Tra gli obiettivi di Pierangelo Daccò c’era quello di accaparrarsi i fondi della regione Lombardia per le funzioni non tariffabili. Ovvero quella parte di finanziamenti alla sanità pubblica e privata che la giunta può distribuire con una certa discrezionalità alle diverse strutture ospedaliere. Fiumi di soldi pubblici su cui il compagno di vacanze del governatore Roberto Formigoni concentrava la sua attività da lobbista. Con un certo successo, visto che tra gli Irccs (Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico) più remunerati ci sono il San Raffaele e la Maugeri: le due istituzioni che pagavano a Daccò consulenze sospette hanno ottenuto in sette anni (dal 2004 al 2010) rispettivamente 300 milioni e 150 milioni di euro.

La Fondazione San Raffaele è addirittura in testa alla classifica dei fondi ricevuti da Irccs pubblici e privati. Secondo i dati diffusi dai consiglieri regionali del Pd Alessandro Alfieri e Sara Valmaggi, l’ospedale fondato da don Ligi Verzè ha ottenuto, negli ultimi tre anni rendicontati, quasi 147 milioni di euro (41 milioni assegnati per il 2010, 58 per il 2009, 48 per il 2008). Al secondo e terzo posto ci sono due strutture pubbliche, il Policlinico di Milano (135 milioni in tre anni) e il Policlinico San Matteo di Pavia (100 milioni). Al quarto posto (secondo però tra i privati) arriva la Fondazione Salvatore Maugeri, con 72 milioni di euro (21 milioni nel 2010, 26 nel 2009 e 25 nel 2008). Seguono l’Humanitas (Ircss privata che in tre anni ha ottenuto 39 milioni di euro) e l’Istituto dei tumori di Milano (31 milioni).

Dal 2008 al 2010 sono stati quindi destinati a San Raffaele e Maugeri 219 milioni di euro, più della metà del totale dei fondi per le funzioni non tariffabili distribuiti agli Irccs privati (424 milioni in tre anni). Finanziamenti pubblici che si aggiungono ai rimborsi per le prestazioni assegnati con il meccanismo dei Drg, in base a tabelle fisse. E agli 84 milioni attribuiti negli stessi tre anni alle due fondazioni in virtù della ‘legge Daccò’, la norma regionale che concede fondi per miglioramenti strutturali e tecnologici alle strutture no profit private accreditate.

Le pressioni di Daccò in Regione producevano quindi i loro frutti. Nonostante il faccendiere amico di Formigoni “non fosse un esperto, un tecnico di sanità”, come ammette lui stesso nell’interrogatorio di garanzia del 17 aprile scorso, davanti al gip Vincenzo Tutinelli. Daccò parla dei 70 milioni ricevuti dalla clinica Maugeri per quelle che i pm ritengono false consulenze e così li giustifica: “Sono un esperto nella frequentazione da ormai 34 anni di tutti i meandri regionali per quanto riguarda la sanità e sì, so cosa bisogna fare, come intervenire, quando intervenire“.

Nello stesso interrogatorio Daccò fa riferimento anche alle funzioni non tariffabili: “Quando lei fa una prestazione sanitaria – spiega al gip – la prestazione ha un 
ritorno. Viene pagata questa prestazione da parte della Regione Lombardia. 
Nel pagamento sono inclusi i costi. I costi sono compresi in una tabella. Ci 
sono dei costi che non vengono compresi in questa tabella, che comunque 
l’ente sostiene. Allora vengono riconosciute con questo istituto delle 
funzioni non tariffabili“. Fondi che la Regione assegna ogni anno con una delibera di giunta e che valgono in tutto circa un miliardo di euro, di cui 133 milioni nel 2010 sono stati assegnati agli Irccs privati e 86 a quelli pubblici. Denaro per finanziare la ricerca, la didattica universitaria, la riabilitazione e le prestazioni di emergenza-urgenza.

Se la Maugeri è la maggior beneficiaria di fondi per l’assistenza riabilitativa (11,3 milioni dei 21 ottenuti per il 2010), il San Raffaele la fa da padrone su quelli per la ricerca (vanno sotto questa voce 17,3 milioni dei 41 del 2010). “Su quest’ultima voce – spiega Alfieri – la giunta ha un buon margine di discrezionalità. Bisogna anche considerare che la ricerca è già finanziata dai bandi del ministero della Salute“. Secondo il consigliere del Pd, inoltre, la cifra riservata dalla Regione Lombardia per le funzioni non tariffabili è il 6 per cento dei 17 miliardi del bilancio annuale della sanità, più di ogni altra Regione. Fa poi notare Alfieri che “solo altre quattro Regioni, ovvero Puglia, Veneto, Liguria e Lazio, danno risorse anche agli Irccs privati, ma in misura molto minore”. Aggiunge Sara Valmaggi: “Pur essendo consapevoli della necessità di finanziare l’eccellenza i dati dimostrano che il criterio della flessibilità nell’erogare fondi alla ricerca ha sconfinato troppo nella discrezionalità. Un sistema che non è più accettabile”.