La Gran Bretagna non è solo la nazione che ha inventato gli sport più amati al mondo, come il calcio, il rugby e il tennis. Dagli anni Sessanta è anche la patria della musica pop moderna e il centro catalizzatore delle nuove tendenze: Rock, Blues, Mods, Punk, Reggae, Ska, Britpop, Elettronica, Prog, Metal, eccetera. Ma non solo. E’ anche la patria dei gruppi più celebri: Beatles e Rolling Stones, solo per citarne due.

Naturale che la scelta della musica per le XXX Olimpiadi non fosse impresa facile, a cominciare dalla canzone simbolo dei Giochi. Pescando nel calderone, gli organizzatori decidono con coraggio di optare per London Calling. E’ una canzone dei Clash, ossia un gruppo punk. E apriti cielo. Molti ricordano che il punk non è stato mai troppo tenero con l’establishment britannico, a cominciare dalla casa reale. Basti pensare ai Sex Pistols di God Save The Queen (and the fascist regim). Per di più il testo di London Calling, indubbiamente una della canzoni più simboliche dei Clash, parla di una apocalisse nucleare che riduce Londra alla fame, infestata di zombie e inondata dal Tamigi. E testualmente recita: “Londra sta annegando e io vivo vicino al fiume…”. Insomma, non proprio un auspicio di buona riuscita.

Ma l’Inghilterra è un Paese di grandi libertà e di sovrabbondanza di genietti musicali. Dovrebbe essere una risorsa, invece si trasforma in un altro problema. A chi concedere, infatti, l’onore di suonare alla cerimonia di apertura? E a quella di chiusura? C’è l’imbarazzo della scelta. Anche perché nel mischiare la musica con lo sport, la Gran Bretagna è sempre stata all’avanguardia. Tutti ricordano We Are The Champions, la celebre canzone dei Queen suonata fino allo sfinimento dopo ogni vittoria sportiva. Certo, se Freddy Mercury fosse ancora in vita non ci sarebbero dubbi: la cerimonia d’apertura spetterebbe a lui.

Invece, a qualche mese dall’inizio delle Olimpiadi si sparge la notizia che ad aprire i Giochi sarebbero stati i Led Zeppelin. Una band culto, per intenderci quella di Stairway To Heaven, che tuttavia non suona insieme da anni. Infatti Robert Plant, il cantante, subito smentisce: non se ne parla nemmeno. Oltretutto Jimmy Page, il chitarrista, ha già suonato Whole Lotta Love alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Pechino nel 2008. Perché ripetersi?

A quel punto gli organizzatori si rivolgono ai Rolling Stones, già special guest al Superbowl di Detroit nel 2006. Sarebbe un concerto storico, perché il 12 luglio la band ha festeggiato il 50esimo anniversario del suo primo concerto, svoltosi al Marquee Club di Londra nel ’62. Ma ciò nonostante anche dagli Stones arriva un gentile rifiuto: troppo occupati (c’è però chi dice che Mick Jagger sia ancora arrabbiato per l’autobiografia di Keith Richards, che nei suoi confronti non è molto lusinghiera).

Così, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, sul palco di Wembley il 27 il luglio salirà il baronetto ed ex Beatles Paul Mc Cartney. E’ lo stesso che quando fu invitato a Buckingham Palace per ricevere la nomina a baronetto si fumò uno spinello nei bagni, ma stavolta nessuno ha avuto da obiettare. In un primo momento gli organizzatori avrebbero voluto affiancargli anche Ringo Star, in modo da mettere insieme i due Beatles rimasti in vita. Peccato che il batterista in quel periodo abbia una tournée negli Usa. Perché per suonare alle Olimpiadi non c’è certo la fila.

Mentre la cerimonia di chiusura è andata ai Blur, i maggiori esponenti del genere britpop. Per l’occasione la band inglese ha anche composto due brani, Under The Westway e Puritan, che ha da poco lanciato con un concerto in streaming. Suoneranno il 12 agosto con i New Order e The Specials nello splendido scenario di Hyde Park. Chi avrà la fortuna di vederlo si godrà uno spettacolo e ballerà ska. Gli altri, come sempre, attenderanno di vedere qualche immagine su You Tube.