La delocalizzazione all’estero di attività di call-center non sarà più così semplice grazie al via libera al decreto sviluppo. Un emendamento presentato dai deputati Vico (Pd) e Saglia (Pdl) e approvato dalla commissione Finanze e Attività Produttive impone infatti alle aziende, in caso di delocalizzazione delle attività, di comunicare ai cittadini-clienti il Paese in cui sono stati trasferiti i dati sensibili degli italiani. L’emendamento contiene misure per la tutela dei dati personali, contro la delocalizzazione e a sostegno dell’occupazione nei call center con più di 20 dipendenti.

“Le nuove norme sui call center – dichiara Ludovico Vico – sono molto positive perché disincentivano la delocalizzazione delle attività all’estero e tutelano gli utenti e i lavoratori. Le norme approvate regolamentano le attività dei call center con almeno 20 dipendenti scoraggiandone la delocalizzazione attraverso un sistema di disincentivi e penalizzazioni”. In effetti la delocalizzazione selvaggia d’ora in poi non avrà vita facile ed i dati personali degli italiani, seriamente a rischio saranno più tutelati. “Le aziende che delocalizzano le attività – si legge nell’emendamento approvato – non potranno ricevere incentivi all’occupazione e, comunque, dovranno darne comunicazione almeno 120 giorni prima al Ministero del lavoro, indicando i lavoratori coinvolti, e all’Autorità garante della privacy indicando quali misure vengono adottate per il rispetto della legislazione nazionale, in particolare del Codice in materia di protezione dei dati personali. Analoga informativa – prosegue il testo – deve essere fornita dalle aziende che già oggi operano su paesi esteri”.

“Inoltre – spiega Vico – quando un cittadino effettua una chiamata ad un call center deve essere informato preliminarmente sul paese in cui l’operatore con cui parla è fisicamente collocato e deve, al fine del rispetto della protezione dei suoi dati personali, poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato sul territorio nazionale. Allo stesso modo, quando un cittadino è destinatario di una chiamata da call center deve essere preliminarmente informato sul paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato, avendo quindi il diritto-facoltà di rifiutare il contatto. Il mancato rispetto delle norme – prosegue Vico – viene punito con una sanzione di 10mila euro per ogni giornata di violazione”.

“Questa norma – dichiara Vico – è il primo passo per un disegno di legge complessivo per avere una regolamentazione specifica su questo settore. Apre un varco importante al fine di mettere dei paletti ben definiti, a tutela del lavoro e dei dati personali. C’è già un disegno di legge per regolare il settore a firma mia e di Cesare Damiano depositato da più di un anno”.

“Finalmente si avvia un concreto percorso per la ricerca di regole nel mercato delle telecomunicazioni, caratterizzato dalla totale assenza di norme necessarie per garantire stabilità occupazionale ed evitare fenomeni di dumping (cioè la vendita su un mercato estero ad un prezzo inferiore, ndr) tra le aziende” commenta il segretario nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti. L’Ugl Tlc ha chiesto più di due anni fa chiarimenti al Garante della privacy, in merito alla tutela dei dati personali dei cittadini italiani gestiti da aziende di call center estere, non ricevendo ancora una risposta ed ha anche lanciato, qualche mese fa, una petizione popolare contro la delocalizzazione delle imprese italiane all’estero.

“E’ giunto il momento – prosegue il segretario Ugl Tlc – di fare chiarezza anche sulla tutela dei dati personali dei clienti, per la quale abbiamo avanzato un reclamo al Garante della Privacy. E’ paradossale, infatti, che mentre in Italia in diversi call center ai lavoratori vengono richieste le impronte biometriche per il trattamento dei dati, si consenta al contempo che gli stessi vengano gestiti in Paesi dove non esistono regolamentazioni in materia ed in cui l’alto tasso di pirateria informatica è ben noto a tutti. Questo emendamento è il primo passo, importante, per regolamentare il far west delle delocalizzazioni”.

Esultano anche gli altri sindacati di categoria, che insieme a Ugl Tlc hanno organizzato un presidio a Montecitorio la scorsa settimana per l’approvazione dell’emendamento Vico-Saglia: “Finalmente è riconosciuto il diritto del cittadino-cliente di essere informato sul luogo fisico in cui saranno gestiti i suoi dati personali – dichiara Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil – consentendogli di opporre un rifiuto al trattamento di dati in paesi diversi dall’Italia. E’ un emendamento che incoraggia a proseguire nella battaglia contro il mercato nero dei database di dati sensibili”.