La gestazione è stata lunga, e non poteva essere altrimenti. Passano gli anni ma in Sardegna il piatto forte resta sempre il Piano paesaggistico regionale e la sua revisione. Ingredienti: ambiente e cemento. Attorno è battaglia, politica ed economica, tra chi teme la speculazione edilizia lungo le coste e nelle campagne e chi da sempre ha contestato lo strumento voluto dalla giunta dall’ex governatore Renato Soru nel 2006 perché troppo restrittivo. Qualche giorno fa la giunta di Ugo Cappellacci (Pdl) ha dato l’ok alle linee guida, e domani verranno illustrate davanti al Consiglio regionale riunito in seduta straordinaria. I tempi sono maturi: il nuovo Piano paesaggistico era una delle voci più importanti anche in campagna elettorale e già in autunno era stata diffusa una bozza che allentava i vincoli. La discussione di domani, non obbligata visto che l’atto è amministrativo, si annuncia già incandescente, con una maggioranza incrinata. Ma in ogni caso le decisioni definitive spetteranno alla giunta.

I punti fondamentali. Nelle linee guida volute dalla giunta Cappellacci cambia l’impianto: se finora la costa sarda è considerata “bene paesaggistico” nel suo complesso, secondo le linee guida potrebbe diventare “sistema ambientale ad alta intensità di tutela”. Da garantire con alcune misure di salvaguardia, caso per caso. Quindi meno vincoli globali ma “regole più precise e quindi più trasparenti”, nonché “la maggiore qualità della pianificazione e la massima cura delle peculiarità paesaggistico‐ambientali”, si legge nel documento. Tre le parti fondamentali: la prima illustra il Ppr attuale, la seconda fa riferimento al cosiddetto Piano casa 1 (all’articolo 11, legge regionale 4 del 2009) che prevede la revisione e nell’ultima, appunto i principi. Per le campagne, in virtù anche dell’ultimo Piano Casa (legge regionale 21, n. 11) si prevede una sorta di ricognizione dell’esistente “in contrasto con il frazionamento” che, tradotto, potrebbe significare sanatoria di chi ha costruito nelle campagne. Questi gli intenti del Ppr: “Analizza e regola il fenomeno dell’edificato urbano diffuso, costituito da edifici residenziali, localizzati nelle aree agricole limitrofe alle espansioni recenti dei centri maggiori”. Aree in cui spesso si è costruito senza regole, abusivamente, attorno all’hinterland di Cagliari, ma anche sulla costa orientale, in Ogliastra, anche a pochi passi dal mare. E quest’estate si è assistito alle prime demolizioni delle case fantasma, secondo quanto disposto dalla Procura di Lanusei.

Altro nodo fondamentale è la mediazione tra “la tutela delle risorse primarie del territorio e dell’ambiente con le esigenze socio‐economiche della comunità, all’interno delle strategie di sviluppo territoriale e sostenibilità ambientale”. E si fa riferimento sia ai già contestati Piani casa, sia alla legge sul golf (n. 19, 2011) che prevedeva 20 nuovi campi in tutta l’Isola con altrettanti alberghi e strutture ricettive, soprattutto vicino all’agognata costa. Legge impugnata dal governo su cui dovrà esprimersi la Corte costituzionale. In mezzo c’era stata addirittura una campagna pubblicitaria istituzionale della Regione sui due principali quotidiani sardi che spiegava, con linguaggio e metodo messo in discussione anche dall’Ordine dei giornalisti, i motivi delle modifiche. Come la “libertà di chiudere una veranda” o “aprire una stanza in più”. Un uso dei soldi pubblici considerato “partigiano” dai consiglieri di opposizione.

Le reazioni. Alcuni sono già sul piede di guerra. Per Luciano Uras, capogruppo Sel in consiglio regionale, le linee guida ricevute in questi giorni “legittimano quanto è stato prodotto in questi anni, i vari Piani casa e la legge sul golf”. Non solo, i tempi potrebbero allungarsi ancora per anni e la Sardegna, così, sarebbe di nuovo di fronte a un Far West, senza regole. Si riferisce ai vari Piani urbanistici comunali, quasi tutti non in linea con il Ppr, materia calda in tanti centri, sul mare ma non solo, su cui si concentrano gli interessi e per cui sono cadute alcune giunte (Alghero). Anche il vicesegretario regionale dell’Italia dei valori, Salvatore Lai, condanna le nuove linee guida e teme una strategia di corto respiro: “In Sardegna si è costruito già troppo – afferma – e adesso non è possibile né allentare i vincoli che nella passata legislatura hanno impedito l’assalto alle coste, né concedere le nostra campagne alla speculazione edilizia come vorrebbe fare il centrodestra”.

In una lunga intervista alla Nuova Sardegna scende di nuovo in campo il principale sponsor del testo in vigore, Renato Soru, ora consigliere Pd. Difende il suo Ppr e parla anche lui di “nuovo assalto alle coste” e di “cementificazione delle campagne”. E difende lo strumento delle deroghe, sotto accusa da parte della maggioranza di centrodestra perché ha dato il via libera ad alcuni interventi con volumetrie ingombranti. Altri del Pd chiedono comunque una nuova legge urbanistica. Ognuno al posto di combattimento, insomma.

Dall’altra parte Matteo Sanna (Fli), presidente della commissione Urbanistica, storce il naso: “Sono accuse ridicole – dice al telefono – nel documento non si parla né di metri quadri, né di metri cubi. C’è solo la filosofia. Il vecchio piano non è tutto da buttare, e non sarà stravolto. Saranno corrette alcune storture. I comuni devono diventare protagonisti e poi bisogna essere coraggiosi: non si può dire che una cosa è bella o brutta perché è a 300 metri dal mare o a due chilometri”. Nessuna distruzione, assicura il consigliere dell’Mpa, Franco Cuccureddu, ex sindaco di Castelsardo: “ma attenzione all’esistente e a una visione d’insieme e soprattutto ai beni identitari”. Intanto la Cna Sardegna con un certo tempismo diffonde i dati del settimo anno di crisi per l’edilizia isolana, che registra un meno 36 per cento.