Il tour italiano dei Radiohead è slittato a settembre per il crollo a Toronto del palco che il 16 giugno scorso ha provocato un morto e tre feriti. Prima l’annullamento dello show previsto per il 1° luglio alle Cascine poi di tutte e quattro le date italiane. Concerti rimandati a settembre e si parla già di rimborsi per chi non potrà partecipare in autunno.

Ma a Bologna c’era già stato un cambiamento di data. Causa terremoto. La band di Oxford doveva suonare il 3 luglio in piazza Maggiore. Location di pregio, fan scatenati da mesi alla ricerca dei biglietti, 15.000 ticket “bruciati” in pochi giorni al costo 57,50 euro (compresa prevendita). Poi la terra è tremata. Piazza Maggiore, 115 metri in lunghezza e 60 metri in larghezza, con i suoi palazzi, è diventata meno sicura per ospitare la marea di persone. Il concerto è stato spostato all’Arena Parco Nord, molto più grande, sassolini per terra e prati verdi, ma non certo la pregiata cornice color mattone degli edifici storici del centro. Ma la nuova “sistemazione” ha permesso un nuovo lotto di biglietti in vendita. E questo ha fatto subito arricciare qualche naso. Soprattutto quelli dei fan dei Radiohead.

Già perché il nuovo posto, il Parco Nord, grande, pieno di parcheggi, una spianata dove si allestiscono feste politiche-mercatoni, con stand per promuovere dall’auto all’abito da sposa, ristoranti etnici di ogni tipo, grandi librerie, risicati spazi dibattito, incontri culturali, concerti, balli ha permesso, si stima, la messa in vendita di 5.000 ticket in più. Chi aveva comprato il biglietto già mugugnava da prima dell’annullamento del tour. Ci sarebbero andati lo stesso, ma il Parco Nord è un’altra cosa. “E i soldi in più guadagnati?”, si chiedevano e si chiedono. Il pensiero comune è un po’ questo: “Visto che il concerto è stato spostato per il terremoto, visto che, lordi, Radhioead e organizzatori guadagneranno, circa 287.500 euro in più, perché non devolverli, tolte le spese, ai terremotati?”. Anche se lo show avvenisse a settembre, quando la memoria collettiva si sarà dimenticata dei giorni in cui la terra tremò. Un gesto, soprattutto simbolico, fatto anche in nome di chi gli è crollato il palco, il capannone e la casa sulla testa.