Da martedì primo maggio la bolletta della luce sarà più cara del 4,3%, con un aggravio annuo medio di oltre 21 euro. L’incremento si somma a quello deliberato lo scorso 30 marzo. L’Autorità per l’energia aveva allora approvato l’aggiornamento del secondo trimestre 2012 per le sole componenti legate alla materia prima, alle tariffe di rete e agli oneri di dispacciamento, determinando un aumento dal primo aprile del 5,8% (con un aggravio medio annuo di 27 euro) annunciando che alla fine del mese di aprile si sarebbe reso necessario un ulteriore incremento per il periodo maggio-giugno, a copertura della cosiddetta componente A3 della bolletta, quella cioè in cui vengono traslati sulle utenze elettriche i costi degli incentivi alle rinnovabili.

Ma il comunicato dell’Autorità garante dell’energia non è per nulla trasparente e utile per far capire realmente al consumatore finale se la sua bolletta rincara per effetto del cartello dei produttori o a causa del finanziamento delle rinnovabili. La realtà sembra essere molto diversa da quella che ci viene descritta dalle agenzie di stampa. Se si va, infatti, ad esaminare anche sommariamente, le componenti della bolletta si scopre che il peso della componente base è molto più rilevante per il consumatore medio finale: se il costo dei servizi di rete incide in media per il 15% della spesa totale lorda per un cliente domestico medio, quello di vendita fa la parte del padrone dato che incide per circa il 64% della spesa totale lorda.

Il servizio di vendita comprende i costi sostenuti dal venditore per acquistare e rivendere l’energia elettrica al cliente finale e copre i costi sostenuti per acquistare l’energia sulla borsa elettrica, quelli del servizio di dispacciamento, che garantisce in ogni istante l’equilibrio tra l’energia immessa e quella prelevata e i costi fissi di gestione commerciale dei clienti che vengono sostenuti mediamente dagli operatori del mercato libero. Gli oneri generali del sistema elettrico (dove troviamo anche la famosa componente A3 legata alla rinnovabili) incidono per circa il 7% della spesa totale lorda ma comprendono anche il finanziamento agli utenti industriali energivori (Ferrovie dello Stato e aziende come Alcoa solo per fare alcuni esempi), lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari, i costi della ricerca e i bonus elettrici. Sulla bolletta finale bisogna poi applicare Iva e altre accise che portano la fiscalità ad incidere per circa il 14%. Andiamo allora a vedere che cosa accade alla borsa elettrica: scopriamo che da alcuni mesi il prezzo dell’energia è mutato profondamente.

Prima dell’esplosione del solare, alla borsa elettrica si registravano due picchi di prezzo: uno di giorno, verso le 11 di mattina, e uno di sera, verso le 18-20. Ora il picco delle 11 di mattina è praticamente scomparso e in compenso il picco di prezzo serale è schizzato verso l’alto. Se il fotovoltaico fornendo energia a basso prezzo di giorno fa risparmiare tutti gli utenti del mercato non domestico (l’ultima stima di Irex è che nel 2011 abbia tagliato complessivamente la bolletta energetica di circa 400 milioni di euro) a rimetterci infatti sono i produttori da fonti convenzionali, specie quelli che hanno investito nei nuovi cicli combinati. I grandi produttori per ripagarsi dei costi dovrebbero funzionare circa 4-5mila ore l’anno, invece ne stanno funzionando 2.500-3mila (in alcuni casi anche 1500 ore) proprio a causa della concorrenza del fotovoltaico che impone di tenerli fermi durante gran parte della fascia diurna. Che lo schizzare dei prezzi nel picco serale sia effetto della concorrenza del FV, d’altra parte, lo ammette anche Assoelettrica, interpellata da Qualenergia.it: “I costi di produzione salgono perché anche se gli impianti vengono chiamati a produrre solo per 2-3 ore, ci spiegano, a causa dei tempi di accensione e spegnimento, devono comunque restare accesi anche per 9 ore”.

Certo se Terna potesse costruire batterie e pompe, evitando che una parte rilevante dell’energia prodotta con le rinnovabili vada dispersa, la situazione potrebbe cambiare anche nella fascia serale (sempre in attesa di auspicabili interventi anti cartello dell’Autorità). I dati diffusi dala società che gestisce la rete elettrica sono clamorosi: tra le ore 13 e le 14 di Pasquetta, il 64% dell’energia prodotta in Italia è arrivata dalle rinnovabili e in Sicilia questa percentuale ha raggiunto il 94% e si è attestata sul 60% come media della giornata con il risultato che il prezzo dell’energia in Sicilia, nel momento di picco, era pari a 0. Vale la pena riflettere anche su un secondo elemento, sempre offerto da Terna: per ogni punto percentuale in più di energia da fonti rinnovabili il prezzo dell’elettricità scende di 2 euro per megawattora. Mettendo assieme questi elementi si ha il quadro del vero scontro che non è pro o contro le rinnovabili, ma intorno alla sopravvivenza dei grandi operatori della produzione dell’energia da fonti fossili.

di Marco Atella e Andrea Di Stefano