All’ipotesi dell’uranio impoverito non ci hanno mai creduto. Anche perchè i loro figli non lo hanno mai né maneggiato né visto. Né tantomeno sono andati in missione all’estero. Erano solo dei ragazzi forti e robusti, che si sono arruolati poco più che ventenni e se ne sono andati via uccisi da linfomi crudeli e aggressivi, che non hanno risposto ad alcuna terapia. Per Andrea Rinaldelli, Santa Passaniti e Silvana Miotto la risposta è invece un’altra. La causa della morte e malattia dei loro figli e dei tanti altri militari che si sono ammalati sono i vaccini somministrati all’inizio della leva: vaccinazioni multiple e, denunciano, irregolari. Doppia vaccinazione a breve distanza per la stessa malattia o somministrazione di preparati poi ritirati dal commercio. Non solo. I libretti vaccinali dei loro ragazzi, ottenuti dopo lunghe insistenze, riporterebbero visite mediche mai effettuate. Insomma, secondo loro di mancanze da parte della Difesa ce ne sono parecchie, e da anni hanno ingaggiato una battaglia, sia sul fronte giudiziario che alla commissione d’inchiesta del Senato, per arrivare alla verità.

Francesco Finessi, alpino di Codigoro, è morto nel 2002 per un linfoma di Hodgkin. La stessa malattia ha ucciso Francesco Rinaldelli di Potenza Picena nel 2008. ”Le analisi del sangue e sperma di mio figlio hanno mostrato la presenza di elevate quantità di metalli esistenti nei vaccini – spiega Santa, madre di Finessi – Durante il servizio militare mio figlio è stato bombardato di vaccini e gli è stato somministrato per due volte il vaccino antitifoideo ‘Neotyf’, poi ritirato dal mercato dal Ministero della Salute”. Adesso la procura di Belluno, dopo le segnalazioni della famiglia Finessi, ha messo sotto inchiesta un tenente colonnello degli alpini per falso materiale ed ideologico, con l’accusa di aver attestato visite mediche mai effettuate sul libretto sanitario di Francesco e di altri militari di leva e di aver omesso di riportare nel libretto sanitario del militare informazioni riguardanti la vaccinazione antitifoidea con Neotyf.

Diversa è invece la storia di David Gomiero di Mestre, un ragazzone che era il ritratto della salute, oggi ancora vivo, ma che dal 2006 è l’ombra di se stesso. Il 5 giugno di quell’anno, quando entra nell’85esimo reggimento “Verona” dell’Esercito, totalizza quasi il massimo dei punti nelle prove psico-fisiche. Il 18 è talmente in forma che vince una maratona su per il Monte Bondone. Il giorno dopo, viene vaccinato dal medico militare. Secondo la sua testimonianza reagisce bene alla prima iniezione. Ma dopo la seconda stramazza al suolo. E non si riprende mai più. “Non riusciva nemmeno a reggersi in piedi. Era ridotto a una larva….” ricorda la madre Silvana Miotto. Da allora, il suo ruolino è una via crucis di congedi per malattia. Fino a quello definitivo, il 31 ottobre 2006. Nel corpo di David è stata trovata una concentrazione insostenibile di metalli pesanti. Un’intossicazione gravissima di quegli stessi metalli contenuti come eccipienti, seppure in dosi minime, nel tipo di vaccini che gli sono stati inoculati e che gli fa uscire sangue dalla pelle.

Francesco Rinaldelli invece si arruola volontario nel corpo degli alpini a ottobre del 2004 e a febbraio 2005 torna a casa a con un linfoma di Hodgkin. Assistito da medici impotenti, tenta cicli di chemio, l’autotrapianto, un trapianto di midollo dalla sorella. Tutto inutile, la morte arriva inesorabile. Come in quelle di David, anche nelle analisi dei liquidi organici di Francesco Finessi e Francesco Rinaldelli la concentrazione di metalli, in forma di nanoparticelle, è altissima. La Procura di Roma l’anno scorso ha aperto un fascicolo in relazione alle morti sospette di militari dell’esercito legate alla somministrazione dei vaccini, di cui però non si conoscono gli sviluppi.

A sostegno della loro tesi questi genitori hanno raccolto e consegnato numerosi documenti, tra cui una perizia di Massimo Montinari, dirigente medico della Polizia di Stato, secondo cui i metalli usati come eccipienti nei vaccini – fra cui mercurio e alluminio – depositandosi su alcuni organi, provocherebbero reazioni enzimatiche che indeboliscono il sistema immunitario; questo aumenterebbe il rischio di sviluppare leucemie e linfomi. Neanche la commissione d’inchiesta del Senato, dopo aver ascoltato questi genitori e vari esperti, è ancora giunta a una conclusione. “Dal 2004 nessuno ha indagato sul perché nei vaccini ci fossero metalli così cancerogeni e pericolosi – accusa Passaniti – Si è andati in Sardegna e Kosovo per avvalorare la tesi dell’uranio impoverito, ma senza alcun risultato. C’è stata una strage con la morte di questi ragazzi e nessuno ha preso in considerazione i vaccini. Perché? Noi non vogliamo soldi, ma solo la verità”.

di Adele Lapertosa e Sabrina Provenzani