Bastonate tra Emilia-Romagna e Marche sul tema dei temi nella costa adriatica, la stagione balneare alle porte. I marchigiani quest’anno hanno fatto il pieno: 16 Bandiere Blu, doppiati gli emiliano-romagnoli. In Italia i primi si piazzano solo dopo la Liguria, con 18 Bandiere, e alla pari della Toscana. In realtà, i vessilli di Emilia Romagna e Marche sono gli stessi dell’anno scorso, con un’eccezione clamorosa: Rimini, sempre alle prese con la grana delle fogne che appena vengono due gocce scaricano i liquami in mare (in Procura da mesi c’è un super fascicolo a carico di ignoti).

Se Riccione come da tradizione non partecipa alla gara perché ne critica i criteri di assegnazione, è la “capitale della Riviera” che fa discutere. A dimostrazione che il riconoscimento internazionale istituito nei 1987 interessa, nei fatti, non solo i turisti del nord Europa, che se ne dica. E con buona pace dell’assessore riminese Sara Visintin, che ha assicurato che “non ci siamo semplicemente perché abbiamo deciso di non chiederla dal momento che molti criteri richiesti per l’assegnazione del titolo sono già obbligatori per legge e valutati da enti terzi come Arpa”.

La miccia l’ha accesa il presidente della Regione Marche, il Pd Gian Mario Spacca. Parlando chiaro al programma delle attività per lo sviluppo dell’offerta turistica a San Benedetto del Tronto: “Noi abbiamo la Bandiera Blu e Rimini l’ha persa. Non è una cosa senza significato. Qualità e rispetto del turista significa non offrire un divertimentificio standardizzato, ma la nostra identità, ospitando il turista dentro il nostro modello di vita che è differente da comunità a comunità e da territorio a territorio”.

Apriti cielo. Ai riminesi puoi dire (quasi) tutto, ma non che sono rimasti al “divertimentificio” degli anni ottanta. Fra l’altro, la Provincia di Rimini collabora con la Provincia di Pesaro-Urbino per progetti promozionali e turistici da anni, le due Regioni lavorano su numerose iniziative congiunte, anche a livello europeo, in particolare proprio per il miglioramento qualitativo dell’Adriatico.

Il Tavollo però, il fiumiciattolo che alla foce separa le due regioni, in queste ore sembra teatro di una sparatoria. La frattura istituzionale si era già consumata quando, a caldo, l’assessore dell’Emilia-Romagna al Turismo, Maurizio Melucci, ha provato a gettare acqua sul fuoco. L’ex vice sindaco di Rimini prima ha dato ragione a Visintin, poi si è sbracciato: “Il modello di Rimini non è assolutamente quello del divertimentificio senza identità”.

Ma è la Provincia che dai marchigiani non accetta lezioni: “Non è una bella lezione quella che ha impartito ieri il presidente della Regione Marche rispetto ai temi della presunta concorrenza turistica tra il suo territorio e la riviera romagnola. Faccio fatica a considerarla poco di più di una ‘bausciata’, ovvero una boutade senza alcun costrutto, particolarmente sorprendente per un politico navigato e dalla robusta responsabilità istituzionale come Spacca”, spara in una nota l’assessore provinciale al Turismo, Fabio Galli. All’assessore non va giù il riferimento di Spacca al divertimentificio: “È la spia di una clamorosa assenza di lettura rispetto a quanto accaduto al di qua del Tavollo negli ultimi 20 anni”.

Dunque, il clima resta infuocato, ad appena un mese un mese da quando lo stesso presidente della Provincia di Pesaro, Matteo Ricci, sempre Pd, aveva definito “una pagliacciata istituzionale, destinata a restare sulla carta” il voto con cui l’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna ha approvato una risoluzione bipartisan sul passaggio dei Comuni di Sassofeltrio e Montecopiolo sotto il controllo di Bologna.

Ma è il tema delle fogne il nervo scoperto di Rimini. Galli replica che proprio un riferimento di Spacca “alla salute delle acque marine, così come rozzamente espresso, pare essere solo il riflesso di un rancore malamente trattenuto per tutt’altro (il passaggio dell’alta Valmarecchia in provincia di Rimini?)”. Serpeggiano rancori: “Se il dialogo e il rispetto tra istituzioni scadesse a rissa da curva sud, cosa accadrebbe? Che a Rimini si sarebbe dovuto fare pubblicamente compiaciuta ironia per i problemi avuti dalle vicine Marche tra 2008 e 2010 per la comparsa dell’alga tossica?”, si sfoga l’assessore riminese.

A proposito di fognature e scarichi in mare, a Rimini l’apertura della stagione balneare è iniziata che peggio non si poteva. Con 3 chilometri e 600 metri di mare inaccessibili a causa degli sversamenti per far respirare le fogne, dopo le piogge domenica pomeriggio sono stati aperti cinque sforatori a Torre Pedrera (alla fine qui sono stati due), Rivabella, Marina Centro, Bellariva e Miramare.