L’iscrizione nel registro degli indagati per truffa ai danni dello Stato con la conseguente informazione di garanzia non rappresenta la prima disavventura giudiziaria di Umberto Bossi che in questi anni è spesso stato coinvolto in inchieste.

ENIMONT – La condanna ad otto mesi per i 200 milioni della maxi-tangente Enimont è certamente la più significativa in quanto al processo Cusani, durato sedici mesi e conclusosi il 27 ottobre del 1995, era emerso che anche la Lega aveva usufruito di finanziamenti illeciti. Bossi ha sempre affermato di non essere mai stato a conoscenza e quando venne interrogato dall’allora pm Antonio Di Pietro raccontò una strana storia di soldi raccolti dai militanti e rubati da uno strano personaggio mascherato che le telecamere di via Bellerio avevano immortalato. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici sottolinearono le dichiarazioni dell’ex ideologo della Lega, Gianfranco Miglio, che nella sua deposizione disse che quando chiese a Bossi se avesse sostegni finanziari per le politiche del ’92, questi gli rispose: “Non ti preoccupare, ci penso io. Ho stabilito buoni rapporti con i Ferruzzi, ci aiuteranno”.

FATTI DI VIA BELLERIO – Per i fatti di via Bellerio del 18 settembre del 1996, quando i leghisti opposero resistenza agli agenti di polizia che cercavano documentazione nella sede della Lega su ordine della magistratura di Verona, Bossi è stato condannato a 4 mesi, 20 giorni in meno rispetto a Roberto Maroni.

VILIPENDIO ALLA BANDIERA – La Cassazione, il 15 giugno del 2007, ha confermato la condanna per vilipendio alla bandiera nei confronti del leader della Lega Nord Umberto Bossi. Bossi era stato condannato in primo grado dal tribunale di Cantù, il 23 maggio 2001, ad un anno e quattro mesi per avere detto frasi offensive del Tricolore il 26 luglio del 1997. In seguito la Corte di Appello di Milano, con sentenza del 14 novembre 2006, aveva commutato la condanna in una multa di tremila euro concedendo la sospensione condizionale della pena.

VILIPENDIO AL CAPO DELLO STATO – Il senatur è stato processato per giudizi sul conto di Oscar Luigi Scalfaro espressi nel 1993; il capo della Lega è stato assolto il 7 ottobre 1998 dal Tribunale di Milano, che ha riconosciuto l’insindacabilità delle opinioni espresse.

DIFFAMAZIONE DEI MAGISTRATI – Bossi è stato condannato a cinque mesi di reclusione nel novembre 1995 dal tribunale di Brescia, per diffamazione pluriaggravata nei riguardi del sostituto procuratore di Varese, Agostino Abate, insultato in occasione di alcuni comizi. Nel settembre del 1996 il leader leghista era stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Padova per le minacce rivolte alla magistratura in un comizio. Le cause, anche civili, intentate a Bossi dai magistrati sono numerose.

ATTENTATO AI DIRITTI POLITICI DEI CITTADINI – Il 7 maggio del 1999 i giudici della Corte d’Appello di Brescia lo hanno condannato ad un anno per istigazione a delinquere ai danni del presidente di An Gianfranco Fini e di altri esponenti di Alleanza Nazionale. I fatti si riferiscono al 4 agosto del ’95 quando Bossi, nel corso di due comizi a Brembate e ad Albano S. Alessandro, nel bergamasco, aveva invitato i leghisti a cercare “casa per casa i fascisti” ed aveva specificato che per fascisti intendeva anche gli esponenti di Alleanza Nazionale che aveva definito, tra le altre cose, “il fetore peggiore del Parlamento”.

CENTOMILA BERGAMASCHI ARMATI – Per avere dichiarato che centomila bergamaschi erano pronti con i fucili a fare la secessione, Bossi è stato condannato ad un anno di reclusione in primo grado.