Residenti, ma anche Verdi e Pdl, per la prima volta insieme, contro la movida della gay street di Roma. Al rione Celio-Colosseo è sotto accusa la famosa via di San Giovanni in Laterano, la via “arcobaleno” romana dove, secondo i comitati di quartiere, i limiti dei decibel, gli orari di chiusura, le ordinanze sul consumo e la vendita di alcolici per i negozi senza licenza e sugli schiamazzi notturni non vengono rispettati. A capo della rivolta c’è la consigliera dei Verdi del Municipio I, Nathalie Naim che denuncia ai microfoni de ilfattoquotidiano.it tutte le leggi e le ordinanze non applicate dalla polizia municipale e dalle forze dell’ordine. ” O non conoscono la legge o si limitano a controllare che nei luoghi della movida non avvengano risse. Ma quelle ordinanze sono fatte apposta per tutelare i residenti e bilanciare il diritto al divertimento con quello del quieto vivere” afferma la consigliera. “Le occupazioni di suolo pubblico dei locali di via San Giovanni in Laterano, la via in questione, sono tutte abusive. Però se attacchi la gay street vieni tacciato come omofobo. Quella zona è un tabù, ufficiosamente non si può intervenire” racconta Nathalie Naim “questo mi sembra un pregiudizio al contrario, questo è un tema che riguarda la convivenza civile, i diritti di chi abita nel centro storico della Capitale non possono essere calpestati per evitare titoloni sul giornale”. E ancora: “Interessi economici, guadagni e diritti di espressione non possono essere al di sopra della legge e della Costituzione”. I residenti in video aggiungono: “Questa sembra una zona franca, dove lo Stato di diritto non esiste , non c’è un terzo disinteressato che ci difende” afferma una signora “perché al Comune va bene così”. I gestori dei locali replicano: “Ci sono sette locali che danno lavoro a decine di persone, non possiamo chiudere per la polemica di pochi residenti” di Irene Buscemi