“Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità”. Era sorridente e rilassato Vasco Rossi dopo il suo matrimonio con Laura Schmidt, in municipio a Zocca. Ha scherzato con i giornalisti e alzato la mano per salutare la folla che, schiacciata contro le porte a vetri dell’edificio, cercava di gridare forte il proprio augurio di felicità per il rocker. L’affetto e un veloce ringraziamento a colui che negli anni ha saputo tradurre in versi così tante emozioni. La cerimonia è stata veloce, appena una ventina di minuti, e il rocker è arrivato nascosto tra le sue due guardie del corpo, entrando subito in Comune dal retro, attraverso i magazzini. Celato all’interno di un furgone con i vetri oscurati. Ma da fuori gridavano il suo nome, “Vasco, Vasco” e allora lui, a rito finito, in camicia bianca e abito scuro è uscito dalla Sala Giunta, dove ha sposato Laura, e ha rivolto ai presenti un sorriso sereno. Prima di imboccare il corridoio e andare via, lontano dalle telecamere.

L’aveva detto, del resto, che quella di oggi non sarebbe stata una festa ma solo una formalità, eppure se stamattina i fan radunati erano pochi, attorno alle quattro del pomeriggio il piazzale antistante il Comune si è riempito di un centinaio di persone. E l’emozione era palpabile. Prima di lui sono arrivati i pochissimi invitati alla cerimonia, la tata Ivana accompagnata dal marito, Francesco Ferrari, il figlio Luca, la mamma e la sorella di Laura, Liliana, e ovviamente una sorridente Novella Corsi, madre del Kom. “Sono felice che si sposi – ha detto emozionata ai giornalisti prima di entrare in Comune – era ora, me l’aveva promesso”.

Laura e Vasco, insieme dal 1988, convivevano già da venticinque anni e con la bionda italo tedesca, il rocker ha avuto un figlio, Luca, terzogenito, oggi ormai ventenne. Fratellastro di Lorenzo, riconosciuto dal Kom nel 2003 attraverso una volontaria prova del Dna, nato nel 1986 da una relazione con una fan bolognese. Che oggi vive a Ferrara e da un rapporto successivo ha avuto una bimba. E di Davide, coetaneo di Lorenzo, che vive a Roma con la madre, anche lui riconosciuto dal cantautore dopo la prova del Dna, quando aveva ormai compiuto sei anni. “I fan – diceva il rocker parlando dei suoi ragazzi – sono quelli che mi danno l’energia di essere ancora qua come Vasco Rossi. Sono loro in pratica l’energia di Vasco Rossi. Mentre l’energia di Vasco sono Luca, Lorenzo e Davide. Sono la ragione vera per essere in questa splendida valle di lacrime”.

La storia tra i due è nata tanti anni fa, e nonostante la “vita spericolata” del rock filosofo, Laura gli è sempre rimasta accanto, supportandolo nei momenti difficili e condividendo con lui le gioie di una carriera che l’ha reso uno dei pilastri della storia musicale italiana.

“Ho pensato che la cosa più spericolata che una rockstar come me potesse fare era una famiglia – raccontava Vasco, parlando della sua compagna – Invece di stare in uno stupido hotel ho voluto fare quella sfida lì. Grazie alla Laura, che praticamente l’ha tenuta in piedi di peso perché lei è l’artefice, sono riuscito anche in quella sfida, costruire una famiglia e mantenere viva la storia di Vasco Rossi. Adesso ho una famiglia, Luca ha vent’anni ormai, la storia è stata un’esperienza straordinaria”.

Un’avventura fatta di luci e ombre, di successi e delusioni, di esperienze vissute che hanno lasciato il segno. “Anche Laura – ricorda il rocker – ha avuto momenti molto duri, ma li ha superati diventando la mamma perfetta. È maturata molto, è diventata una donna splendida. Naturalmente l’ho cresciuta io perché quando l’ho incontrata era una bambina e praticamente ho due figli, lei e Luca. Un giorno ho pensato che se mi avessero chiesto la mia vita per Luca l’avrei data immediatamente, ma senza neanche pensarci. È incredibile, ecco quando ti accorgi di essere padre”.

Oggi, quella famiglia nata per volontà di due persone innamorate è divenuta ufficiale. Davanti al sindaco di Zocca Pietro Balugani i due si sono uniti in matrimonio, così che la moglie potesse acquisire gli stessi diritti dei tre figli. Perché anche se “solo essere liberi di andarsene ogni giorno può dimostrarci la sincerità di un rapporto – scrive Vasco sul suo profilo Facebook – un atto puramente tecnico” era necessario.

 Un passo, sancito attraverso rito civile, che ha chiuso un anno fatto gioie e di difficoltà, di traguardi e di ostacoli che a tratti sono apparsi insuperabili per il provocautore modenese. La malattia, il tour interrotto, la tensione e poi la convalescenza. Verso un recupero lento che Vasco ha sempre affrontato con determinazione. Lui, estremo nei sentimenti così come con le parole,

“La felicità è un attimo – raccontava a giugno 2011, durante un’intervista rilasciata a Oggi – Quando ho finito un concerto, quando sono a metà concerto ho dei momenti di felicità, poi chiaramente la vita… Sono un carattere di quelli che hanno il famoso male di vivere. Io non so cosa sia, però io in realtà sono un tipo molto solare quando c’è la gente, perché mi arriva. Appena sono solo io torno quello che sono. Sono convinto che ci sia per forza qualcosa che si ripaga, un equilibrio, insomma: ho così tanta soddisfazione dal punto di vista artistico che per forza devo pagare una sofferenza. A parte che la sofferenza che ho, spesso la uso per dare più profondità alle mie canzoni, quindi ben venga anche la sofferenza”.

Di lui quest’anno si è detto di tutto. Che fosse finito, stanco, deluso, che si sarebbe arreso alla malattia e al dolore lasciando per sempre il palcoscenico, che nel 2011 nonostante tutto l’ha catapultato per l’ennesima volta in cima alle classifiche nazionali. Ma poi, Alla Scala di Milano, con il balletto L’altra metà del cielo, di cui ha firmato drammaturgia e musiche, riarrangiate dal maestro Celsio Valli, è rinato. In tutti i sensi. E con alcuni dei suoi brani più belli racchiusi in un album, omonimo del balletto, è tornato sulla vetta, ancor prima che la convalescenza finisse. Con le sue canzoni, Gabri, Delusa, Anima Fragile, Incredibile Romantica.

“Non c’è mai depressione nelle mie canzoni – spiega il provocautore – È una malinconia di fondo. Sono sempre stato molto solare fino ai 50 anni. Poi a 50 anni è cambiato completamente, non so che cosa. Mi è cambiato il modo di vedere le cose. È cambiato tutto. Ho avuto una crisi terrificante nel 2000. Avevo tutto, sì avevo tutto. Cosa mi mancava? Non lo so, mi è cambiata la chimica nel cervello secondo me, c’è poco da fare, oh. Però ci tengo a dire che nelle mie canzoni non c’è mai depressione, ma c’è la presa di coscienza che mi sono rotto il cazzo di dire che va tutto bene anche se non è vero”.

Oggi però il suo sorriso era allegro e scanzonato come sempre, un po’ provocatorio, un po’ brillante. Un po’ Vasco spericolato e un po’ l’uomo di Laura, il padre e il marito. L’anticipo di ciò che verrà, forse, perché come raccontava solo qualche tempo fa, dallo “stupido hotel” in cui si era esiliato per lavorare all’ultimo album, di progetti ce ne sono tanti. E le sorprese non sono finite.