Tutto secondo copione. Come ampiamente previsto dagli analisti, la Banca centrale europea ha deliberato oggi il taglio di 0,25 punti percentuali del tasso di riferimento che scende così a quota 0,75%, il livello più basso di sempre. I tassi sui prestiti overnight scendono all’1,5%, i rendimenti sulla liquidità in deposito presso Eurotower valgono ora esattamente zero. In termini generali, tenere fermi i capitali all’interno dell’Eurozona non è mai stato così poco conveniente.

Ma cosa cambia concretamente per i mercati, gli operatori e i cittadini dell’area? Per il momento poco o nulla, almeno secondo logica. Partiamo dal fronte dei mutui. Il calo degli interessi, ovviamente, rappresenta una buona notizia per chiunque abbia sottoscritto un finanziamento a tasso variabile. Ma in termini concreti si tratta di un impatto pressoché trascurabile. Come noto, infatti, gli interessi sui mutui non sono quasi mai calcolati sul costo del denaro fissato dalla Bce bensì sull’Euribor, ovvero la media dei tassi interbancari dei maggiori istituti europei (44 in totale). E’ vero che questa media segue tipicamente la variazione dell’interesse Bce, ma è altrettanto vero che ad oggi l’Euribor stesso viaggia a livelli particolarmente bassi. Probabile dunque che in futuro si abbia a che fare con risparmi minimi.

Capitolo mercati finanziari. L’abbassamento del tasso di interesse dovrebbe favorire la circolazione di capitale e, di conseguenza, gli investimenti sulle piazze. In altri termini, con il costo del denaro a quota 0,75 gli acquisti di titoli di Stato e di azioni da parte delle banche e dei fondi di investimento dovrebbero aumentare. La speranza, insomma, è che gli indici di borsa salgano e i rendimenti sui titoli sovrani (e di conseguenza lo spread) si abbassino. Ma anche qui, a ben vedere, non dovrebbero esserci effetti significativi nel medio periodo. L’eventualità del taglio dei tassi, come si diceva, era infatti ampiamente prevista, e siccome in borsa si gioca notoriamente d’anticipo, tutto lascia intendere che gli operatori avessero già iniziato a muoversi dando per certa la decisione della Bce. Come si dice in questi casi, insomma, il mercato potrebbe avere già ampiamente scontato il provvedimento il che significa che nel brevissimo termine potrebbero anche prodursi importanti rialzi di Borsa, ma a lungo andare il trend potrebbe anche essere diverso.

Le speranze, forse, sono legate forse all’aspetto simbolico del provvedimento. Quella dell’1% è infatti una tipica “soglia psicologica”, ovvero un livello critico identificato come tale da una pluralità di operatori. Probabile dunque che al di sotto della soglia stessa molte operazioni scattino in automatico. Un banco di prova, in questo caso, potrebbe essere rappresentato dai depositi presso la Bce. Ieri questi ultimi ammontavano a 806,5 miliardi, il livello più alto da maggio. D’ora in avanti, come si diceva, il loro rendimento sarà assolutamente nullo. Una spinta al ritiro a successivi investimenti? Forse no, viste le recenti esperienze. I titoli tedeschi a breve e medio periodo, tanto per fare un raffronto, offrono di fatto gli stessi rendimenti (la Germania si finanzia gratis fino a due anni) eppure la loro domanda resta relativamente solida. In pratica è come se gli investitori, spaventati dalla volatilità dei mercati, preferissero tenere il proprio denaro in una cassetta di sicurezza virtuale piuttosto che rischiare di accumulare perdite altrove. Vale per i titoli di Berlino, dovrebbe valere anche per la Bce.

E qui si torna alla questione di fondo. Per ritrovare ottimismo i mercati hanno bisogno di nuova stabilità, ovvero di un progressivo abbassamento dei rendimenti sui titoli italiani e spagnoli, i soliti osservati speciali. Un effetto, quest’ultimo, che potrebbe essere prodotto sostanzialmente in due modi: con una nuova iniezione di liquidità a basso costo per le banche (assist implicito per l’accumulo dei titoli sovrani) oppure con un riavvio degli acquisti da parte della stessa Bce (sempre che nel frattempo non inizi a farlo il fondo salva Stati). La numero uno del Fmi Christine Lagarde ha apertamente suggerito il ricorso a quest’ultima soluzione. Draghi ci sta pensando ma deve fare i conti con l’opposizione del presidente della banca centrale olandese Klaas Knot. In totale, ricorda oggi il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt, la Bce ha comprato titoli di Stato di Paesi in difficoltà per 210 miliardi. E ha tuttora un bilancio record di 3.100 miliardi.