Musicista, regista, scrittore e pittore col nome di Süphan Barzani. In Franco Battiato convivono il siciliano riflessivo e profondo, erede della millenaria cultura mediterranea e l’artista scrupoloso che attraversa i generi e le culture per approdare a un’arte di commistione, tutta sua, passata al vaglio di un costante labor limae.

Se le certezze vacillano e come lui sostiene “niente è come sembra”, i suoi fan almeno si possono aggrappare a un’evidenza: venerdì 27 luglio 2012 Battiato salirà sul palco di piazza Matteotti, a Sogliano al Rubicone (Fc), per una data del suo Short summer tourLo accompagnerà un piccolo ensemble di corde, archi e percussioni, formato da Carlo Guaitoli, Angelo Privitera e il Nuovo Quartetto Italiano.

Battiato non ama le lodi sperticate e si è dichiarato indifferente all’agiografia tanto quanto alla denigrazione. E allora per lui parlino i dati: il suo tour estivo, iniziato con l’orchestra sinfonica Arturo Toscanini, finora è stato un successo annunciato. I concerti di Monza, Piazzola sul Brenta, Lucca, Roma e Napoli hanno registrato una media di oltre 5 mila spettatori paganti. Lo stesso successo è previsto per l’attesissima data di Sogliano.

Nel 2007 Paul Wolfowitz (ex presidente della banca mondiale nonché uno degli architetti della politica estera di George W. Bush e dell’attacco all’Iraq) entrava nella moschea turca di Selimiye a Edirne con due grossi buchi nei calzini. Lei ha preso questa immagine come metafora della trivialità di certi uomini di potere che stanno ritrasformando la Terra nel pianeta delle scimmie. L’Italia di oggi a che punto dell’evoluzione si colloca?

Non si può generalizzare un Paese così complesso, pieno di contraddizioni e diversità, in una frase. Ci sono fetenti, ladri, delinquenti, ma anche persone oneste, intelligenti ed evolute. Quindi bisogna sperare di essere fortunati e avere a che fare con persone che ci permettano di migliorarci.

Lunedì 23 luglio Vittorio Sgarbi ha presentato il suo partito della rivoluzione. L’ha proposta come presidente della Regione Sicilia. Che cosa gli risponde?

Questa è una di quelle cose che non posso neanche prendere in considerazione. È come se non mi fosse arrivato il messaggio. Sono in tutt’altre faccende affaccendato. Come diceva Virgilio: paulo maiora canamus.

Lei ha scritto: “Dal mio osservatorio sto segnalando, in tutti i modi e con tutti i mezzi, la mia posizione; lanciando segnali d’allarme e qualche anti-virus. Una diossina intellettuale sta decretando il declino e la caduta dell’impero dell’essere umano e se non avessi qualche speranza lascerei perdere”. Su che cosa si fondano le sue speranze?

Sul fatto che ogni tanto vedo dei giovani parlare in televisione anche un po’ arrabbiati, che hanno un carattere, una morale e su queste qualità uno punta il dito dicendo: “Forse vuoi vedere che tra un po’, appena questi catafalchi andranno fuori dal gioco, riusciremo a entrare in una società degna di questo nome”. Vedo in quei giovani una certa capacità dialettica e idee chiare.

Era il 1973 quando dedicò l’lp Pollution al centro internazionale studi magnetici di Imola, diretto da Pier Luigi Ighina. Nel brano “Il silenzio del rumore” domandava a un tu generico: “Ti sei mai chiesto quale funzione hai?”. Nei 40 anni trascorsi da allora ha trovato una risposta per sé?

Quand’ero giovane credevo di percorrere un’altra strada musicale. Sinceramente oggi, alla fine di questo viaggio, ho capito con grande ritardo che l’incursione che ho fatto nella musica pop (che credevo per me come un gioco) è diventata una cosa molto seria. Sono stato uno che ha studiato, ha imparato delle cose e le ha immesse nella musica e nelle canzoni che ho fatto. In qualche modo un pubblico mi ha seguito e anche da tanto tempo e quindi posso dire che il mio compito era quello.

Nel 2011, su commissione del Comune di Cosenza/Teatro Rendano, ha composto Telesio, la sua quarta opera, con libretto di Manlio Sgalambro. Sul palco al posto di ballerini in carne e ossa ci sono degli ologrammi. Quali sono le ragioni di questa scelta innovativa? È forse un tentativo di trasportare in scena l’idea stessa di metafisica?

Mi pare una bella definizione, è così. Insomma David Bohm dice che questo universo è un ologramma e i mistici pure: la fisica quantistica in questo momento si è unita alla metafisica tradizionale dei mistici. Più di così cosa vogliamo?!

Per descrivere il cinema di oggi ha usato l’immagine di “una grande autostrada americana con migliaia di macchine tutte uguali, tutte alla stessa velocità, che viaggiano verso una non-destinazione”. Qual è invece l’idea di cinema che Battiato persegue nelle sue opere filmiche?

Beh, ho provato la strada del cinema non certo per fare il regista, ma per diffondere alla mia maniera e far conoscere grandi personalità, grandi geni, come nell’ultimo film che ho terminato di scrivere su Georg Friedrich Haendel. Nel film “Niente è come sembra” invece ci sono i mistici che più apprezzo e in quel caso il mio intento era quello di raccontare non aspetti sociali ma metafisici.

Veniamo al suo Haendel. Ha dichiarato che sarà ben diverso dal Mozart ritratto in “Amadeus” di Milos Forman. Che cosa dovrà aspettarsi il pubblico?

Il mio sarà un film documentato, privo di invenzione e lo dico apertamente senza paura di essere smentito. Si vedrà un Haendel storico, raccontato attraverso documentazione recente e grandi scoperte biografiche. Mi piacerebbe che il pubblico ne conoscesse la musica e la sua idea di Dio.

In Mesopotamia lei canta “Che cosa resterà di me, di tutte le impressioni che ho preso in questa vita?”. È possibile azzardare una risposta?

Oggi la posso dare, visto che ho una certa preparazione sulla mia esistenza. Posso dire veramente che non mi interessano le cose che ho vissuto e ho fatto. Mi interessa quello che sarò nel momento del passaggio da una dimensione all’altra.