Borse contrastate e in altalena nel corso della mattinata e rendimenti sui titoli di Stato che oscillano pericolosamente oltre i livelli di guardia. In un momento ancora difficile da decifrare per i mercati, Spagna e Italia continuano a vivere un momento di particolare tensione evidenziando di fatto la totale inefficacia dell’intervento a favore di Madrid che, lungi dal calmare le ansie degli operatori, sta invece esacerbando le vecchie tensioni.

In tarda mattinata il rendimento del decennale italiano ha toccato quota 6,2% (spread attorno a 480) tornando così ai livelli dello scorso 25 gennaio quando fu registrato il record del 2012. Gli omologhi spagnoli sfiorano il 6,7 segnando così uno spread di quasi 530 punti base rispetto ai decennali tedeschi. Male anche i dati sui derivati: i Cds (titoli che assicurano in caso di default sulle obbligazioni) sull’Italia salgono ancora a 561 punti (ci vogliono 561 mila euro per assicurare 10 milioni di credito con l’Italia), quelli spagnoli sono oltre quota 600. In altre parole continua ad aumentare il rischio default percepito dal mercato.

Madrid e Piazza Affari, come si diceva, restano contrastate oscillando sopra e sotto la parità. A Milano soffrono in particolare i titoli bancari, ancora sotto attacco dopo la difficilissima seduta di ieri. Stabile Unicredit, dopo il tonfo di lunedì, ancora in ribasso Mps (-3,09%) e Intesa Sanpaolo (-2,13%). Alle 11.30, con l’indice in rialzo dello 0,42%, Madrid registra il calo di Bankinter (-2,13%) e di Banco Popular (-1,54%).

Comunque vada a finire, l’interpretazione è ormai nota. Il piano di salvataggio delle banche spagnole è fallito nel momento stesso della sua implementazione. O, per meglio dire, è già destinato a produrre più danni e maggiore destabilizzazione rispetto agli ipotetici benefici di medio termine. Il via libera all’intervento europeo a supporto della Spagna ha diffuso nei mercati la convinzione che la crisi sia destinata ad espandersi coinvolgendo prima o poi anche l’Italia nella spirale del bailout esterno.

L’aspetto paradossale è poi dato dal fatto che l’Italia si ritrova a pagare un prezzo sempre maggiore nel finanziamento al comparto bancario spagnolo alimentando, almeno parzialmente, il trasferimento del rischio da Madrid a Roma. L’Italia, ormai coinvolta a pieno titolo nella crisi è anche la terza economia dell’euro e per questo il terzo contribuente del fondo salva-Stati, si trova a dover sostenere una quota significativa del sostegno alla Spagna scontando questo impegno sul fronte del mercato obbligazionario. Di fatto, nota oggi il quotidiano britannico Daily Telegraph, stiamo assistendo “all’assurdo spettacolo di un Italia che si indebita al 5% per concedere prestiti al 3% alle banche spagnole”. L’ultimo paradosso di una crisi ormai cronica di fiducia e di idee.