“Non so come dirlo a Cipro”. Si copre il volto con le mani, forse per non aggiungere altro. O forse per non far vedere le lacrime. Ed esce dall’aula. È la moglie di Cipro Mazzoni. Ha appena assistito alla sentenza del tribunale di Ferrara sul processo Solvay. Il giudice Diego Matellini ha assolto tutti gli imputati perché “i fatti non sussistono”.

I fatti sono quelli che hanno portato alla sbarra sei ex manager della multinazionale belga della chimica per lesioni colpose e omissione delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro. Claude Lautrel, Auguste Arthur Gosselin, Cyryll Van Lierde, Pierre Vigneron, Gerard Michael Davis e Arthur William Barnes, oggi tutti ultraottantenni (solo due erano presenti in tribunale), furono i componenti del cda di Solvay (ex Solvic) e Ici (Imperial Chemical Industries) dal 1969 al 1974, gli anni finiti sotto inchiesta per l’esposizione dei lavoratori al cvm.

Per via di quel contatto praticamente diretto con il cloruro vinile monomero si sarebbero ammalati secondo l’accusa due ex operai, Cipro Mazzoni appunto e Michele Mantoan, parti civili assistite da Legambiente. A Mantoan e Mazzoni tra il 2003 e il 2005 venne diagnosticato un epatocarcinoma, un tumore maligno del fegato: una malattia che, secondo gli studi della Iarc di Lione (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), fa parte insieme all’angiosarcoma delle patologie ad elevato rischio per l’esposizione al cvm.

E questo sarebbe avvenuto perché nello stabilimento di via Marconi a Ferrara non vennero prese adeguate contromisure a protezione dei lavoratori. Questo almeno secondo la procura, che in sede di requisitoria aveva chiesto la condanna a condanna a tre anni e mezzo per tutti gli imputati.

E invece la prova, la certezza, della possibile correlazione tra esposizione alla sostanza cancerogena e insorgenza della patologia non è stata trovata lungo tutto il corso del dibattimento. E nemmeno in dieci anni di storia processuale, tanto è durata la vicenda Solvay. E nonostante negli anni (Solvay rimase attiva a Ferrara fino al 1998) tra gli operai della società si siano registrati circa 60 morti per tumore.

Ora la pm Ombretta Volta aspetterà i 90 giorni fissati per il deposito per leggere le motivazioni della sentenza e valutare l’impugnazione. L’accusa privata, quella sostenuta da Legambiente e Inail, farà altrettanto. Anche se sugli esiti di un possibile secondo grado non c’è certo ottimismo. David Zanforlini, l’avvocato di Legambiente, ammette che “in questo processo non si poteva fare di più”. “Le altre sentenze sul tema non ci aiutavano – allarga le braccia, pensando in particolare al caso Marghera -. Sapevamo fin dall’inizio che questo era un processo difficile”. Ha assistito alla lettura della sentenza anche Lorenzo Frattini, presidente regionale di Legambiente, che non nasconde la “delusione per questo verdetto; il rammarico è tutto per le famiglie di questi due lavoratori e per chi oggi non c’è più e non ha fatto nemmeno in tempo ad assistere a questo dibattimento”. Una soddisfazione rimane: “quella di aver tenuto accessi i riflettori su questo problema per dieci anni”. Anche l’’avvocato Marco Zavalloni, per l’Inail, parla di “esito previsto”, dovuto in particolare “a ragioni tecnico-giuridiche. Una volta di più arriva la conferma della assoluta opportunità di modificare la normativa attuale su questi aspetti”.

Di tutt’altro tenore, ovviamente, le considerazioni delle difese, forti della “sentenza odierna che conferma come Solvay abbia sempre operato nel rispetto delle leggi vigenti con impegno costante per la sicurezza e la salvaguardia dei lavoratori”. I due ex autoclavisti si devono invece accontentare della “solidarietà che la società desidera comunque manifestare nei confronti dei due ex dipendenti, intervenuti nel processo”.

Mentre Cipro Mazzoni era rimasto a casa, provato dalla malattia, Mantoan era in aula. Alla lettura del dispositivo non si è nemmeno scomposto. “Mi sarei meravigliato del contrario – scuote la testa -; alla fine viene fuori che ci siamo ammazzati da soli”. “Esiste ancora una coscienza a questo mondo?”, si chiede, mentre gli imputati, uscendo, si avvicinano per stringergli la mano.