Li hanno fatti lavorare gratis e alcuni di loro hanno persino dovuto dormire sotto un ponte, in una nottata piovosa. La denuncia arriva dal quotidiano The Guardian, che ha riportato in prima pagina una notizia che ha turbato il clima da giubileo che ha interessato il Regno Unito e in particolare Londra per quattro giorni di fila. Secondo il giornale, l’azienda Close Protection Uk ha usato trenta jobseekers (disoccupati che prendono il sussidio statale) e cinquanta apprendisti per presidiare la grande sfilata di oltre mille imbarcazioni in onore della regina Elisabetta II, domenica scorsa. L’azienda, interpellata dal quotidiano, non ha smentito, anzi ha rilanciato: «Si tratta di una grande opportunità che diamo ai giovani di migliorare il proprio curriculum e di entrare nel mondo del lavoro. Nessuno è stato obbligato e per questi dipendenti abbiamo speso tanti soldi in formazione e in attrezzature».

L’accusa del Guardian, comunque, getta un’ombra sulla grandeur del giubileo per il sessantennale del regno di Elisabetta II. Nessuno stipendio per quei venti jobseekers e 2,80 sterline all’ora per gli apprendisti. Turni di 14 ore per tre giorni, con l’impossibilità persino di recarsi alla toilette. Notte passata sotto un ponte per alcuni di loro, in una tenda per altri, e persino lavoratori costretti a cambiarsi all’aperto, visto che uno spogliatoio che era stato predisposto è rimasto chiuso. Tutti gli 80 lavoratori sono arrivati a Londra con degli autobus, partiti da Bristol, Bath e Plymouth all’alba. Poi, sono stati muniti di scarponi da lavoro e abbigliamento impermeabile, visto che sulla capitale la pioggia non ha concesso tregua. Ma, dopo il primo giorno di lavoro, al momento del riposo, l’amara sorpresa: l’unico posto dove poter dormire erano le arcate sotto il London Bridge. I più fortunati hanno avuto un biglietto per la metro e una tenda, ma almeno una decina di persone hanno avuto come unico giaciglio un sacco a pelo.

Il Guardian ha intervistato due lavoratrici, che hanno chiesto di restare anonime per evitare ripercussioni. «Nessuno merita di essere trattato in questo modo, tanto meno un lavoratore», ha commentato una di queste. «All’inizio ci era stato detto che saremmo stati pagati. Poi, una volta saliti sull’autobus sabato notte, ci è stato detto che non era previsto alcun compenso e che avremmo dovuto accettare per non perdere l’opportunità di un lavoro ben pagato durante le Olimpiadi». Rimane il dubbio sulle testimonianze anonime, molto utilizzate dai quotidiani britannici ma difficilmente verificabili. L’azienda Close Protection Uk, comunque, ha indirettamente confermato le accuse provenienti dal Guardian, facendo parlare Molly Prince, direttore esecutivo della società. «Per ogni lavoratore, in formazione e attrezzature, abbiamo speso almeno 320 sterline. Per queste persone è molto importante un’esperienza di lavoro, sia per il proprio curriculum che per l’inserimento nell’occupazione. Poi, chiaro, è un lavoro duro. Ci si sveglia all’alba e si viaggia in autobus e si lavora anche sotto la pioggia. Non è insomma un’occupazione per deboli di cuore».

La parata di oltre mille barche, con tutto quello che ruotava intorno, è costata oltre dodici milioni di sterline. Ma, si chiede il Guardian, a quale prezzo? E perché si continua a utilizzare il lavoro gratuito dei disoccupati che prendono sussidi dallo stato? E ora il quotidiano tira in ballo anche l’associazione di volontariato Tomorrow’s People, che ha fornito lavoratori e apprendisti alla Close Protection Uk. L’associazione ha commentato che, comunque, anche il lavoro gratuito ha un certo valore, in quanto rende quei disoccupati bisognosi di inserimento più “desiderabili” dalle aziende, dopo aver fatto queste esperienze e dopo aver “arricchito” il proprio curriculum. La notizia è apparsa inizialmente sul Guardian, ma è stata poi ripresa da molti quotidiani britannici, come The Independent. Subito dopo l’uscita dei giornali, Lord Prescott, ex vice segretario del Labour, ha scritto una lettera al ministro dell’Interno Theresa May per chiedere un’inchiesta governativa ufficiale.