Nel suo primo discorso da ministro dell’Economia, Vittorio Grilli fa una precisa richiesta ai Paesi dell’Eurozona: “E’ indispensabile che, in particolare gli stati dell’area dell’euro, siano in grado di dimostrare la chiara volontà di affrontare la crisi con determinazione e unità di intenti”. Intervenendo in audizione alla Camera sul fiscal compact, il neo ministro ha spiegato: “Come mostrano chiaramente le perduranti instabilità dei mercati, le risposte fornite non sono ancora pienamente soddisfacenti”. Il problema infatti per Grilli è l’instabilità dei mercati, senza la quale l’Italia, “non avrebbe problemi di sorta. Tale volatilità dei mercati porta problemi non solo al paese piu’ in difficoltà ma a tutti”.

I trattati in discussione oggi, sottolinea il ministro “costituiscono tappe cruciali del cammino verso una maggiore integrazione europea. Si tratta di un percorso che, per tutta la sua storia, è stato caratterizzato da momenti di stasi seguiti da fortissime accelerazioni”. Sotto la spinta dell’emergenza, secondo il ministro “sono stati compiuti passi impensabili fino a un paio di anni fa. A fronte di circostanze straordinarie sono necessarie risposte straordinarie. E’ quello che è accaduto nei mesi scorsi”. La risposta europea alla crisi finanziaria internazionale, che si è gradualmente estesa ai debiti sovrani e ha ora in Europa il suo epicentro, “è composta da un quadro articolato di passaggi progressivi lungo due principali direttrici”, ricorda il ministro. La prima riguarda il rapporto tra misure di breve e misure di lungo periodo. La seconda direttrice è quella relativa al bilanciamento tra maggiore integrazione delle politiche di bilancio e più stretta cooperazione attraverso strumenti comuni di intervento. Questa impostazione, secondo il ministro, “non è giunta ancora a compimento. Il percorso su entrambe le direttrici è peraltro in continua evoluzione”. L’Italia, sottolinea Grilli, ha contribuito in “maniera determinante” al negoziato sui due trattati, il cui testo definitivo “è stato il risultato di un processo lungo, non privo di difficoltà, influenzato dall’incalzare della crisi e dei rischi crescenti di contagio tra diversi Paesi dell’area euro”.

Secondo il ministro, che ha preso il posto di Mario Monti l’11 luglio scorso, l’Italia “con il 17,9% delle azioni, è il terzo sottoscrittore” del fondo europeo Esm “dopo Germania e Francia” e “lo sforzo finanziario” del nostro paese “è perciò pari a 14,33 miliardi di euro di capitale paid-in, da versare entro il 2014 con le seguenti scadenze: 5,73 miliardi nel 2012 e nel 2013 e 2,87 miliardi nel 2014″. Infatti ricorda Grilli è anche merito di questo esecutivo se in Europa si è fatta strada, ” la consapevolezza della necessita’ di accompagnare l’accresciuto impegno sul fronte della disciplina fiscale con un quadro favorevole alle politiche per la crescita”. Il ministro sottolinea che la definizione di un Growth compact, da parte dell’ultimo Consiglio Europeo, “costituisce, ben oltre gli specifici contenuti, un passaggio politico cruciale in quanto rimette al centro dell’agenda europea la responsabilità di politiche che possano creare prospettive di crescita”. Inoltre ci sono altre iniziative sostenute dall’Italia, “miranti a un’attenzione particolare alle spese per investimenti produttivi, rispondono all’esigenza di incoraggiare la costruzione prospettive di medio-lungo termine più favorevoli”.