Mille in più. Mille donne costrette a vendere il proprio corpo e che hanno invaso Londra durante queste Olimpiadi. La stima è stata fatta dalla Bbc, la televisione pubblica britannica, che ha analizzato dati relativi ad arresti e a raid della Metropolitan Police contro case del piacere – illegali – e venditrici del sesso di strada. A Londra, insomma, è allarme prostituzione. Non più comunque rispetto alle Olimpiadi di Atene del 2004, quando si parlò di ‘migliaia’ di nuove prostitute giunte in città, ma poi il numero venne ridimensionato in 180. A parlare di “allarme” fu, già nel 2010, l’ex ministro per le Olimpiadi del precedente governo britannico, Tessa Jowell. “Ogni grande evento sportivo è un magnete per tanti malintenzionati. Farò di tutto per evitare il traffico di donne a Londra 2012”, disse Jowell.

Impresa non riuscita, a quanto pare, se è vero che le cifre fornite dalla “Met”, la Metropolitan Police, parlano di reati legati alla prostituzione in netto aumento. In sei mesi, il numero dei raid nei cinque quartieri olimpici è arrivato a quota 70, contro quei 30 che si sono avuti nei quartieri del West End e di Camden, tradizionalmente “vivaci” sotto questo punto di vista. Nel 2011, a Londra, furono denunciate oltre mille persone per questo tipo di reati. Nel 2012, finora, altrettante sono già state denunciate in soli sei mesi. Ma ora, attivisti per diritti civili e umani di Londra est avvertono: “Bisogna colpire gli sfruttatori della prostituzione, non prostitute o prostituti. La vera colpa è loro, non di chi è costretto a vendersi al miglior offerente”. Così, il Tower Hamlets Residents Solidarity Group ha già raccolto 200 firme, da consegnare al Comune di Tower Hamlets, uno dei “borough” della capitale, per chiedere un “cambio di marcia nella lotta alla prostituzione”. E anche la End Violence Against Women Coalition sta cercando di convincere la polizia a prendere di mira chi veramente causa la prostituzione. “Chi si vende lo fa per vivere. Chi obbliga gli altri a vendersi invece è un criminale”, dicono ora questi due gruppi per la difesa dei diritti.

Chiaramente, c’è anche chi ha provato a legalizzare il tutto. Dennis Hof, proprietario di una casa del piacere in Nevada, negli Stati Uniti, chiamata Moonlite Bunny Ranch, salì alla ribalta all’inizio del 2012 per la sua richiesta ufficiale al Locog di poter aprire un bordello legale e ufficiale, in grado anche di pagare le tasse a sua maestà la regina. Domanda chiaramente rigettata, ma ora Hof, intervistato dalla Bbc, denuncia: “Se lasciamo tutto alla criminalità, sarà molto peggio. Così le gang dell’Europa dell’est, albanesi e africane stanno portando decine se non centinaia di donne a prostituirsi per le strade di Londra o in case private. Un enorme rischio per la salute dei londinesi, a causa di malattie, droga e violenza”.

Intanto, contro le malattie, anche gli atleti di Londra 2012 vengono messi nelle condizioni di difendersi. Quindici condom ad atleta, 150mila in totale, sono stati resi disponibili dall’organizzazione dei giochi. Un vero e proprio record, se si pensa che a Pechino ne furono distribuiti 100mila. A Sydney, nel 2000, ne furono dati 70mila, mentre a Seoul, nel 1988, ne furono concessi appena 8mila. Insomma, il dubbio è se a crescere sia l’appetito sessuale degli atleti oppure la consapevolezza della pericolosità di certi comportamenti in un periodo di grande promiscuità. Così, mentre anche gli atleti italiani dicono che astenersi dal sesso durante le Olimpiadi proprio è un’impresa impossibile, la vera gara ora è quella dei rapporti sicuri e protetti. Comunque, fanno notare tabloid e giornali scandalistici britannici, queste non saranno di certo le Olimpiadi dei tradimenti: per la prima volta nella storia, all’interno del villaggio olimpico sono ammessi anche partner, mariti e mogli degli atleti. E, si sa, se si fa tutto in casa il rischio è di gran lunga minore.