La vittoria di Francois Hollande apre prospettive interessanti per l’Italia. Ma c’è grande preoccupazione per il risultato elettorale in Grecia. I partiti “pro-rigore” ellenici, schiacciati dalle ali estreme, saranno probabilmente incapaci di formare un esecutivo che garantisca il necessario rigore. Mario Monti ha trascorso la giornata a Milano, cercando di prevedere le ripercussioni che il doppio appuntamento elettorale avrà negli equilibrio del Vecchio Continente. La lettura che il presidente del Consiglio ha fatto con i più stretti collaboratori non è troppo incoraggiante. Non certo per quanto riguarda la vittoria del candidato socialista francese. “Hollande, come del resto Sarkozy, ha le nostre stesse idee sulla crescita, anzi noi siamo antesignani delle sue proposte”, spiega una fonte di governo, confermando che il nuovo inquilino dell’Eliseo non ha nessuna intenzione di mettere in discussione il rigore del Fiscal Compact, ma (“esattamente come l’Italia”) chiede che sia accompagnato da misure per rilanciare l’economia.

A preoccupare Monti e il suo entourage è semmai il profondo disagio che sta emergendo in Europa. Era già emerso con il primo turno delle presidenziali francesi ma è deflagrato in Grecia, complice il differente sistema elettorale. E che potrebbe acuirsi con il voto olandese, dopo l’estate. “L’Ue è davanti a un bivio e deve decidere se reagire o rischiare di essere travolta”, spiega un membro del governo che ha parlato di questo con il professore. Oltre al rischio che lunedì i mercati reagiscano molto male di fronte al risultato elettorale in Grecia, quello che preoccupa di più Monti è la tendenza che sembra accomunare paesi diversissimi fra loro. Una dinamica che purtroppo ricorda i fatti degli anni Trenta, spiega una fonte di governo, che ricorda le tragiche conseguenze che la crisi di quegli anni ebbe in Europa. Davanti a tutto questo, per Monti l’unica risposta possibile può venire dall’Europa: perchè nessuna nazione, per quanto forte, ha modo di reagire da sola a simili fenomeni. Ovvio però che i quattro principali partner (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) devono porsi alla testa del cambiamento, che produca maggior benessere e non solo regole sul rigore di bilancio

Il governo italiano è da tempo impegnato in questo percorso. Mario Monti ha offerto soluzioni fin dalla prima trilaterale con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy a Strasburgo. Poi è stato il ministro degli Affari Europei, Enzo Moavero a proseguire il lavoro con un’incessante azione diplomatica in Europa tesa a non escludere nessuno ma anzi ad includere tutti, anche quei Paesi, come appunto la Gran Bretagna, che hanno rischiato l’isolamento. Ora le proposte italiane sono sul tavolo europeo: e la ricetta prevede diverse misure, dal rilancio del mercato unico, all’uso del bilancio Ue; dai project bond, alla golden rule sullo stralcio degli investimenti pubblici e dei debiti della Pa. E l’arrivo di Hollande all’Eliseo potrebbe fornire una occasione in più per il professore: “Non per isolare la Merkel, pensare questo sarebbe ridicolo oltre che controproducente”, precisa una fonte di governo. “Semmai l’Italia potrebbe svolgere un ruolo fluidificante nei rapporti fra Hollande e la Merkel. Visto che all’inizio, dopo l’appoggio della cancelliera a Sarkozy, i rapporti saranno inevitabilmente freddi”.