Operazione del Ros contro appartenenti alla Fai, la Federazione anarchica informale e al Fri, il Fronte rivoluzionario internazionale. Sono 10 le ordinanze di custodia cautelare in carcere: 8 di queste vengono notificate in Italia e due all’estero. L’accusa è terrorismo con finalità internazionali. In un primo momento si era diffusa la notizia che una delle ordinanze avesse raggiunto uno dei presunti responsabili dell’agguato del 7 maggio  al manager della Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi. In realtà il legame con la gambizzazione del manager resta alla “stessa matrice”, come l’ha definita il comandante del Ros Giampaolo Ganzer, parlando con SkyTg24. In realtà un giovane arrestato a Genova stamani è un 22enne di origini siciliane che vive in centro, ma che non c’entra, per il momento, con l’agguato al manager. “L’operazione dei carabinieri del Ros è una risposta dello Stato a tante situazioni che si sono verificate e sulle quali si stava lavorando da tempo” commenta il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. “L’operazione è molto significativa – aggiunge – e mi sono complimentata con il comandante generale dell’Arma dei carabinieri per il lavoro che hanno svolto che non può che essere apprezzato”.

“Gli arresti di oggi rappresentano una risposta ampiamente qualificata dello Stato alla minaccia anarco-insurrezionalista” ha spiegato Ganzer durante la conferenza stampa a Perugia. “E’ stata accertata – ha aggiunto – la saldatura transnazionale tra la componente italiana del Fai e la componente greca che inviò plichi a leader europei tra cui Silvio Berlusconi e che si riconoscono nella sigla ‘Cospirazione delle cellule di fuoco’”.

“Stesso stimbolo dell’agguato ad Adinolfi”. La circostanza che la “matrice organizzativa” sia la stessa dell’agguato ad Adinolfi è stato sottolineato anche nell’ordinanza, anche se le due indagini rimangono distinte. Gli investigatori hanno tra l’altro rilevato che il nome dell’anarchica greca richiamato nella denominazione della cellula dell’attentato di Genova ad Adinolfi è quello di una delle indagate. Punti di contatto sono stati rilevati anche per quanto riguarda il simbolo dell’azione genovese. Il generale Ganzer ha comunque ribadito che il “ferimento del manager dell’Ansaldo non è contestato nel procedimento perugino”.

A riprova c’è un passaggio dell’ordinanza, appunto.”Non è inutile sottolineare – scrive il gip – che il simbolo stampato sulle rivendicazioni degli attentati del dicembre del 2011 è il medesimo – ad eccezione degli acronimi Fai/Fri – utilizzato per la rivendicazione dell’attentato a mano armata ai danni dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, grave fatto accaduto in Genova il 7 maggio ultimo scorso e rivendicato in data 11.5.2012 con volantino pervenuto alla redazione milanese del Corriere della sera“. Sull’attentato ad Adinolfi il gip scrive ancora: “Il documento è firmato da una nuova sigla federativa ‘Nucleo Olga Fai/Fri’. Appare evidente, oltre all’identità dell’organizzazione Fai/Fri che ha rivendicato gli attentati del 2011 il chiaro riferimento alla detenuta Olga Jkonomidou il cui coinvolgimento nella ideazione e fomazione del fronte rivoluzionario della Fai è già stato delineato”.

Il simbolo nato a fine 2011. Nasce nel novembre 2011 il simbolo adoperato nelle recenti rivendicazioni del Fai/Fri (tra cui quella del ferimento di Adinolfi a Genova), “altro univoco elemento di collegamento – secondo il gip di Perugia – tra gli attentati e il gruppo in esame”. Gli inquirenti ne hanno riscontro da un’intercettazione ambientale in casa di Stefano Gabriele Fosco e della compagna Elisa Di Bernardo, presente anche Giuseppe Lo Turco (tutti e tre arrestati). In quel frangente, scrive il gip, “veniva captato un file jpg dal titolo ‘fai italiano’, che il Fosco mostrava al Lo Turco”. L’immagine, ormai nota, delle cinque frecce convergenti sovrastate da una stella nera con la lettera “A”, “risulta essere stata creata e/o modificata il 10 novembre 2011”, “sulla base dell’originale logo della Cospirazione delle cellule di fuoco”. L’immagine viene anche mostrata a Gabriel Pombo Da Silva che, sebbene in carcere, ha in uso un telefono cellulare e un indirizzo email. Da Silva dice che gli è molto piaciuto il “disegnetto” tanto che ne chiede uno più “piccolino” per tatuarselo. Allora Fosco gli dice che è ancora inedito: “Non è pubblico – si legge in un’intercettazione – ancora non si può pubblicare… Però è già in marcia”. Il simbolo, quindi, sarebbe stato usato di lì a breve, negli attentati del dicembre 2011. “Ciò rende – secondo il gip – altamente verosimile che l’immagine intercettata rappresentasse una prima bozza (risalente al novembre 2011), poi modificata dal Fosco in vista della rivendicazione degli attentati”.

Gli attentati. Le accuse riguardano, al momento, gli attentati del 2009 alla Bocconi e al Cie di Gradisca d’Isonzo e del 2011 al direttore generale di Equitalia a Roma, la Deutsche Bank di Francoforte e l’Ambasciata greca di Parigi nel 2011. Secondo Ganzer le persone coinvolte nell’inchiesta erano pronti a organizzare altri attentati: per il generale esiste una “provata saldatura con i movimenti anarchici greci”. Il gruppo, ha aggiunto, era pronto a utilizzare “sia bombe sia armi da fuoco” per attentati “con ordigni e azioni dirette con armi da fuoco”.

“Pronti a colpire ancora”. Gli arrestati sono accusati dell’articolo 270 bis del codice penale, terrorismo con finalità internazionali. Contestati, inoltre, i reati per i singoli attentati. Gli indagati sono in tutto 34. Le misure sono state emesse dal tribunale di Perugia dopo l’inchiesta della Procura umbra. Ganzer ha spiegato che il gruppo era pronto a utilizzare “sia bombe sia armi da fuoco” per attentati “con ordigni e azioni dirette con armi da fuoco”. Nel corso dell’operazione sono state effettuate oltre 40 perquisizioni in tutto il territorio italiano. Sono stati raggiunti dal provvedimento anche due anarchici detenuti in Svizzera e Germania che, con i complici liberi in Italia, avevano progettato le campagne terroristiche, dettandone tempi, obiettivi, documenti e sigle di rivendicazione. 

Sequestrato materiale per esplosivi. “Nel corso delle perquisizioni – ha aggiunto lo stesso Ganzer – è stato sequestrato materiale utile per confezionare ordigni”. Il materiale ritenuto utile alla preparazione di ordigni esplosivi è stato sequestrato a Terni, nell’abitazione di Giulia Marziale. La giovane è stata comunque bloccata dai carabinieri del Ros sulla costa teramana. Nel corso della perquisizione nella sua casa, gli investigatori hanno quindi trovato elementi meccanici ed elettrici, come molle, fili e bulbi di lampadine, considerati utili per preparare plichi esplosivi da spedire per posta o altri ordigni da far esplodere in loco. Materiale indicato – hanno spiegato ancora i carabinieri – nel “manuale dell’anarco-esplosivista” e in quello denominato “mille modi per sabotare il mondo”.

Gli arrestati. Gli arrestati sono Stefano Gabriele Fosco, 50enne abruzzese residente in Toscana; la sua compagna Elisa Di Bernardo, 36enne toscana; Alessandro Settepani, 26enne originario del ternano e dimorante nel perugino; Sergio Maria Stefani, 30enne romano; Katia Di Stefano, 29enne toscana ma dimorante a Roma; Giuseppe Lo Turco, 23enne, catanese domiciliato a Genova; Gabriel Pombo Da Silva, 44enne spagnolo attualmente detenuto in Germania; Marco Camenisch, 60enne svizzero detenuto nel Paese elvetico, Paola Francesca Iozzi, 31enne marchigiana domiciliata a Perugia; Giulia Marziale, 34enne abruzzese domiciliata a Terni. Sono indagati, come detto, altri 24 anarco-insurrezionalisti tra cui 6 greci della “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, già detenuti.

Il “genovese” era il collegamento tra le “cellule”. Si chiama Giuseppe Lo Turco, ha 23 anni, è di origine catanese, ma ha la residenza a Genova. Non c’entra nulla con l’agguato ad Adinolfi, notizia rimbalzata stamani e poi subito smentita. Tuttavia ha un ruolo preminente in tutta la vicenda. Il giovane è accusato di avere dato vita e fatto parte di un’associazione sovversiva con finalità di terrorismo, anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico e di istigazione a commettere delitti attraverso scritti, documenti e comunicati pubblicati in blog in internet “nel cui testo venivano espressi concetti con i quali si istiga – scrive il gip di Perugia nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita stamani – alla commissione di delitti non colposi contro la personalità internazionale ed interna dello Stato, al fine di sovvertirne, attraverso la pratica della violenza, il suo ordinamento politico, economico e sociale. Assicurando, inoltre, il collegamento, le informazioni e il coordinamento operativo tra le varie ‘cellule’ dell’organizzazione eversiva denominata Fai-Fri, responsabile dell’esecuzione di attentati ed azioni terroristiche o comunque violente poste in essere sia in Italia che all’estero. Reato aggravato per avere agito perseguendo le finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, con condotte criminose dalle quali scaturivano effetti sostanziali in altri Stati”.

“Gli attentati? Risposta agli anarchici moderati. Un momento cruciale nell’escalation di violenza da parte della Fai/Fri, secondo gli inquirenti, è risultato “un documento di critica alla Fai (la cosiddetta “Lettera alla galassia anarchica”) da parte di una corrente insurrezionalista che criticava la metodologia della lotta attraverso i plichi esplosivi e la loro rivendicazione”. Secondo quanto ricostruisce il gip di Perugia gli attentati del dicembre 2011 (ordigni contro Equitalia a Roma, l’ambasciata greca a Parigi e Deutsche Bank a Francoforte) sono la “risposta indignata” alla “presa di distanze dell’area più moderata”. In un’intercettazione, citata nell’ordinanza, tra Gabriel Pombo Da Silva dall’utenza fissa del carcere tedesco di Hachen e Stefano Gabriele Fosco, il primo indica al secondo “la necessità di procedere subito con una risposta emblematica”. “Perdere il tempo con questi imbecilli – gli dice nella conversazione riportata – gli diamo una risposta…pum pum pum…e continuiamo con le nostre cose”. “Da quel momento – scrive il gip – il gruppo cessa di pubblicare comunicati e documenti sulla rete internet e a tale silenzio fanno seguito gli attentati del 7, 9 e 12 dicembre 2011” rivendicati dalla sigla “Free eat e Billy – Fai/Fri”.