Il suo rapporto con Silvio Berlusconi, Gianpaolo Tarantini e Sergio De Gregorio, le proprie disavventure giudiziarie e quelle del suo ex giornale, la vita ‘gaudente’ dell’ex premier e del presidente di Panama. Non solo. Anche i fondi neri con i soldi dei contributi pubblici all’editoria, la latitanza e tanto altro. Valter Lavitola ha parlato davanti ai magistrati che lo hanno interrogato in carcere e ha ricostruito molti particolari delle vicende che lo vedono coinvolto. A partire dai cinque milioni di euro chiesti a Berlusconi. Quei soldi, secondo l’ex direttore de l’Avanti gli erano ‘dovuti’ perché l’ex premier aveva “un debito di riconoscenza” nei suoi confronti. “Numero uno – ha spiegato Lavitola – fino a ieri ho fatto sette mesi di latitanza per avere dato i soldi a Tarantini per conto suo e… come ha detto il pm Drago, per una presunta falsa testimonianza resa da Tarantini. Quindi io mi sono fatta la latitanza, a me è stato chiuso il giornale, se non fosse stata quella roba di Tarantini”.

Proprio per questo motivo, Lavitola ha negato di aver mai ricattato l’ex premier. “Per essere precisi – ha detto – è dovuto a un debito di riconoscenza amplificato dal fatto che se lui dà centoventimila euro a Longhettina, come si chiama lei, e quindi gliene ha dati trenta volte tanto a Black, e ha dato un milione e dispari a Tarantini che li usa per andare al ristorante e che io, altro che estorsione, come credo lei avrà letto delle estorsioni, a me Berlusconi, solo per fare da badante a quei due disgraziati, a parte il vantaggio avuto dalle interlocuzioni piacevoli con… Insomma – ha concluso il faccendiere – che sono state parzialmente compensate, ma a me soltanto, voglio dire, tenere a bada a quei due, guardi ma erano cose da pazzi…”.

Nell’interrogatorio di garanzia, inoltre, l’ex direttore de l’Avanti ne ha avute anche per il senatore Sergio De Gregorio. Al al gip di Napoli che gli chiedeva di spiegare il perché parte delle somme ottenute dall’International Press (la società editrice de l’Avanti, ndr) come contributo pubblico per l’editoria, siano finite al senatore o a persone a lui riconducibili, o comunque in conti all’estero, Lavitola ha pesantemente attaccato il parlamentare del Pdl. “Il suo problema è uno – ha detto – ed è l’usura: De Gregorio si è fatto prestare soldi credo da tutti gli usurai della Campania. Io non so quante centinaia di migliaia di euro ha pagato in usura. E’ finito, e glielo dico per certo al cento per cento, sotto usura decine di volte…per cui De Gregorio arrivava sempre con l’acqua sopra al naso per poter pagare a questi qua”.

Per spiegare chi è il senatore del Pdl, Lavitola tira in ballo Tarantini. La differenza tra i due, mette a verbale, è che “Tarantini è un vigliacco…no, non un vigliacco, un pusillanime, uno che ha poco animo. De Gregorio invece è uno, diciamo così, che osa, però tutti e due spendono il triplo, il quadruplo di quello che possono spendere”. Questo, però, per De Gregorio, almeno secondo Lavitola, non era un problema. “Mi diceva sempre: ‘Valter, tu ti sbagli, non bisogna ridurre le spese, ma aumentare le entrate’. Lui aumentava le entrate facendosi prestare i soldi”. E così facendo, “presentandosi con la macchina buona, con l’autista, con quello, con quell’altro, si rendeva credibile”. Poi però “si è fatto prestare i soldi credo da tutti gli usurai della Campania: non so quante centinaia di migliaia di euro ha pagato in usura. Questo io sono pronto a giurarlo”. E, “ovviamente, non mi ricordo il nome degli usurai, perché non voglio finire sparato pure io!”.

Il faccendiere, poi, è tornato anche sul suo rapporto con l’ex premier. “Io ha dato a Tarantini – ha detto ai magistrati – un milione e passa di euro, a fondo perduto. E a me a titolo di prestito, siccome Berlusconi sa benissimo che se io dico prestito è prestito, me li avrebbe potuti prestare. Anzi le dico ancor di più, io mi sarei aspettato in tutta onestà che Berlusconi si fosse fatto vivo lui, per tramite terze persone, e mi avesse detto: ‘che cavolo vuoi?'”.

Lavitola, inoltre, ha raccontato di aver fatto da interprete tra l’ex presidente del Consiglio e il presidente del Pananama Ricardo Martinelli in occasione della visita di Berlusconi nel Paese sudamericano; in quella circostanza, il giornalista rilevò che entrambi amano una vita “gaudente”. Secondo il racconto dell’ex direttore de l’Avanti, l’incontro tra la delegazione italiana e i vertici del Paese centro americano si svolse su un treno: “Non è che era un treno privato, era un treno dove sostanzialmente la delegazione di quelli che avevano partecipato, imprenditori, funzionari, andavano su questo treno dove era stato allestito anche un vagone ristorante, un corso di musica”. Il pm a questo punto ha scherzato: “Un treno chiamato desiderio!”. Lavitola ha confermato: “Eh, guardi, proprio così, era una cosa nata… Un treno chiamato desiderio. E ci sono poi, ho notato anche delle foto che mi ritraggono in questo treno nelle quali io, Berlusconi e Martinelli stavamo scherzando. Tenendo presente che io parlo diciamo fluentemente lo spagnolo, Berlusconi no, facevo… Martinelli neanche parlicchia l’italiano, io facevo un po’ da interprete, poi insomma tutti e tre abbiamo… Insomma a loro due piace un pò la vita”. Il pm ha chiesto: “Gaudente?”. Anche in questo caso Lavitola ha confermato: “Gaudente, a me un po’ meno, però neanche mi dispiace del tutto, sinceramente, e quindi si facevano apprezzamenti o scherzi anche rispetto alle bellezze locali”.