Un giornalista, un tandem e cento giorni per raccontare il Paese. E’ la ricetta di radiobici.it, il progetto a due ruote del reporter Maurizio Guagnetti, giunto al termine dopo gli oltre 5mila chilometri percorsi. Il bilancio? “Nonostante la crisi, c’è un’Italia che continua a credere in se stessa”, spiega Guagnetti, “a produrre valore, a creare lavoro, riuscendo a incrementare i fatturati e in alcuni casi a vendere addirittura ai cinesi”. Esperienze e risultati raccontati senza mai smettere di pedalare, a bordo di un tandem che ha ospitato anche i volti noti della politica italiana. “Quella sì che ha il fiato corto”, commenta Guagnetti, che ricorda: “Nichi Vendola non voleva il casco: paura di spettinarsi”.

Maurizio Guagnetti sta per rientrare a Milano, dove il 10 aprile scorso, con il sostegno di Wwf e Legambiente, era iniziato il viaggio di radiobici.it. Il contachilometri del sito segna 5638, i giorni trascorsi sono 105. “Negli ultimi 3 giorni il tandem ha percorso 300 chilometri di strade alpine”, spiega Guagnetti, “con dislivelli di mille metri. È stata dura”.

Perché la bicicletta?

Dopo 14 anni di scrivania – lavoro per le emittenti 105 e Montecarlo – volevo uscire per vedere com’era davvero il Paese che raccontavo dall’interno della redazione. La scelta della bicicletta vuole rappresentare un ritorno alla sobrietà, un controcanto ecologico alla frenesia dello sviluppo ad ogni costo. Ma soprattutto è un mezzo che abbatte i muri, sul quale relazionarsi è più semplice. Ho realizzato più di cento interviste, dirette radio, video. Tutto rigorosamente in sella.

Qual’è il Paese che hai incontrato?

La crisi è innegabile, te la raccontano le persone mentre parlano delle loro vite. Come gli operai della riviera del Brenta, che continuano a picchettare le fabbriche chiuse da qualche grossa multinazionale nonostante ci sia ancora mercato. La crisi è nelle testimonianze della maggior parte dei sindaci che ho incontrato, tutti a fare i conti con il patto di stabilità, ad aspettare la prossima mossa del governo. Un enorme coro di medici, lucidissimi nel fare la diagnosi, ma impotenti di fronte all’urgenza di una cura.

Eppure il bilancio del tuo viaggio non è del tutto negativo.

No. C’è un’Italia che riesce ad interpretare la parola crisi come cambiamento, e a volte come occasione. È il caso di Lorenzo Bonotto (video), un imprenditore tessile che ho incontrato a Schio, in provincia di Vicenza, dove è sorta ‘La Fabbrica Lenta’. Bonotto ha ricomprato dei vecchi telai venduti a suo tempo ai giapponesi, ed è ripartito puntando tutto sulla manifattura d’eccellenza. L’Italia ha ormai perso la sfida del costo industriale, se è vero che un operaio tessile in Marocco costa un euro l’ora mentre da noi lo paghi 18 euro. E allora la concorrenza la fai con la ricerca, collegando il prodotto al territorio per dargli un’identità forte, un dna da bottega artigiana, non da produzioni di massa. Il risultato? L’hanno scorso ‘La Fabbrica Lenta’ ha raddoppiato il suo fatturato, piazzando i suoi prodotti anche in Cina, quarto mercato di vendita dell’azienda.

Esempi virtuosi che rimangono isolati?

È presto per dirlo. Ma la tendenza di molti imprenditori a riscoprire la funzione sociale della propria azienda è reale. In Sardegna, una delle regioni dove la crisi fa più paura, ho conosciuto Daniela Ducato (video), che a partire dalle sue aziende, la Edilana e la Edilatte, ha dato vita a una filiera di settore che ne raccoglie più di settanta in tutta Italia. Quasi una rivoluzione nel campo della bioedilizia. Parliamo di brevetti innovativi come una tinta per edifici ricavata dagli scarti della lavorazione del latte, un prodotto totalmente ecocompatibile. Il segreto si chiama ‘economia delle relazioni’. Le aziende hanno deciso di condividere ricerca, conoscenze e innovazione. Una rete che nell’anno della crisi si è tradotta in un aumento di fatturato del 40%. All’imperativo degli utili a tutti i costi, mi ha spiegato Daniela Ducato, si è preferito investire nel lavoro, per costruire valore e nuova ricchezza sul territorio. Una risposta alla finanziarizzazione delle imprese che è valsa alla Ducato il titolo di ‘donna sarda dell’anno 2012’.

E i politici? Ne hai fatti pedalare tanti.

Non sanno con quale legge andremo a votare, non sanno quali saranno le alleanze, che ne sarà di loro. La crisi ha colpito duro anche tra di loro. Fa eccezione chi è meno ossessionato dal prossimo futuro, chi vive la politica come impegno civile. Si tratta per lo più di giovani, arruolati in una dimensione più legata al territorio. Per comprendere più a fondo ho lasciato fare alla bicicletta. Pedalando si capiscono molte cose. I sindaci di Roma e Torino Gianni Alemanno (video) e Piero Fassino (video), ad esempio, già alla seconda domanda non avevano più fiato. Tutt’altro problema quello del governatore della Puglia Nichi Vendola (video), che salendo sul tandem non ne voleva sapere di mettersi il casco per paura di spettinarsi. L’unico che ha pedalato insieme a me per tre giorni affrontando anche un passo di mille metri è stato il giovane consigliere comunale dei 5 Stelle a Milano, Mattia Calise (video). Qualcosa vorrà dire.

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