Ancora non c’è accordo sul testo base sui controlli dei bilanci e i finanziamenti ai partiti. Il deposito slitta, quindi, a lunedì della prossima settimana, vale a dire a dopo le amministrative. I due relatori Gianclaudio Bressa del Pd e Peppino Calderisi del Pdl hanno chiesto più tempo per un approfondimento tecnico. Oggetto del contendere è l’ultima tranche dei rimborsi elettorali e la questione dei tagli del cosiddetto ‘corrente’.

Sarebbe invece già delineata in maniera chiara la disciplina che regolerà le questioni in prospettiva. “Abbiamo deciso di ispirarci al sistema tedesco, prevedendo, accanto al contributo per le spese elettorali, un nuovo sistema di cofinanziamento. Abbiamo inoltre previsto una drastica riduzione dell’ammontare complessivo delle risorse destinate ai partiti e ai movimenti politici”: è quanto hanno osservato in una dichiarazione congiunta i relatori. “Questa operazione richiede – hanno aggiunto – una messa a punto tecnica e l’armonizzazione con la nomativa vigente. Per questi motivi chiediamo di poter presentare il testo unificato entro la giornata di lunedì 7 maggio, assicurando in ogni caso il rispetto dei tempi indicati dalla Conferenza dei presidenti di gruppo per l’esame del provvedimento da parte dell’Assemblea”.

Il testo sui controlli dei bilanci di partito e sulla riforma del loro finanziamento è stato già calendarizzato in Aula dalla Conferenza dei capigruppo di Montecitorio per il 14 maggio, ma mercoledì si farà il punto. Ci sarà infatti un ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali per valutare lo stato dell’arte e capire se la proposta potrà essere posta all’esame dell’Aula secondo i tempi previsti. La questione del rispetto dei tempi è stata posta da Roberto Giachetti (Pd).

Il deposito del testo, che sarebbedovuto avvenire stamattina alle 11, quindi, slitta così a lunedì prossimo alle 15. E, di conseguenza, si sposta l’intero calendario dei lavori: martedì mattina il provvedimento messo a punto da Bressa e Calderisi dovrebbe venire adottato come testo base. Mentre nel primo pomeriggio sarebbe stato fissato il termine per la presentazione degli emendamenti. Mercoledì, invece, si convocherà di nuovo l’ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali della Camera per fare il punto. “E se si capirà che si farà in tempo ad esaminare il testo per farlo poi arrivare in Aula entro il 14, così come previsto dalla conferenza dei Capigruppo, bene. Altrimenti – ha spiegato Roberto Giachetti del Pd – l’idea potrebbe essere anche quella di chiedere a Fini una settimana in più di tempo” per l’esame in Assemblea: cioè, il 21, invece del 14 maggio.

I relatori, dopo aver avuto una breve riunione nello studio del presidente della Camera, hanno redatto una breve nota “ad uso dei cronisti” per spiegare il perché del loro ritardo. E nel comunicato si legge che, siccome avrebbero deciso di ispirarsi al “modello tedesco” prevedendo “accanto al contributo per le spese elettorali, un nuovo sistema di cofinanziamento”e siccome si è prevista “una drastica riduzione dell’ammontare complessivo delle risorse destinate ai partiti e ai movimenti politici”, questa operazione “richiede una messa a punto tecnica”. Nonché “l’armonizzazione con la normativa vigente”.

Da qui la necessità di altri giorni di tempo per presentare il testo base. La verità, fa capire invece Stracquadanio conversando con i cronisti, è che c’è ancora un “nodo da sciogliere” e cioè “se si dovrà ridurre e quanto l’ultima tranche dei rimborsi” che i partiti devono ancora riscuotere. I due relatori non hanno aggiunto altro osservando che “tutto quello che i giornalisti devono sapere è contenuto nella nota”. Ma il malumore, soprattutto tra i dipietristi è evidente. “Se fosse stato trovato un accordo all’interno della maggioranza sul punto – osserva sorridendo Antonio Borghesi (Idv) – non credete che il testo lo avrebbero già presentato?”.

E, infatti, la cosa che colpisce è che il tesoriere del Pd Antonio Misiani annuncia per stasera la presentazione di una proposta di legge dei Democratici sul finanziamento dei partiti e sul controllo: un provvedimento “che si ispira al modello tedesco”. Per il quale però non sembrano emergere sino ad ora “difficoltà tecniche” che ne potrebbero impedire la presentazione. In più, si fa notare in commissione, se si continueranno a presentare proposte di legge sul tema (oggi altre due sono state depositate dall’Idv) si potrebbero ritardare i tempi per la messa a punto del testo base visto che questo in teoria dovrebbe prendere in considerazione tutte le proposte abbinate.

Sul tema da registrare anche la presa di posizione dell’Udc. “Il contributo autorevole di Amato è certo utile, l’Udc ha presentato le sue proposte ed è per fare la riforma entro maggio”. Parola di Pierluigi Mantini, reponsabile riforme istituzionali del partito di Casini. “Noi abbiamo alcuni punti fermi – ha continuato – come statuti pubblici democratici per i partiti, controllo dei bilanci da parte della Corte dei Conti, dimezzamento del finanziamento pubblico con progressiva sostituzione con il finanziamento privato incentivato dal credito di imposta”. “Partiti grassi in tempo di crisi – ha concluso – e appropriazioni private di denaro pubblico non sono più tollerabili ed è anche necessaria la garanzia della trasparenza democratica nella vita interna. Il confronto con le altre proposte può essere rapido e costruttivo”.

Diametralmente opposto il parere della Lega Nord. “Dopo le dichiarazioni del presidente Casini e dei due relatori del Pd e del Pdl al ddl sui partiti, è ormai svelato il bluff: la maggioranza non vuole abolire il finanziamento pubblico ai partiti ma solo ridurlo e rinvia ancora l’adozione del provvedimento in commissione”. E’ il commento del presidente dei deputati della Lega Nord, Gianpaolo Dozzo.  “La Lega Nord – ricorda Dozzo – ha depositato da settimane una proposta di legge, in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali della Camera, in cui chiediamo l’abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti. Oggi è a tutti chiaro che se c’è qualcuno che fa ostruzionismo è proprio la maggioranza che si pone in netto contrasto con la volontà dei cittadini i quali che non vogliono più saperne di dare soldi pubblici ai partiti”. “I colleghi della maggioranza – ha continuato il capogruppo – dovrebbero avere l’onestà intellettuale di riconoscere che solo grazie alla Lega Nord il Parlamento si sta occupando di questa questione perché, come gli atti parlamentari testimoniano, la famosa proposta di Alfano, Bersani e Casini sui partiti non riguardava il finanziamento ma solo la trasparenza dei bilanci dei partiti. Quindi – conclude Dozzo – noi siamo disposti a votare anche oggi stesso per l’azzeramento dei rimborsi elettorali: sono i partiti della maggioranza che invece non vogliono rinunciare al finanziamento pubblico”.