Cade un’altra tegola sul bilancio della Margherita. Il Tribunale civile di Roma definisce “nulla” la contestata seduta dell’assemblea nazionale del 20 giugno 2011, nel corso della quale il gruppo dirigente – guidato da Francesco Rutelli ed Enzo Bianco – mise a tacere le contestazioni sulla gestione del bilancio. Sette mesi prima che il tesoriere Luigi Lusi finisse sotto inchiesta per aver sottratto almeno una ventina di milioni di euro dalle casse del partito, in particolare dai fondi pubblici dei rimborsi elettorali.

Per quell’assemblea nazionale, infatti, solo una minima parte dei 398 membri ricevette la lettera di convocazione, e soltanto in 12 si presentarono all’appuntamento. Da qui il ricorso presentato da alcuni dei non convocati – Gaspare Nuccio, Enzo Carra, Renzo Lusetti, Calogero Piscitello e Bernardo Bonfanti – per chiedere l’impugnazione la delibera di approvazione del bilancio. Una richiesta bocciata in prima istanza, e di nuovo dalla Terza sezione civile del tribunale di Roma dopo il ricorso di questi ultimi. Ma solo per questioni giuridiche che non intaccano la sostanza dei fatti.

Si legge infatti nella sentenza firmata dal giudice Elena Raganelli: “In conclusione si deve verosimilmente ritenere che gli attori in quanto pacificamente associati a La Margherita e membri dell’Assemblea federale, avevano diritto di partecipare alla riunione del 20/6/11 e che la loro mancata convocazione ha reso invalidamente costituita l’assise e quindi invalide le delibere adottate”. Non conta l’obiezione dei legali della Margherita, secondo i quali molti non furono convocati perché dopo lo scioglimento del partito nel Pd avevano fatto scelte politiche diverse. In Tribunale, spiega il giudice, valgono le carte, e in assenza di provvedimenti formali di espulsione il diritto di partecipare all’assemblea di approvazione del bilancio resta intatto (senza contare che la Margherita è tuttora presieduta da Rutelli, fondatore dell’Api, forza politica concorrente del Pd).

Perché allora la richiesta di impugnazione è stata respinta? Semplicemente perché l’approvazione del bilancio è una delibera “meramente dichiarativa”, spiega la sentenza, la fotografia della situazione patrimoniale, e non determina nuovi atti che possano nuocere agli associati.

“Viene così ripristinato il nostro diritto a partecipare e a decidere come e a chi destinare i soldi di un partito politico che non esiste più”, è il commento di Gaspare Nuccio. “Per quanto riguarda i soldi che Bianco e Rutelli hanno ricevuto nel 2010 e nel 2011 farebbero bene a restituirli rapidamente alla Margherita”.

Anche se il ricorso è stato respinto, la sostanza della sentenza dice che l’assemblea che approvò il bilancio approntato dal tesoriere Luigi Lusi era “nulla”. E nonostante questo, il gruppo dirigente che ne porta la responsabilità “continua a gestire la Margherita”, lamenta Luciano Neri, uno dei dissidenti di quell’assemblea, oggi responsabile della Circoscrizione esteri del Pd. “Leggo sui giornali che Bianco parla di una nuova assemblea nazionale sul bilancio il 16 giugno, ma non ho visto alcuna convocazione formale”. E anche le sua richiesta di poter consultare i conti del partito, quasi quattro mesi dopo l’esplosione del caso Lusi, è rimasta lettera morta, nonostante un’ingiunzione inviata a Bianco e Rutelli attraverso un avvocato.