“Abbiamo perso? Per me il risultato di ieri è 4 a 3 per il Pdl”. L’ottimismo di Daniela Santanchè è disarmante. Il giorno dopo la scomparsa dell’ex primo partito italiano, canta quasi vittoria. “Non sono una cretina, gli elettori ci hanno mandato un messaggio chiaro e dobbiamo regolarci di conseguenza. Ma alle analisi catastrofiche che ho letto sui giornali rispondo con i dati aggregati: sommando le liste civiche apparentate al Pdl, siamo al 28,66 per cento”. Miracoli della matematica. Eppure lei i conti li sa fare bene, e ha già fatto due più due: o il Pdl molla il governo Monti o si finisce “impallinati come i piccioni”.

Ma non l’ha detto anche il vostro segretario, Angelino Alfano, che avete “registrato una sconfitta”?

Io di certo non la considero una débâcle. Con questa ventata di antipolitica, con tutte queste liste civiche, con queste non-alleanze, per adesso siamo 4 a 3 per il Pdl. Aspetti che vado a prendere i fogli e le dico le città (passa qualche minuto, ndr) Ecco: noi abbiamo Catanzaro, Gorizia, Lecce e anche Verona, considerando che prima eravamo alleati con la Lega. Oggi il Pd ha Pistoia, Brindisi e La Spezia.

A Catanzaro lo spoglio non è ancora finito e nei ballottaggi delle altre venti città non avete nessuno dato per vincente.

È chiaro che l’elettorato ci ha dato un segnale. Ma ricordiamoci che queste sono le prime elezioni senza Berlusconi.

Sparito dal simbolo e dalle piazze.

Chi vuol far finta che Berlusconi non sia un valore aggiunto si sbaglia.

Lunedì lui ha detto che poteva andare peggio, contraddicendo le parole di Alfano.

Non vedo nessuna contraddizione. Alfano si riferiva alle quattro città di cui continuava a parlare la televisione. Ma i dati dicono che sul territorio ci siamo. Per me, non abbiamo perso.

Alfano ha parlato troppo presto?

Alfano va benissimo, non c’è nessun genio in panchina. Ma non possiamo mai prescindere da Berlusconi. Non si può uccidere il padre, abbiamo bisogno di lui. Lo vediamo nelle famiglie italiane: quando il padre è latitante, lo sappiamo poi i figli che problemi hanno, no?

I sondaggi “interni” dicono che lei è la prima nella classifica di gradimento degli elettori, seconda solo al “padre”.

Io quei sondaggi non li ho visti, non commento. Ripeto: non c’è nessun genio in panchina.

Però le elezioni prima o poi arrivano: qualcuno dovrà pur cominciare a scaldarsi. Il quid chi ce l’ha?

Il quid ce l’ha il Pdl. Berlusconi è il migliore quando deve fare delle scelte: sarà così anche questa volta.

Lei una scelta l’avrebbe già fatta: appoggio esterno al governo Monti.

E a maggior ragione adesso che ci è arrivato questo messaggio chiaro. Dobbiamo uscire dall’ambiguità. Il nostro appoggio al governo non è piaciuto. Berlusconi e Alfano devono prendere una decisione: i nostri elettori vogliono sapere dove andiamo, qual è la nostra casa. Dobbiamo ritrovare l’orgoglio della nostra appartenenza.

Alfano ha detto basta ai vertici Abc.

Evviva! Era ora!

Nel partito non tutti sono d’accordo con lei.

Se la distinzione era tra falchi e colombe, direi che adesso i falchi sono di più. Se poi nel f ra t t e m p o qualcuno è diventato piccione, peggio per lui. Sappiamo che fine fanno i piccini: vengono impallinati.

E lei impallinata non vuole finire.

Finora qualsiasi cosa si dovesse votare si diceva ‘prego, tutto bene, madama la marchesa’. Adesso basta. Votiamo solo quello che non uccide il nostro elettorato.

Quindi l’Imu no, la riforma del lavoro no… finirà che non voterete niente.

Noi siamo gli azionisti di maggioranza, se il governo tiene conto delle nostre sensibilità bene, se no trovi altre maggioranze.

Difficile che Monti voglia sottostare ai vostri ricatti quotidiani.

Questo è un problema di Monti e dei professori, io non sono professoressa.

Visti i risultati, sicuri che vi convenga andare alle elezioni?

Ripeto, il verbo è: uscire dall’equivoco. Berlusconi e Alfano devono decidere. Qua ‘tutto bene, madama la marchesa’ non si dice più.

da Il Fatto quotidiano, 9 maggio 2012