Paolo Strescino, il sindaco di Imperia al centro delle polemiche che hanno travolto la sua giunta in seguito all’inchiesta giudiziaria sul porto cittadino, lascia il Pdl. Si è autosospeso dal partito con un annuncio in conferenza stampa: “Ho provveduto a notificare la mia auto sospensione al presidente del partito Silvio Berlusconi e al segretario Angelino Alfano. Una parte del Pdl provinciale non corrisponde più a quella che è la mia idea di centrodestra. Con alcune persone non intendo più condividere un percorso né politico né tanto meno amministrativo”. Strescino ha detto che è in corso una campagna denigratoria nei suoi confronti. “Ma se tutto va come deve andare, traghetterò la città fino a settembre. Poi darò le dimissioni”. Intanto è stato convocato per l’11 maggio il consiglio comunale di Imperia, in cui si dovrà discutere della mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti dalla sua ex maggioranza.

Il porto – Si tratta di un’opera faraonica: 1.440 posti barca più 117 appartamenti. Il tutto realizzato dall’Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone, noto anche per aver partecipato alla cordata Alitalia sponsorizzata dal Governo. L’Acquamare detiene il 33 per cento della società Porto di Imperia spa, un altro terzo è del Comune di Imperia, l’ultima fetta è in mano a imprenditori locali tra cui risultava anche Pietro Isnardi, consuocero di Alessandro Scajola, fratello dell’ex ministro, ma soprattutto suocero di Marco Scajola, che ha anche ricoperto il ruolo di vicesindaco della città (2010).

I guai di Caltagirone – La misura di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore a capo della Acqua Marcia, chiesta dal pm di Imperia Maria Antonia Cazzaro è stata emessa per truffa aggravata ai danni dello Stato, nell’ambito dell’inchiesta, avviata nell’ottobre del 2010, sulla costruzione del nuovo porto turistico di Imperia. Misura cautelare anche nei confronti dell’ex direttore della Porto di Imperia spa, Carlo Conti, per concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. Risultano indagati a piede libero anche Paolo Calzia, che all’epoca dei fatti contestati era direttore generale del Comune di Imperia, Delia Merlonghi, legale rappresentante della società di Caltagirone, e Domenico Gandolfo, ex direttore della Porto di Imperia.