Se la passeggiata di Silvio Berlusconi a Monza, in quello che è sempre stato il suo «regno», è lo specchio della camminata che spetta al Pdl per conquistare i favori della città e riuscire a raggiungere il ballottaggio in una delle città del Nord più strategiche di quelle che vanno al voto, di certo il passeggio si preannuncia stanco, affaticato e tutto in salita.

A poche ore dal voto del weekend per le amministrative, il leader del Pdl ieri pomeriggio ha cercato di fare lo «struscio» nella salotto buono del capoluogo di Provincia brianzolo, per lanciare il suo candidato, il farmacista Andrea Mandelli. Ma il clima è stato tiepido, non sono mancate le contestazioni a cui i fedelissimi hanno risposto gridando «Forza Silvio», un grido che poi Berlusconi ha cercato di far modificare in «Forza Andrea».

Tutt’altro che tranquilla la passeggiata verso il Duomo, con l’assedio dei giornalisti più che dei cittadini e qualche contestazione legata alla vicenda della «Cascinazza», il terreno che era stato acquistato dal fratello dell’ex premier e che è diventato edificabile nella Variante al Pgt adottata. «Giù le mani da Monza e dalla Cascinazza», hanno gridato alcuni contestatori apparsi nel corteo improvvisato, mentre da qualche balcone del centro si sono affacciati sparuti sostenitori di Berlusconi, ma con un clima molto lontano dai festanti bagni di folla che Monza ha sempre regalato al Cavaliere. Unica a strappare un sorriso a Berlusconi, una ragazzina che si è avvicinata al corteo per riuscire a farsi immortalare insieme a lui. «Sei bellissima, vieni qui», gli ha detto l’ex premier mentre la ragazza guardava nella camera del suo smartphone glitterato per scattarsi una foto ricordo con il Cavaliere.

Nota dolce in una terra aspra nella quale, oltretutto, gli azzurri si sfidano all’ultimo voto con la Lega Nord che ha ricandidato il borgomastro uscente Marco Mariani che per cinque anni ha governato assieme a loro con 13 assessori su 14 pidiellini. Una lotta «in famiglia» che ha reso la campagna elettorale finora all’insegna del fair play: attaccarsi a vicenda sarebbe equivalso a sputare sull’operato degli ultimi cinque anni.

Eppure i due partiti sono intenti a rosicchiare dall’elettorato avversario più voti possibili per riuscire ad aggiudicarsi il passaggio al secondo turno a colpi di risottate e palloncini. Abbastanza scontato pare, infatti, che il candidato del Centrosinistra Roberto Scanagatti arrivi al ballottaggio, ma è ancora tutto da decidere se sarà il leghista o il pidiellino lo sfidante al secondo turno.

Berlusconi comunque ha cercato di essere conciliante. Si è fermato dal sindaco leghista Mariani che era al suo banchetto in Arengario, ha scambiato una battuta, poi, arrivato in Duomo per il comizio ha ribadito: «Non si è mai rotto il rapporto con la Lega, sono sempre stato in contatto sia con Bossi sia con Maroni, non esiste una frattura. Esisteva un dissenso sul sostegno a questo governo, e devo dire che alcune ragioni fondate la Lega le aveva». Forse il preludio per un apparentamento al secondo turno, ma intanto la sfida è aperta per cercare di aggiudicarselo.

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