia va a condurre la gara portandosi dietro, però, la Nuova Zelanda (campione del mondo 2010 e 2011). Proprio gli all blacks a 300 metri dalla fine sferrano l’attacco decisivo: 15 colpi in acqua sufficienti a mettere la prua davanti a quella azzurra. Quel vantaggio basta ai neozelandesi per arrivare a ridosso del traguardo con quella punta di vantaggio (1″13) che vale l’oro. L’Italia, nel serrate finale, riesce a contenere il ritorno della Slovenia e tiene l’argento.

Alessio Sartori, atleta di 36 anni di Terracina (Latina), aveva già conquistato un oro e un bronzo alle Olimpiadi: fu terzo nel doppio – la stessa specialità di oggi – ad Atene 2004 e vinse la storica finale del quattro di coppia a Sydney, insieme agli altri “Cavalieri delle acque” (così furono ribattezzati): tra questi l’ultimo dei fratelli Abbagnale, Agostino, oltre a Raineri e Galtarossa). Romano Battisti, 26 anni di Priverno (sempre provincia di Latina), è alla sua prima esperienza olimpica ed è stato, questo, il suo primo risultato importante. Iniziò a praticare canottaggio a 14 anni, dopo aver visto proprio la vittoria di Sartori e gli altri ai Giochi australiani

“Non eravamo stati convocati, chiedete al ct…”. Ma, al pari dei colleghi nuotatori, non mancano le polemiche neanche tra barche, scalmi e remi a mannaia. “Non abbiamo fatto parte della rosa azzurra, andate a chiedere al commissario tecnico…” dice sibillino Alessio Sartori. Il risultato è ancor più prestigioso perchè è stato centrato da un equipaggio societario, plasmato e allenato all’interno delle Fiamme Gialle. “Il nostro equipaggio è nato a febbraio di quest’anno nelle Fiamme Gialle, non eravamo idonei a far parte della Nazionale”, dice Sartori. “Io, come il mio compagno, avrei fatto volentieri parte della rosa azzurra, ma questa possibilità ci è stata negata. Non so quale sia la motivazione… – continua – Ci siamo messi a lavorare con il nostro allenatore Franco Cattaneo. In questi mesi abbiamo fatto sempre esperienze nuove, abbiamo completato il nostro percorso”. 

Come detto la giornata dell’Italia del canottaggio era iniziata malissimo: in semifinale erano caduti sia il doppio pesi leggeri di Elia Luini e Pietro Ruta (quinti in semifinale) sia il quattro senza di Simone Venier, Mario Paonessa, Luca Agamennoni e Vincenzo Capelli. La squadra dell’Italremo, peraltro, spera ancora perché un’altra barca “corta”, quella del due senza di Lorenzo Carboncini e Niccolò Mornati, è arrivata in finale con il secondo tempo. La regata è in programma domani.

Ma non finisce qui la polemica. La situazione è simile – ma non identica – all’implosione della Nazionale di nuoto. Perché sia Battisti e Sartori che Carboncini e Mornati (sul podio i primi, in odor di medaglia i secondi) hanno formato imbarcazioni con le quali si sono allenate al di fuori del giro della Nazionale per poi entrare in squadra grazie a selezioni nazionali. Fuori dalle finali tutte le barche “lunghe” (quattro senza pesante, quattro senza pesi leggeri e quattro di coppia, dove l’Italia è stata per 20 anni ai vertici), circostanza tanto inedita in campo internazionale da dover consultare annuari di almeno vent’anni. Per Rossano Galtarossa, quarantenne icona del remo azzurro post-Abbagnale, 4 volte campione del mondo, campione olimpico 2000 e plurimedagliato tra Barcellona 1992 e Pechino 2008, questa crisi ha un nome e un cognome, quelli del tecnico Giuseppe De Capua. Galtarossa, oggi riserva a Londra, punta il dito contro l’allenatore spezzino, già ct di tutte le Nazionali dal 2005 al 2007 e ora responsabile del settore seniores. Galtarossa a Repubblica spiega: “Attenzione a non lasciarsi abbagliare dalle eventuali medaglie di Sartori-Battisti e Mornati-Carboncini: la verità è che la conduzione tecnica del canottaggio italiano è fallimentare, perché quelli sono due equipaggi che si allenano da tempo per conto loro, con allenatori che non c’entrano con la federazione. Se si pensa di confermare l’attuale ct del settore senior, De Capua, siamo proprio messi male. Dopo le Olimpiadi bisogna cambiare subito. L’allarme è chiaro e arriva dai risultati del quattro senza e del quattro di coppia: i due equipaggi sui quali la federazione puntava di più sono andati male e bisogna trarne le conseguenze”. “La conduzione di De Capua – aggiunge – è arrogante e lui ha dimostrato tutta la sua incompetenza. L’anno scorso in 15 atleti della Nazionale firmammo una lettera per sfiduciarlo, ma non è servito a niente. Ora si è capito definitivamente che avevamo ragione”. Della cosa sanno da tempo sia Petrucci che Pagnozzi. 

La verità è che la Fic non ha trovato il degno successore di Giuseppe La Mura, ‘o Dottore, lo zio degli Abbagnale, ma soprattutto “ideatore” di allenamenti, sì massacranti, ma che portarono a Sydney 4 medaglie (tra cui un oro) e ad Atene 3 (sia pure di bronzo) più una valanga di medaglie e di titoli ai Mondiali. Poi qualcosa si è rotto, lui se n’è andato e la Nazionale ha cambiato tre commissari tecnici in 6 anni. Il remo nazionale nel frattempo continua a balbettare e sembra non avere neanche un progetto. Basterebbe prendere appunti: nella specialità regina (l’otto maschile) la Germania a Pechino non entrò in finale, in questi 4 anni ha messo insieme i migliori e ha composto una barca che ieri ha piegato i colossi anglosassoni (Gran Bretagna, Canada e Usa).

Il nuoto affonda. Giornata nera anche per il nuoto. L’ultima speranza della giornata resta la semifinale conquistata da Luca Dotto nei 50 metri stile libero. L’azzurro è arrivato quarto in batteria. Eliminato, invece, Marco Orsi. Fuori dalle semifinali anche Matteo Rivolta nei 100 metri farfalla e Alessia Filippi nei 200 dorso: entrambi non superano le batterie eliminatorie. Ma soprattutto proseguono le polemiche nella squadra azzurra iniziate in particolare dopo i brutti risultati di Federica Pellegrini e ancor di più dopo le dichiarazioni di Filippo Magnini sulle condizioni atletiche scadenti di tutta la squadra (alludendo a una preparazione errata e a responsabilità dello staff tecnico e dell’allenatore Claudio Rossetto). Nelle ultime ore sembra, tuttavia, un “tutti contro Magnini” e di certo il nuoto si prepara all’anno zero.

Ginnastica artisticaVanessa Ferrari si è classificata ottava nel concorso generale individuale. Si tratta di un risultato storico: è la prima volta alle Olimpiadi che un’italiana arriva così in alto. A Pechino 2008 si era piazzata undicesima. Carlotta Ferlito ha invece terminato 21esima. Oro all’americana Gabrielle Douglas davanti alle russe Victoria Komova (beffata di 0.326 punti) e Aliya Mustafina.

Beach volley– Si qualificano agli ottavi di finale le azzurre del beach volley Greta Cicolari e Marta Menegatti che hanno vinto 2-1 contro le canadesi Annie Martin e Marie-Andree Lessard. La coppia azzurra chiude in testa il Girone F e si qualifica.

Nel torneo maschile Daniele Lupo e Paolo Nicolai, sulla sabbia dell’Horse Guards Parade, hanno subito la seconda sconfitta nelle fasi preliminari del torneo olimpico di beach volley maschile. I due azzurri si sono arresi di fronte ai brasiliani Emanuel Rego e Alison Cerutti, per 2 set a 0 (26-24, 21-18). Ora dovranno attendere i risultati delle altre partite del girone per capire se qualificarsi come migliore terza classificata o se dovranno passare da uno spareggio.

Kayak slalom – Si chiude in semifinale l’avventura olimpica di Maria Clara Giai Pron, 20 anni, nella canoa slalom. Entrata tra le prime 15 dopo le qualifiche con il terzo tempo assoluto, l’azzurra non è riuscita a centrare la finale, chiudendo all’ultimo posto. Addirittura al comando dopo il primo intertempo, l’atleta del Cus Torino è incappata in un errore alla porta numero 13, compremettendo poi tutto definitivamente alla 19.

Tennis – Nel doppio femminile le italiane Errani e Vinci ai quarti di finale incontrano le favorite sorelle Williams, mentre nel torneo individuale maschile i semifinalisti saranno lo svizzero Roger Federer, il serbo Novak Djokovic, il britannico Andy Murray e l’argentino Juan Martin Del Potro.

Tiro con l’arco – L’azzurra Pia Lionetti è stata eliminata nei quarti di finale della prova individuale di tiro con l’arco: è stata battuta 6-2 dalla messicana Aida Roman.

Tiro a volo – Niente finale nel douple trap per Francesco D’Aniello, argento a Pechino, e Daniele Di Spigno.

Vela – Tutte posizioni di rincalzo finora nelle varie specialità di vela. Nella classe “49er” la coppia Angilella-Sibello è 14esima, nella classe “Finn” Baldassari è 23esimo. Nella “RS:X F” (il windsurf) Alessandra Sensini è decima. Nella “470 M” la coppia Zandonà-Zucchetti è 15esima.