Seduto al bar un signore sulla quarantina tiene la testa chinata sulla Gazzetta dello sport. Non alza mai gli occhi. Oltre a lui, nel bar, solo un altro cliente, un anziano anch’egli intento a leggere il giornale. Entrambi sembrano non far caso al fatto che intorno l’ambiente è quello di una città fantasma, che il locale è vuoto e silenzioso. Eppure la barista, dignitosa e taciturna dietro al banco, non si scompone. Serve i pochissimi avventori esattamente come aveva fatto fino al 19 maggio. A Finale Emilia si ragiona così: se non si riprende a lavorare, in quelle vie non ci tornerà più nessuno.

Piazza Verdi, il cuore del comune emiliano, è vuota. Siamo in piena “zona rossa” di uno dei paesi simbolo ed epicentro delle scosse del 20 e 29 maggio. Il termometro segna 38 gradi e sull’acciottolato, dove la strada non è transennata, ogni tanto passa qualche persona in bici. Alcuni ragazzini osservano affascinati il lavoro dei vigili del fuoco alle prese con il campanile pericolante. Ma nonostante il poco movimento i negozi stanno riaprendo. Molti lo hanno fatto già da un po’. “Il 4 giugno avevamo già iniziato a lavorare”, racconta sorridente il titolare dell’ottica Ferraresi. “La gente fa un po’ fatica ad arrivare fino a qui, sia perché le strade sono chiuse, sia perché è difficile parcheggiare. Ma piano piano il centro si sta rianimando. C’è la voglia dei commercianti di tenerlo vivo”.

Sul lato opposto della piazza, Cinzia ha una tabaccheria, che è anche un’edicola. La mattina del 20 maggio avrebbe dovuto vendere i giornali e invece al centro della notizia si è trovata lei. Mercoledì riaprirà. Le sue dipendenti già puliscono gli scaffali, risistemano le stecche di sigarette e mettono in ordine i libri. Il problema per lei è la burocrazia. “Si muove molto lentamente. Ho avuto il sopralluogo qua il 5 giugno scorso, ma le schede Aedes (sigla che sta per Agibilità e danno nell’emergenza sismica, ossia uno strumento omogeneo per il rilievo del danno, ndr) non sono ancora arrivate né consultabili. Ho avuto l’ok a voce – spiega la tabaccaia – ma mi piacerebbe avere un foglio di carta da appendere fuori dalla vetrina”.

C’è chi, non avendo ancora il riconoscimento dell’agibilità si arrangia come può. Almeno due negozi di abbigliamento espongono la loro merce sulla strada. Giovanni invece fa l’agente immobiliare e fuori dal suo negozio in piazza Verdi ha messo un cartello. Si prega la spettabile clientela di attendere fuori dallo studio. Il titolare spiega “Non abbiamo ancora avuto alcuna risposta e il problema qui è che c’è una inagibilità al piano superiore. Ma non ci sono alternative al momento” ci spiega sull’uscio Giovanni. “L’unica sarebbe il container, ma se andiamo lì peggioriamo la situazione”.

Pochi metri più in là abita Daniele. Lui con sua madre, insieme a un’altra sola famiglia, sono gli unici a essere tornati ad abitare nelle loro case in tutta la piazza Verdi e dintorni. E una delle pochissime famiglie in tutta la zona rossa di Finale. “Siamo rientrati in casa, o meglio in garage”, racconta Daniele. “Io e mia mamma abbiamo avuto l’agibilità 10 giorni fa e ora vogliamo provarci, siamo stati un mese in giro ed è ora che torniamo a casa nostra”. Nel garage, pulito e ordinato, un grande materasso è poggiato direttamente sul pavimento. “Comunque questa casa era dei miei nonni, poi dei miei genitori, non so se rendo l’idea. Non possiamo andare via”.

Daniele e sua madre però a dormire al secondo piano, nonostante l’agibilità, non ci pensano proprio. “Saliamo solo a prendere qualcosa. Però ci sentiamo più sicuri qui, vicino alla porta. Lì abbiamo da fare due rampe di scale. Abbiamo già fatto esperienza di due terremoti e percorrere quei gradini è lunga”.

Fuori dal centro e dalla zona rossa le case intanto si animano. Ieri era in programma un primo censimento nelle tendopoli, ma nel frattempo il numero degli ospiti scende. La protezione civile ha anche fornito dati più ampi. Secondo un dato di ieri in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, sono 10.843 le persone colpite dal terremoto assistite dalla protezione civile nelle tende, nelle strutture al coperto (scuole, palestre e caserme) e negli alberghi. Erano oltre 15 mila dopo la seconda scossa del 29 maggio. In Emilia Romagna i cittadini assistiti sono 10.584. Nello specifico, 7.832 sono ospitati nei campi tenda, 413 nelle strutture al coperto e 2.339 in strutture alberghiere. In Lombardia, invece, risultano assistite 242 persone, ospitate all’interno del campo attivo nella provincia di Mantova. In Veneto, infine, vengono assistite in albergo 17 persone.

 
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